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| Non avrei mai potuto spendere meglio i cinque klubek e cinquanta centesimi del biglietto. |
Panache è una parola francese che allude a un comportamento eccentrico e a un avventato coraggio, ma letteralmente significa "piuma", come quella portata sul cappello dal godereccio, cinico ma amatissimo re francese Enrico IV, il cui motto era: "Seguite la mia piuma!" Cyrano de Bergerac, poi, lo spericolato spadaccino e poeta dal naso leggendario nato dalla piuma di Rostand, dedica al suo pennacchio le sue ultime parole: "Eppure, c'è qualcosa che sarà sempre mio, e quando sarò in presenza di Dio, lì la toglierò e spazzerò il pavimento celeste con un gesto: da questo mondo porterò con me qualcosa che è ancora senza macchia... la mia panache!"
E non può essere un caso che l'eau de parfum di cui il protagonista del film non può fare a meno si chiami Air de Panache. Entrambi i sopraccitati personaggi potrebbero essere ideali antenati di Monsieur Gustave H., concierge di delicata, quasi effeminata eleganza e maniacale cura del dettaglio, galante consolatore di vecchie e facoltose pensionanti e infine poeta romantico un po' svampito. Col suo ardore e la donchisciottesca amicizia per il garzoncello mediorientale Zero Moustafa, Monsieur Gustave dimostra che c'è ancora una "scintilla di civiltà in questo barbarico mattatoio un tempo chiamato umanità. Invero quello che abbiamo da offrire nella nostra modesta, umile, insignificante... oh, fanculo."
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| L'ascesa di Ralph: da Un amore a 5 stelle a The Grand Budapest Hotel. Forse Jennifer Lopez come partner era solo un tantino più carina... |
Giallo, fiaba, fantapolitica, humour inglese, racconto picaresco e di formazione, insieme a qualche tocco di grand-guignol, si uniscono per lasciare in eredità al pubblico un messaggio pacifista e un invito ad abbattere ogni barriera, della geografia reale e no (temi più che mai di scottante attualità).
La reception della pellicola da parte della critica è stata entusiastica, e anch'io, da modesto spettatore, penso che, se non avessi avuto il mal di gola, avrei salutato The Grand Budapest Hotel con un rimbombante yodel di piacere.

