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lunedì 28 ottobre 2013

Rendez-vous con gli dei Vudù


Aspettando Halloween, un post da mandar giù in un sorso come un chupito di rum.
E' da tempo immemore che non scrivevo di curiosità pseudo-educative come l'illuminante Guida semiseria alle lingue inventate e/o segrete,  perciò penso sia davvero arrivato il momento di risollevare il livello culturale di questo pretenziosissimo blog, e lo farò iniziandovi, che lo vogliate o no, ad uno dei più affascinanti, inquietanti, ma anche spiritosi (e spiritici) credo del mondo. Dimenticate zombie e bamboline: quelle zozzerie le fanno solo i bokor, cioè gli stregoni malvagi. In realtà  ho appreso che il Vuduismo è una religione orientata verso il bene, come qualunque altra (dichiara di essere). In più è estremamente fantasiosa e sicuramente unica nel suo genere: prendete delle antiche divinità africane appena sbarcate ad Haiti dalle navi negriere, mixatele con i santi cattolici dei colonizzatori, aggiungete al tutto fiumi di rum e shakerate a ritmo di calypso...
Cosa otterrete? Un curioso sincretismo religioso noto come Vudù.
Se gli schizzinosi dei greci non rinunciano mai all'ambrosia per soddisfare i loro palati raffinati, gli dei Vudù hanno gusti molto più semplici e non dicono mai di no ad un drink. Più che assemblee sull'Olimpo le loro sono riunioni degli Alcolisti Anonimi, sebbene poco riuscite: i vuduisti offrono alle loro divinità libagioni di bevande alcoliche e persino omaggi in sigarette e sigari. Ogni nume, inoltre, ha le proprie preferenze: c'è chi esige il rum on the rocks e chi invece i soft-drink, chi accetta solo sigarette senza filtro e chi non può rinunciare a un bel Romeo y Julieta. Buone notizie per gli amanti degli Appletini: nessun dio sembra preferirli, perciò scoliamoceli pure a volontà senza temere di incorrere nell'ira divina.
Insomma, gli dei Vudù, in generale, hanno un modo di fare più rilassato, easy-going e informale rispetto ai colleghi barbuti e perennemente accigliati di altre professioni religiose: niente ordini dall'alto, richieste a trabocchetto (tipo "uccidi tuo figlio per me") o anatemi biblici (tipo "Eva, tu partorirai nel dolore"), ma piuttosto un amichevole "Che c'hai una siga?". I fedeli li chiamano con epiteti affettuosi come "Mamma", "Papà", "cugino" o "signorina", e loro d'altronde non si prendono mai troppo sul serio: sono sboccati, narcisisti, sessualmente disinvolti e un po' irascibili, ma anche bonari e generosi. Il modo in cui sono rappresentati potrebbe sembrare quasi caricaturale all'occhio di noi europei, abituati ad aureole occhiute e tuniche bianche (alcuni, a dire il vero, sembrano appena rientrati da un concerto dei Village People, tipo Agwe), ma al di là del sorriso che può suscitare, questa pratica rivela tragedie come la deportazione, la schiavitù e la povertà. Per questo molte divinità hanno chiaramente una funzione consolatoria.
Innanzitutto i loa (gli dei) sono tantissimi, tutti al servizio dell'elusivo dio supremo, Bondyeu (dal francese bon dieu, "buon dio"). Ecco qui riuniti per l'aperitivo i più pittoreschi:
Erzuli Freda è la loa che dell'amore, della fertilità, della danza, del lusso e dei fiori. Immagino non faccia altro che abbassare la tavoletta del water e raccogliere da terra un'infinità di calzini sporchi, dato che ha ben tre mariti: Damballa, Agwe e Ogoun. Civettuola e vanitosa, adora ricevere in dono gioielli, dolci, profumi e liquori. Veste di rosa e disegna cuoricini dappertutto. Come ogni casalinga disperata, però, Erzuli Freda è intimamente insoddisfatta. Sente che nella sua vita immortale manca qualcosa, per questo essere posseduti da lei è un po' come prendersi una sbornia triste: piangi, sospiri e ti strusci troppo affettuosamente con qualunque straccio d'uomo ti capiti tra le mani. E' associata alla Madonna di Lourdes (ma a me ricorda anche Gabrielle Solis: ce la vedo proprio, ad amoreggiare col giardiniere sedicenne nel capanno degli attrezzi.)
La Sirène, una delle dee più famose, conosciuta anche come Mama Wata, è la tipica bellezza al bagno: dalla vita in su una bellissima donna di colore, dalla vita in giù pesce o serpente. Passa gran parte del suo tempo a pettinarsi i capelli (spero per lei che prima almeno se li piastri), agghindarsi e a rimirarsi nello specchio, e non di rado ha rapporti con gli uomini (benché mi azzarderei ad arguire che la sua singolare anatomia le impedisca di cimentarsi nelle pratiche amatorie tradizionali.) Esige però assoluta fedeltà: passi la coda di pesce, ma le corna mai!
E' una maniaca dell'igiene: le si offrono sempre oggetti profumati, come sapone, incenso e pomate. Negli ultimi tempi i fedeli hanno preso a dedicarle persino libagioni di Coca-Cola. E qualcosa mi dice che a lei piacerebbe di sicuro una bottiglietta col suo nome sopra.
Agwe è il dio delle acque, dei pesci e delle piante acquatiche, nonché protettore di pescatori e marinai. Coraggioso e virile, è rappresentato come un ufficiale gentiluomo: un mulatto dagli occhi verdi che, come Sailor Moon, veste alla marinara. E' conteso tra le due dee sopraccitate, entrambe sensibili al fascino della divisa. Coloro che vengono posseduti da lui sono soliti urlare ordini peggio del capitano di Full Metal Jacket e fare il saluto militare. Non mi stupirei se prendessero anche a cantare In the Navy.
Agwe, comunque, si tratta piuttosto bene: gli vengono offerti champagne, modellini navali (ora so cosa fare del mio modellino della Costa Fortuna ricevuto in omaggio), rum, polvere da sparo, cibi speziati e montoni la cui lana è stata tinta di indaco (quanto a richieste strane, batte anche Madonna.) E' associato tanto a San Ulrico quanto all'Arcangelo Raffaele, anche loro tradizionalmente raffigurati con un pesce in mano.
Poi ci sono Erzuli Danto, la loa della maternità, dichiaratamente lesbica, protettrice delle mamme single, e la malvagia Marinette "dalle braccia secche", scheletrica patrona dei lupi mannari. E pensare che da noi, in Italia, lesbiche, mamme single e lupi mannari devono beccarsi gli sguardi di disapprovazione del parroco... altro che divinità tutelari! (Basterebbe anche maggiore tutela legale.)
Come ogni dinastia mitologica, anche i Vudù hanno la loro famiglia Addams: i ghede, un gruppo di dei mortiferi ma più allupati di Gomez e Morticia. Tra i membri illustri, ricordiamo Baron Lacroix ("il barone della croce" in francese), Baron Cimitière ("il barone del cimitero") e Baron Criminel ("il barone criminale"), ma il più famoso è senza dubbio Baron Samedi ("il barone del sabato"), il dandy della compagnia, dio della morte, della sessualità, della magia e degli zombie, rappresentato solitamente come uno scheletro in smoking, con tanto di cappello a cilindro e occhiali scuri. In mancanza di rum e sigarette, accetta volentieri una coppetta di arachidi tostate e un bel caffè forte. Malgrado il fisico "asciutto", questo latin-lover psicopompo rimorchia più di qualunque altro dio Vudù: bazzica tanto i cimiteri quanto i bordelli, il tutto, naturalmente, di nascosto a sua moglie, l'avvenente Maman Brigitte, una delle rare loa di aspetto caucasico, con la pelle candida e due magnetici occhi verdi capaci di ammaliare qualunque mortale, sebbene i francesismi da scaricatore portuale spesso stonino con la sua immagine da fatalona.
Di gran lunga più educata e zuccherosa è Mademoiselle Charlotte, lo stereotipo della donna europea. Ai suoi devoti ordina solo bevande di colore rosa o blu (quindi immagino che la scelta si riduca agli Elisir Rocchetta, alla Gatorade e all'Angelo azzurro, che, diciamocelo, come drink è decisamente demodé.) Questa dea parla solo francese, perciò anche chi ne è posseduto si esprime in tale stucchevole lingua. Capricciosa e volubile com'è, è difficile ottenere favori da lei: sfortunatamente aiuta solo chi le sta simpatico, altrimenti a quest'ora avrei già una laurea in francese. Chissà se c'è un dio hispano-hablante, però...
Infine chiude il corteo Dinclesin, l'archetipo del colonizzatore e dello schiavista: sempre armato di frusta, è "affetto da una strana forma di cleptomania." Il suo trucco preferito consiste nel versarsi il rum nelle tasche senza bagnarsi, il potere "divino" più invidiato dai comuni mortali dopo la capacità di trasformare l'acqua in vino.
Ora che le presentazioni sono concluse, ditemi voi come si fa a non trovare adorabile un pantheon così!
Spero che questo non richiesto rendez-vous con gli dei Vudù sia stato di vostro gradimento, o almeno vi abbia suggerito qualche idea per festeggiare un Halloween diverso dal solito: magari state già pensando a un travestimento da Baron Samedi, a una seduta spiritica, una crociera ai Caraibi o un happy-hour con banane fritte e Havana Zombie (mai cocktail ebbe nome più azzeccato: provare per credere.) Io, anche per quest'anno, eviterò i rituali magici, visti miei precedenti. Sì, so che la rivelazione potrebbe scioccarvi, ma per un po', negli anni più bui della mia preadolescenza, sono stato anch'io un apprendista stregone. Non temete, sono passati secoli da quando ho deciso di chiudere con le ali di pipistrello e gli hocus pocus, un po' per colpa dell'inflazione, che non ha risparmiato nemmeno gli ingredienti per le pozioni, ma soprattutto perché mio padre cominciava a preoccuparsi davvero. Un giorno eravamo in auto, e lui mi guardava con una faccia scura, finché non si è fatto coraggio e, con un tono maledettamente serio, ha cominciato a dar voce ai suoi timori con queste esatte parole: "Come sai, a questo mondo c'è la magia bianca e la magia nera..."
Non so come intendesse continuare il predicozzo perché a quel punto sono scoppiato a ridergli in faccia di gusto: non è il genere di discorso che ti aspetteresti da un padre, e soprattutto non da mio padre. Non mi ha mai fatto il discorsetto "sulle api e sui fiori", figuriamoci se potevo immaginarmi che un giorno mi avrebbe fatto delle raccomandazioni sull'uso eticamente corretto della magia.
Eppure non riesco a reprimere un brivido di paura quando ripenso a quella volta in cui io e le mie amichette, appena tredicenni, chiedemmo all'antica dea celtica dell'amore, Aine, di manifestarsi facendo dividere in tre la fiamma della candela, cosa che - vi prego di credermi - avvenne, e per giunta subito dopo la porta della stanza si chiuse di scatto, mossa da un'improvvisa folata di vento. Senza contare poi la mia incauta, prima e ultima esperienza con una bambolina Vudù, che temo sia stata capace di provocare una frattura alla gamba al mio professore di matematica.
A volte mi faccio paura da solo...

Cliccate qui per scaricare la VERSIONE ILLUSTRATA di questo post,
con le superbe illustrazioni di Clyo (il suo blog: La vita puzza), che non
smetterò mai di ringraziare e idolatrare per questo regalo a dir poco divino!

 
 
Buon Ognissanti e a tutti voi un Halloween da urlo!
Intanto, commento o scherzetto...?


mercoledì 30 gennaio 2013

Speciale Pubblicità insopportabili #1 - L'asilo Nilo

La scoperta più sensazionale dopo la Stele di Rosetta.
Ultimamente il tema dell'assorbenza sta cominciando ad assorbire un po' troppo la mia attività cerebrale, ma vista la sensazionale scoperta di cui sono venuto recentemente a conoscienza, ho ritenuto mio dovere morale rendervene subito partecipi prima che Giacobbo ci faccia uno speciale di Voyager.
Ricordate l'ippopotamo Pippo? Il pachiderma blu dalle folte ciglia finte che ha pubblicizzato i pannolini Lines dai tempi di Carosello ai primi anni '90 e di cui ho sempre avuto un po' paura? Pare che i pubblicitari l'abbiano ideato ispirandosi all'iconografia della dea-ippopotamo egizia, Taweret, divinità protettrice dei bambini e delle partorienti. La dea, infatti, veniva raffigurata in molti monili di lapislazzuli con le sembianze di un ippopotamo (quale dea non vorrebbe essere paragonata a tale, sinuoso animale, specialmente dopo la gravidanza?). Il colore turchese richiama il cielo, evocando la protezione divina sul neonato, mentre l'ippopotamo, unico mammifero terrestre ad aver scoperto i vantaggi del parto in acqua, è associato alla fertilità e alla femminilità.
Io stesso ho comprato inconsapevolmente un portachiavi di Taweret (dal Louvre) e l'ho attaccato, ignaro del suo significato, al mio astuccio di Topolino (spero eviterete qualsiasi commento sulla mia sindrome di Peter Pan).


Questo insospettato legame tra i pannolini staripanti di pupù liquida e l'ippopotamo sacro che popola le acque straripanti del Nilo ha colpito la mia immaginazione (già parecchio malata) e non ho potuto fare a meno di approfondire il tema, sbirciando dal buco della serratura delle antiche toilette egiziane e rovistando in cerca di reperti utili nelle insidiose nursery di Tutankhamon (di cui ho rinvenuto una tutina quasi polverizzata). Sarà forse una coincidenza che ad Halloween, quando ci si vuole travestire da mummia, per auto-imbalsamarsi, si ricorra alla carta igienica? Sicuramente no.
Per di più, sfogliando il manuale di Storia della Medicina della mia amica Anny (una lettura leggera da concedersi davanti al camino, con una tazza fumante di cioccolata calda) ho letto che il clistere era considerato un'invenzione del dio egizio della sapienza e della magia, Thot, che si sarebbe ispirato all'abitudine dell'ibis (suo animale sacro) di aspirare l'acqua col becco per poi introdurla nell'intestino e far brillare così le sue pareti rettali (un plauso va al contorsionismo dell'ibis e alla poesia delle sue abitudini igieniche).


Insomma, l'antica civiltà egizia è ormai da tempo tramontata, ma continua a regnare tacitamente nei nostri bagni. Perchè mai questa - non proprio nobile - associazione? Come mai il regno dei Tolomei si è trasformato nella patria della morbistenza? Sarà perchè, al sol parlare di Antico Egitto, la nostra immaginazione rievoca le lussuose e fumose stanze da bagno (in stile Tesori d'Oriente) di Cleopatra?
La regina che, al cinema, è quasi sempre immortalata mentre sguazza, seducente, nella sua vasca di latte d'asina, con le ancelle pronte a detergere le sue morbide forme con delicati veli a doppio strato?
Non sarebbe meglio ricordare l'Egitto per le Piramidi? Per la Sfinge? Per la straordinaria cultura egizia? O quantomeno per l'ardente storia d'amore tra Antonio e Cleopatra, celebrata da Shakespeare, Dryden e chi più ne ha più ne metta? Questa sì che è una cosa da ricordare. Una passione folle, che li ha spinti a sfidare Roma, e li ha portati a una tragica, ma per questo gloriosa, morte. Oltre che al concepimento di due figli, Elio e Selene, dal greco "Sole" e "Luna", i cui nomi sembrano anticipare le discutibili scelte onomastiche delle coppie famose di oggi: Sole e Luna possono essere considerati gli antesignani di Oceano, Apple, Chanel, Nathan Falco e gli altri innominabili pargoli delle nostre celebrities...
Hey.
Aspettate un attimo.
Elio e Selene...
Sole e Luna...
Non mi direte forse che si sono ispirati ai figli di Tonio e Cleo per... Pampers Sole e Luna?!

sabato 21 aprile 2012

Mi piace! (seconda parte)


E adesso tocca a me (e qui parte la risata diabolica)! Devo assegnare ad altri cinque blogger il compito di redigere la loro top-ten.
Mentre scelgo, ne approfitto per ringraziare di cuore Alex V. e Midori di
Tè agli elefanti che mi hanno assegnato questo premio! In cambio devo rispondere a delle domande concepite per delle donne... perciò sarà uno spasso!
1. Qual è la tua rivista di moda preferita? Ahahahah... questa è facile! Nel bagno di casa ci sono solo i
Glamour di mia sorella. Credo di essere l'unico che lo sfoglia per leggere gli articoli (gli anglicismi si sprecano: giustamente, perchè dire "fatto a mano" quando puoi dire handmade? A volte sembra più un corso di inglese che una rivista di moda). Gli articoli, poi, sono tutt'un programma... mai letto niente di così ansiogeno! Poco fa lessi un pezzo incentrato sul fatto che gli uomini sarebbero inclini ad allontanarsi e a tradire quando la donna è in dolce attesa: pur non essendo incinto, giuro che ho avuto un terribile attacco d'ansia.
2. Qual è il tuo cantante/gruppo preferito? I miei gusti musicali sono ciclici e quasi mai mi ossessiono con un solo cantante o gruppo, ma solo con le singole canzoni. Non ascolto molta musica, solitamente... perchè mi distrae da attività che mi piacciono di più, come leggere o scrivere. Quando sono in vena, però, ascolto di tutto, dalla musica classica al pop spicciolo. In genere preferisco le voci femminili.
3. Qual è la tua youtube guru preferita? Probabilmente Willwoosh, anche se non è una ragazza e non credo sia una youtube guru, quanto piuttosto un opinion leader à la Oprah Winfrey. Certo è che  il libro che ha scritto non lo compro neanche morto, come pure non vedrò mai il suo film.
Consiglio però alle ragazze di seguire i
tutorial di make up della mia amica Sugarcomodino!
4. Qual è il tuo prodotto di make up preferito? Ehm... il burro cacao? Lo Zovirax labiale? Vale come risposta?
5. Dove ti piacerebbe vivere? In una città, ma che sia a misura d'uomo. Magari sul mare, come Trani o Valencia. Il mio sogno però sarebbe vivere in un posto dove faccia caldo tutto l'anno. Odio il freddo e la pioggia. 

6. Qual è il tuo film preferito? Il favoloso mondo di Amèlie e Cuore sacro, sono gli unici che riescono (rispettivamente) a farmi amare i francesi e a provare un'intenso coinvolgimento spirituale.
7. Quante paia di scarpe possiedi? Molte meno di quanto vorrei. Dipendesse da me avrei un paio di mocassini per ogni tonalità dello spettro cromatico. Al bando le scarpe da ginnastica: non amo molto
sport, ma soprattutto odio l'abbigliamento sportivo.
8. Qual è il tuo colore preferito? Il blu, e al secondo posto il giallo. In realtà però amo tutti i colori. Anche in questo caso sono ciclico: ho avuto la mia fase verde acqua, quella rosa salmone e uovo di pettirosso, ora invece sono nel periodo ocra/senape. Non sopporto i non-colori (non vesto quasi mai di bianco o di nero), e non amo molto il verde e l'arancio (anche se dipende sempre dalle
nuances). 


E ora arriviamo alle premiazioni! Agli stessi blogger assegno anche il compito di redigere la loro top-ten:
Tè agli elefanti (so che non vale, ma consideratelo come un omaggio simbolico!)

¡Hasta pronto!

mercoledì 18 aprile 2012

Mi piace! (prima parte)



Era da un po' che volevo scrivere un post autobiografico come quello delle mie avventure nel supermercato, e quando Alex V e Midori di Tè agli elefanti mi hanno ingiunto (quanto amo il verbo ingiungere?!) di redigere una lista di dieci cose che mi piacciono, ho pensato: mmi piaace! (da leggere con lo stesso tono perfido del proprietario del manicomio quando Gaston gli spiega il suo piano malvagio per sposare Belle). Più che un post scritto, però, si tratta di un post visivo...
A guardarlo sembrerebbe una pagina strappata da Glamour (o da Focus Junior, che è più o meno lo stesso).
* Secondo la leggenda, la mia passione per le meduse è cominciata quando, nel fior fiore degli anni (dieci, undici o giù di lì), uno di questi leggiadri animali mi "punse" mentre facevo il bagno. In realtà io parlerei più di "morso" che di "puntura" (ammesso che "puntura" sia il termine corretto): nessuno vuole credermi, ma io ricordo benissimo di aver udito un rumore secco, "Crock!", quando la medusa mi si attaccò all'interno del gomito. Da allora ricordo sempre con affetto e commozione la piccola Crock, la gelatinosa bestiola che mi ha trasformato in medusa mannara.
** Dei 250 e passa vocaboli del mio Dizionario Raffico-Italiano ho selezionato quelli di cui mi vergogno meno. La maggior parte dei miei neologismi, infatti, non sono altro che rimaneggiamenti leziosi e zuccherosi di parole ed espressioni oscene e/o offensive. Non vi rivelerò mai cosa si nasconde dietro epiteti affettuosi come "bobo" o "kitty"...

martedì 27 marzo 2012

Il fascino del tricheco ("Concorso di bellezza per mugs")

"Freddo polare fuori, caldo tè dentro! Impossibile non sciogliersi
come ghiaccio al sole di fronte al muso paffuto di questo tricheco
(un modello di bellezza non convenzionale!)
"
Se vi stavate chiedendo che cosa abbia fatto per queste due lunghe settimane di silenzio, eccovi una risposta noiosa: studiato per quel maldito examen de literatura española.
Ma non temete, già da questa settimana riprenderò ad aggiornare regolarmente (se non più spesso: ho già una serie di ideuzze con cui spero di farmi perdonare...)
Oggi vi parlo del Giveaway* "Concorso di bellezza per mugs**" organizzato da La Mia Teiera (blog obbligatorio per tutti i veri teinomani). Quella che vedete qui accanto è la tazza che ho scelto per il concorso, acquistata con mia somma soddisfazione dall'Oceanògrafic di Valencia...
Se vi state chiedendo come diavolo mi sia venuto in mente di proporre una tazza del genere per un concorso di bellezza, la risposta è semplice... anzi, le risposte. Ce n'è una seria, una semisera e una stupida.
Innanzitutto, però, escludo subito l'ipotesi che senz'altro vi sarà venuta in mente, cioè che si tratti di un omaggio a quell'"astuto tricheco" di Valeria Marini (così apostrofata dal flessuoso Divino Otelma).
Inizio con la motivazione seria, anzi, serissima, cioè il messaggio ecologico di questa mug: i trichechi e gli altri animali artici vanno difesi dallo scioglimento dei ghiacci, una minaccia pericolosissima anche per la nostra pellaccia!
Passando poi alle motivazioni semiserie, ho scelto questa tazza perchè per una volta tanto vorrei che si proponesse un modello di bellezza alternativa! Così il tricheco, con quel muso paffuto e simpatico, non può che essere un esempio perfetto di non conventional beauty (lo propongo alla Pupa come prossimo testimonial).
In più mi piace il contrasto termico tra il tè bollente e il freddo glaciale dell'habitat di questo adorabile sirenide.
Qualche giorno fa, poi, guardando la trasmissione di Volo (sono capitato lì per sbaglio), ho scoperto che i trichechi in natura hanno rapporti eterosessuali quasi solo durante la stagione degli amori (della serie "mo ci tocca"), mentre per tutto il resto dell'anno preferiscono divertirsi fra maschietti... perciò è pure una tazza gay-friendly!
Il motivo più idiota, invece, è che questa mug mi ricorda inevitabilmente il tenero tricheco dello spot Vigorsol di qualche tempo fa, che vi ripropongo qui sotto. Chi mai al mondo non vorrebbe farsi abbracciare da un tricheco? Chi rinuncerebbe a quel caldo abbraccio dall'avvolgente profumo di massa lipidica sottocutanea, salsedine e oloturie?

Insomma, se anche voi non sapete resistere al fascino anticonvenzionale di questo meraviglioso animale, votate la mia mug dandole un bel "mi piace" sulla pagina facebook del Giveaway "Concorso di bellezza per mugs" di La Mia Teiera e vengo lì, ovunque voi siate, ad abbracciarvi forte fino a soffocarvi (o, se preferite, in cambio del vostro voto non vengo lì da voi). Avete tempo fino al 20 aprile per votare... ma perchè aspettare?
Se volete saperne di più sul meraviglioso mondo dei trichechi, proseguite nella lettura!

* Per chi non lo sapesse (io l'ho scoperto neanche un mese fa), giveaway è un termine figo per dire "concorso a premi organizzato da un blog". Un sinonimo è anche blog candy.
** Mug fa molto più figo di "tazza".

mercoledì 22 febbraio 2012

Guida semi-seria alle lingue inventate e/o segrete (terza parte)


E io che consideravo ormai esaurito l'argomento... e invece aridaje! Ritorna la Guida semi-seria alle lingue inventate e/o segrete, e anche a grande richiesta (in realtà solo di DeWi, che ringrazio per avermi dato la possibilità di continuare a blaterare di lingue artificiali). 
Devo dire che mi si sono aperti nuovi orizzonti. Ora non posso più sopportare l'idea di aver trascorso cinque anni della mia vita a studiare greco e latino quando invece potevo mettermi in pari con l'Atlantideo (inventato da Marc Okrand per il film Disney Atlantis - L'impero perduto). Non fate quella faccia, non è una lingua all'acqua di rosa, rosae, rosae... ci sono pure le declinazioni! Yob (nominativo: "il cristallo"), yobtem (obliquo: "nel cristallo, al cristallo..."),  yobag (genitivo: "del cristallo"), yobtop (vocativo: "o cristallo!"), yobesh (strumentale: "per mezzo del cristallo") e anche altri casi sconosciuti. Roba seria, insomma...
Ma adesso arriviamo al tema di questo appuntamento: le lingue che non vorreste (o quanto meno non dovreste voler) mai imparare.
Cominciamo con due lingue inquietanti, il Nadsat e la Neolingua, per poi passare alle frivolezze. La prima è lo slang degli ultraviolenti Drughi di Arancia meccanica, il romanzo distopico di Anthony Burgess da cui Stanley Kubrick ha tratto l'omonimo film cult, purtroppo "disonorato" da frotte di bimbominchia convinti che sia un'esaltazione alla violenza e non una dolorosa espressione del pessimismo socio-politico dell'autore.
Alex e la sua banda di giovani criminali strafatti di latte+ parlano un inglese imbottito di parole inventate come charlie (nella versione italiana cornacchia), "prete" (da Charlie Chaplin, il cui cognome ricorda chapelain, "cappellano") o In-out in-out/Su-e-giù, "sesso", ma soprattutto di termini presi in prestito dal russo come devočka, "ragazza", drugo/droog (da drug, "amico"), gulliver (da golova, "testa"), moloko, "latte" e korova, "mucca". Il termine stesso nadsat deriva dal suffisso russo usato per i numeri successivi a dieci, come il -teen inglese, e non a caso nel mondo di Burgess significa "adolescenza". Nei tempi morti potete divertirvi con questo vocabolarietto italiano-Nadsat.
Se invece parlate correntemente la Neolingua (o Newspeak) vuol dire che siete sudditi del Grande Fratello, e non mi riferisco al realty (chissà poi che lingua parlano i concorrenti... italiano no di certo), bensì al malefico tiranno del romanzo distopico per eccellenza, 1984, in cui George Orwell descrive un mondo in cui anche i pensieri vengono censurati e controllati da un governo dittatoriale. Nasce così la Neolingua (di cui trovate qui un pratico dizionario), cioè un inglese estremamente semplificato ("buono" si dice good, "cattivo" semplicemente un-good, mentre "ottimo" plus-good) e epurato di ogni parola scomoda. Non esiste, per esempio, il termine "democrazia": questo concetto eretico ricade sotto la parola crimethink, ovvero "psico-crimine".
Passiamo ora a tutt'altro genere di lingue artificiali, sebbene non meno inquietanti, ovvero le lingue che non dovreste mai imparare perchè troppo stupide o semplicemente perchè non hanno senso.
A chi non è capitato di disattivare l'audio del pc pur non doversi sorbire gli irritanti vaniloqui dei Sims? Se non l'avete fatto, avete risorse inesauribili di pazienza o semplicemente siete malati (senza offesa).
Quella dei Sims è proprio una vita da cani: fanno sempre le stesse cose, e per di più con un grosso cristallo verde e appuntito sospeso sulla testa (che ansia... e se cade?). Come se non bastasse parlano anche come dei celebrolesi. 
Io ho sempre pensato (ingenuamente) che i personaggi fossero doppiati da Patty Pravo o da Ornella Vanoni, perciò non mi sono mai preoccupato del fatto di non capirci un accidente. E invece espressioni come Soo soon! o Sal de muchen, frazzenrah! fanno parte del Simlish, linguaggio nonsense inventato da Will Wright, il papà dei Sims. Il molesto idioma è un irriconoscibile medley di ucraino, inglese, lingue neolatine, tagalog (filippino) e la complicatissima lingua navajo (così indecifrabile da essere stata utilizzata come linguaggio in codice dalle forze armate statunitensi durante la Seconda Guerra Mondiale).
Wright si è ispirato al navajo per creare un linguaggio incomprensibile che non distraesse troppo il giocatore, eppure c'è qualcuno che ha voluto trovare un senso al Simlish, anche se questa lingua "un senso non ce l'ha". Con un po' di intuito, si può comunque capire qualcosa, osservando bene il contesto in cui i Sims pronunciano queste frasi, o ancora ascoltando le canzoni in Simlish rilasciate a scopo promozionale da gruppi e artisti famosi (sicuramente pagati in simoleon) come The Black Eyed Peas (Shut up), Lily Allen (Smile), Depeche Mode (Suffer Well), Pussycat Dolls (Don't Cha), Nelly Furtado (Manos al aire) e  Katy Perry (potete ascoltare qui sotto la versione Simlish di Hot'n'Cold, mentre il testo Simlish di questa e di altre canzoni è disponibile qui).


Insomma, escluse poche parole ormai attestate come nooboo ("bambino") e chimcha ("pizza"), si deve procedere a naso: soo soon dovrebbe equivalere a "ciao", degg degg a "arrivederci", vous a "tu", mik, mak e maka a "uno, due, tre", vadish e litzergam a "grazie".
Ma il Simlish non è l'unica lingua insensata partorita dalla mente di un uomo. Altro caso celebre è il Furbish, la parlata degli inquietanti peluche Furby, vero e proprio must per tutti i bambini di fine anni '90.
A volte, quando sono solo in casa di notte, ho ancora il terrore di vedermi spuntare davanti al'improvviso uno di quei diabolici gufi mutanti dagli enormi occhi a palla. Tremo all'idea di udire ancora quella terribile vocina domandarmi U-nye-loo-lay-doo? ("vuoi giocare?"). Nel caso doveste trovarvi in tale sciagurata circostanza,  ricordate che "no" si dice boo e che un Furby muore solo se gli si conficca un paletto nel cuore (la carcassa va di seguito fatta a pezzi e bruciata).
E ora l'ultima, imperdibile perla linguistica...
Avete presente Pingu? La serie animata svizzera sulla (noiosa) vita di una famiglia di pinguini? Che lingua parlassero è sempre stato un mistero. Molte le ipotesi circolate negli anni: albanese? Finlandese? Oppure boh?
Oggi, grazie ai progressi della scienza filologica, sappiamo che si tratta di Penguinese, un gramelot (linguaggio improvvisato e privo di significato) opera del doppiatore italiano Carlo Bonomi (che lavorò anche a Carosello). L'obbiettivo del creatore di Pingu, il tedesco Otmar Guttmann, era infatti quello di rendere il cartone il più "internazionale" possibile, facendo in modo che per afferrare la storia bastassero solo le immagini.
Ma non è finita qui!
Sappiate che la notizia che sto per darvi è sconvolgente, perciò leggete a vostro rischio e pericolo: ho scoperto che David Hasselhoff, ovvero il capo-bagnino Mitch Buchannon di Baywatch, (che in Mittleuropa in passato ha avuto un grande successo come cantante) è l'autore di una canzone in inglese con sottofondo in Penguinese intitolata Pingu Dance, che potete ascoltare (sempre a vostro rischio e pericolo) qui sotto. Non so come abbia fatto poi a trovare il coraggio di uscire di casa.



Siete ancora sotto shock, vero? Lo so, io non mi sono ancora ripreso.
Giuro che non scriverò più di lingue inventate. E' un argomento troppo perturbante.


Guida semi-seria alle lingue inventate e/o segrete (prima parte)
Quali sono le più famose lingue artificiali? Chi sono i colanger?
E perché hanno così tanto tempo libero?


Guida semi-seria alle lingue inventate e/o segrete (seconda parte)
Non perdetevi la seconda parte della Guida, tutta dedicata ai linguaggi segreti (e molto, molto fantasiosi) usati in passato da criminali, attori, saltimbanchi, prostitute e omosessuali...

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