Più vado avanti nella mia missione di fustigatore di pubblicità insopportabili, più si avvalora ai miei occhi la legge delle tre S: niente tiene incollati allo schermo più della trimurti di SESSO, SOLDI e SANGUE, ma soprattutto SESSO. La prova è il patetico spot in cui Emanuele Filiberto tenta di gettarci fumo negli occhi, convincendoci delle virtù (dubbie) della sigaretta elettronica. Piuttosto io userei il Soffiablablà del gabbiano Scuttle o la pipa che fa le bolle.
Ma non è questo il punto. La nuova, miracolosa sigaretta magica è venduta come "la più sexy". E se lo dice un sex-symbol come Emanuele Filiberto, bisognerà crederci. Considerata l'avaria, la nauseabonda marcescenza della classe politica italiana, c'era quasi da sperare in un Regno d'Italia 2.0, ma basta una sola occhiata al principe per dissipare come fumo qualsiasi nostalgia monarchica.
Ma torniamo al sesso, infilato gratuitamente un po' dappertutto, come un cavolo a merenda. La sigaretta, perlomeno, è associata da tempo immemore al relax post-coitale, ma non posso fare a meno di chiedermi quale recondito legame possa mai esserci tra il sesso e lo yogurt, che ricordiamo, è sostanzialmente latte raggrumato e brulicante di batteri (se c'è qualche associazione, è abbastanza disgustosa da non poter essere scritta in questa sede). Io lo yogurt (di soia) lo mangio a colazione, ancora catatonico, senza provare il benché minimo prurito sessuale. Perciò non posso fare a meno di stupirmi guardando l'ennesimo spot della Müller, ditta che da anni ormai incoraggia le più originali pulsioni parafiliache: si può solo sperare che nessuno abbia preso alla lettera il fortunato slogan "Fate l'amore con il sapore", ma non ci giurerei. Il nome stesso della ditta, Müller, suona particolarmente mellifluo. Potrebbe essere il nome di un baffuto sessuologo tedesco con il vizio della mano morta.
L'ultima pubblicità è il trionfo del mummy porn, dei doppi sensi e delle allusioni neanche poi tanto velate: in un grande prato verde, dove nascono gravidanze, il grande prato dell'amor (tanto per intenderci) un gruppo di giovani donne consumate dalla libido (si tratta quasi certamente di detenute appena evase da un carcere femminile) evocano, come delle allenatrici di Pokémon, i loro uomini ideali, spiezzando in due la doppia confezione di un Müller Mix. Davanti ai loro occhi compare così una composée osé di frutti proibiti, un We are the world di figaccioni dagli sguardi seducenti, ognuno associato a un gusto. C'è solo l'imbarazzo della scelta. Una strusciatina con l'aitante tartufino al cioccolato o una limonata in amicizia col biondino gusto lime? Una pomiciata acrobatica col samurai dagli occhi a mandorla o un gioco di sguardi roventi col mirtillo dagli occhi indaco (figlio illegittimo Liz Taylor)?
Non si può non spendere una parola sul sussurro lascivo con cui tali gusti vengono enunciati...
Chi mai, dal fruttivendolo, si lascerebbe scappare gemiti voluttuosi come: "Ah... sì... ancora... sì... mirtilli..."?
Ogni mix di frutta, oltretutto, ha il nome di una località, da Bora Bora a Marrakech: vorrebbe essere un invito al turismo sessuale?
Lo spot non risponde a questi interrogativi, ma si conclude appena prima di quella che, presumibilmente, sarà un'allegra e gaudente orgia campestre.
