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martedì 17 luglio 2012

Quattro famiglie inglesi per Raffy (episodio #3)

 Ora che siamo gunti alla terza, attesissima puntata di Quattro famiglie inglesi per Raffy, mi sento in dovere di avvertirvi: per quanto possa sembrare verdeggiante e idilliaca, l'Inghilterra non è sempre un posto tranquillo.
Uscire di Venerdì Sera, per esempio, per noi studenti stranieri è sempre stato un tabù, poichè le strade, nelle serate pre-festive, pullulano di ubriaconi, che marciano sbilenchi lungo la via crucis dei pub, e brulicano di ragazze brille che dicono addio al nubilato mostrandoti le tette, senza alcun motivo apparente, se non per il gusto di sconvolgere un ignaro passante (storia vera).
Insomma, anche l'Inghilterra ha un lato oscuro, ma, almeno fino alla mia terza avventura a Portsmouth (o Zmuff), pensavo che le mie host-families avrebbero garantito la mia incolumità...
Mi illudevo che il pericolo si trovasse fuori...
Che si manifestasse solo dopo il coprifuoco, nel Venerdì Sera dei Peccatori...
A volte, invece, il demone è dentro le mura, e anche la casa più confortevole può nascondere terribili insidie...
Persino una famiglia amichevole e accogliente come quella dei Normal, di cui vi parlerò tra poco, può ospitare una presenza malefica ed esserne del tutto ignara...
Oggi vi racconterò di come sono sopravvissuto.
Vi racconterò di come sono sfuggito alle Forze del Male.
Ma prima, vi chiederete di certo chi sia questo eroe, colui che ha affrontato immani perigli ed è sopravvissuto per raccontarlo.
Mi presento: il mio nome è Raffy,
e sono l'Esperto di Famiglie Inglesi!

Questa è la colazione all'inglese che mi ha preparato
Clark il mio primo giorno a casa Normal.
Strano: è molto simile alla cena all'italiana di
mio padre.
Direi di cominciare dagli elementi "sani" della famiglia Normal. Prima di tutto la padrona di casa, Anya Normal, una florida donna di ascendenza russa, imponente, ma anche cordiale e premurosa, sebbene la sua somiglianza con Miss Piggy dei Muppets mi abbia sempre un po' inquietato (può sembrare strano, ma da piccolo avevo il terrore dei Muppets, e forse ancora oggi). Anya ha il tipico volto porcino alla Dursley, al contrario del suo compagno, il filiforme e docile Clark. Anche loro rispettano il consueto binomio inglese moglie grassona e marito grissino (so che "grassona" non è un termine molto gentile, ma l'assonanza era troppo azzeccata per rinunciare). Il bello, poi, è che Clark lavora per un'agenzia di modelle di intimo!
Giustamente, a furia di vedersi sculettare davanti strepitose modelle in baby-doll e reggi-calze, ha optato per una matrioska come Anya, attratto dalla sua genuina e boteriana opulenza. E' evidente che è innamorato perso: lo vedi sempre sul divano, accuattato come un gatto, a fare le fusa, mentre Anya lo accarezza dolcemente.
Anche Anya, come Jenny Thebuckle, ha scelto il divano come suo habitat naturale e anche Anya, come Jenny Thebuckle, ama i reality show, ma preferisce quelli truculenti in stile La Talpa. E' stato questo ad avvicinarci: guardare insieme persone costrette a mangiare uteri di maiale è un'esperienza che ti unisce per sempre.
Un altro membro della famiglia con cui ho legato particolarmente è il piccolo Alec, un putto di otto anni. Non mi capita spesso di entusiasmarmi per i bambini (o, almeno, è raro che dimostri entusiasmo per loro), ma quando il bambino in questione ha una corolla di capelli biondi, il viso rotondo e paffuto, e, per di più, stringe tra le braccia un gattino grigio di nome Dusty, è quasi impossibile rimanere indifferenti. Ogni volta che lo vedevo riuscivo a stento a trattenere l'impulso di pizzicargli le guanciotte come una vecchia zia.
Certo, come tutti i bambini, Alec tende a ripetersi: la sua unica ragione di vita è giocare con i suoi pupazzetti simil-Gormiti, perciò quando ci siamo conosciuti ha capito subito che si trovava di fronte ad un potenziale compagno di giochi.
Non ricordo bene come si chiamassero, questi mostriciattoli, perciò li ho ribattezzati "Mostronzoli".
Tu dici, ecche ce fai? Ci giochi come con le biglie,un passatempo demenziale ed estremamente noioso. In più, i Mostronzoli non sono mica sferici come le biglie, bensì bitorzoluti e pieni di arti, corna e lingue in vista, il ché vuol dire che ti si stacca un'unghia dopo neanche un minuto di gioco.
Grace, la figlia di primo letto di Anya, è la solitaria della famiglia. Non credo mi abbia mai trovato particolarmente simpatico, probabilmente perchè ha dovuto cedermi la sua cameretta fucsia in stile Winx.
Ricordo che passava ore ed ore nella stanza di Alec a cantare la stessa canzone (qualcosa su "Philadelphia"). Perciò, o prende lezioni di canto, o semplicemente è l'adolescente più noiosa di tutte le isole britanniche.
Un membro (d'adozione) della famiglia che non ho mai potuto sopportare è l'arrogante Wahid, un ragazzo arabo, griffato da capo a piedi, che, essendo coinquilino dei Normal da mesi, faceva un po' troppo il primo della classe. All'inizio si era messo in testa di farmi da fratello maggiore, poi ha cominciato a vedermi come un rivale e si è impegnato a marcare il territorio, non perdendo occasione per sottolineare il fatto che lui era lì da molto più tempo e il suo rapporto con i Normal non poteva essere paragonato al mio. Tutto questo non l'ha mai detto esplicitamente, ma glielo ho letto tante volte nel sguardo trionfante, come in occasione del compleanno di Alec, quando io gli ho regalato una fornitura annua di Mostronzoli, mentre lui ha voluto fare lo splendido con un'enorme pista per macchinine, con tanto di vampate di fuoco e innesto per schizzare champagne sul vincitore.
Perchè mai un rampollo dell'Arabia Felix (che, a giudicare dalle foto che mi ha mostrato, è più ricco di Alì Babà) dovrebbe affittare una stanza in una casetta di periferia sperduta nello Hampshire, non è dato sapere.
Ma in casa Normal ci sono presenze ben più moleste di uno sceicco in esilio...
Nascosto nell'ombra, un essere demoniaco si prepara all'agguato...
Un orribile creatura fatta di tenebre e pura malvagità...
Un abominevole mostro chiamato...
Slinky.
Da' i brividi, non trovate?
Immaginatevi la scena: di ritorno dalla mia lezione di inglese, apro il cancello, attraverso fischiettando il vialetto di casa, apro la porta, saluto Anya e salgo le scale, deciso a rilassarmi un po' sul mio letto rosa Schiapparelli prima di cena. Entro nella mia stanza, lascio cadere il mio zaino sulla moquette e mi affaccio alla finestra guardando con aria amorevole Anya che si sdraia sull'erba del giardino, a braccia e gambe spalancate come una donna vitruviana, godendosi gli ultimi raggi di sole. con una tazza di tè in equilibrio precario sulla sua pancia*.
Sorridendo a quello spettacolo, distolgo lo sguardo dalla finestra e il mio cuore si ferma.
In agguato, sulla sommità del mio guardaroba, due occhi verdi mi scrutano, studiando ogni mio movimento.
Boccheggio di fronte a quella immagine orrorifica, mentre il demone sguaina gli artigli retrattili e soffia con aria minacciosa, pronto a saltare. Il mantello nero come la notte si confonde nell'oscurità crescente.
Le mie gambe sono paralizzate dal terrore, ma, con mio sommo sforzo, riesco a indietreggiare di qualche passo. Lentamente, guadagno la porta, scendo di corsa al piano di sotto, tremando come un pudding, raggiungo Anya in giardino e, cercando di mantere un certo contegno (in realtà sono sul punto di svenire), balbetto: "Anya... c'è... una... una pantera in camera mia."
A quel punto lei mi spiega che si tratta di Slinky ("Sinuosa"), l'enorme gatta nera di casa, che (aggiungerei io) probabilmente è la cugina inglese di Plutone, Il gatto nero di Edgar Allan Poe.
Da quell'episodio ho sempre avuto cura di chiudere bene la porta della mia camera, anche se una misera porta di legno mi è sempre sembrata una protezione insufficiente contro la furia omicidia della tenebrosa Slinky.
Malgrado Anya abbia fatto di tutto per convincermi del contrario, ho sempre pensato che Sfigatt... ehm, volevo dire, Slinky... mi odiasse. Ogni volta che ero in cucina a prepararmi un sandwich lei si appostava vicino all'uscio, per poi pararsi davanti a me e soffiare con fare aggressivo, impedendomi di raggiungere la sala da pranzo.
Era evidente che mi vedeva come il Nemico.
Il che era un gran peccato, perchè, passato il principio d'infarto del nostro primo incontro, ho dovuto riconoscere che era davvero una bella miciona sexy.
Bestie feroci a parte, la mia terza estate a Zmuff è stata anche l'estate degli shock culturali.
Innanzitutto, per qualche inspiegabile motivo, la regola numero 1, a casa Normal, era levarsi le scarpe all'ingresso, alla nipponica. Il ché vuol dire che per cercare le mie Converse color malva dovevo metterci almeno una buona mezz'ora ogni mattina (perchè, chissà come, le mie scarpe finivano sempre nei più remoti angoli del sottoscala... e ho la sensazione che ci fosse lo zampino della mefistofelica Slinky). All'interno di questo rigido sistema igienico, però, non si possono non notare contraddizioni grosse come case e clamorosi favoritismi: perchè costringere tutti a togliere le scarpe quando invece la bicicletta di Clark è ammessa in sala da pranzo?
Le differenze culturali tra inglesi e italiani, poi, emergono da elucubrazioni come la seguente, opera di Anya: "Raffy, ti preparo un panino al formaggio? Ti piace il formaggio? Ah, ma che dico! A chi non piace il formaggio?!"
A metà degli adolescenti italiani, forse?
Dulcis in fundo, l'ultimo shock culturale, reciproco, è avvenuto nel momento in cui davo il mio ultimo bacio a Grace Normal. Io aveva appena finito di interpretare un castello incantato nella recita di fine corso e lei stava per partire in Spagna per una vacanza tra amici. Eravamo entrambi imbarazzatissimi, perchè quasi tutti gli host-parents erano ancora seduti e, finito lo spettacolo, pensavano che quel timido bacio d'addio fosse un momento da non perdere.
Lei mi dà un bacio sulla guancia, io, non contento, cerco di baciarle l'altra guancia, cosa che lei non si aspettava affatto, visto che il doppio bacio è un'abitudine tipicamente italica.
Per poco non ci siamo baciati sulle labbra in mondovisione. Se solo uno di noi due avesse spostato di qualche millimetro la faccia, probabilmente oggi il bacetto da scolaretti delle elementari di William e Kate novelli sposi sarebbe già finito nel dimenticatoio, non reggendo il confronto col nostro.
Fortunatamente, siamo riusciti ad evitare il peggio, e i reali inglesi hanno tirato un sospiro di sollievo.
E così con un bacio io ho concluso la mia terza avventura zmuffiana, con sommo tripudio da parte di Slinky e Wahid. Di certo avranno festeggiato insieme, magari orinando per tutta la casa per marcare il territorio ed eliminare ogni traccia del mio odore.


Ragù fasulli, serenate imbarazzanti e tanti altri aneddoti d'ordinaria follia vi aspettano nella prossima puntata di... Quattro famiglie inglesi per Raffy! (Vai col jingle: ♪ We are family! I got all my sisters with me! ♫)
Non perdete l'ultima, pazza famiglia: gli Older!
Si avvicina il momento della votazione!


* Gli inglesi bevono tè continuamente. E voi direte: capirai che novità!
Il fatto è che gli inglesi, esattamente come il Cappellaio Matto e la Lepre Marzolina, preparano tè ininterrottamente, anche se non hanno ancora finito di bere la loro tazza. Il risultato è che la casa finisce con l'essere disseminata di tazze ancora mezze piene e abbandonate da giorni. A casa Normal, una volta, ne ho trovata una poggiata sull'orlo della vasca da bagno, mentre in giardino ho rinvenuto un tazzone di tè e latte imputridito e lasciato lì chissà da quanti eoni: dentro ci sguazzava già una colonia di girini strafatti di teina e c'erano cresciute pure delle robuste canne palustri.

lunedì 9 luglio 2012

Quattro famiglie inglesi per Raffy (episodio #2)


Nella scorsa puntata di Quattro famiglie inglesi per Raffy abbiamo fatto la conoscenza dei Thebuckle, i primi concorrenti della nostra gara tra famiglie...
Oggi, invece, spicchiamo un salto in avanti nel tempo, fino alla mia seconda estate zmuffiana, durante la quale sono stato ospite dell'eccentrica famiglia Stalker (ovviamente questo non è il loro vero cognome... ma è molto simile a quello reale e quasi altrettanto inquietante. Per motivi di privacy non posso rivelarlo esplicitamente, ma vi darò un indizio: per quanto ne so, potrebbero benissimo essere imparentati con l'autore di Dracula... Okay, è come se ve l'avessi detto.)
Forte della mia passata esperienza, durante questo secondo mese in Inghilterra ho potuto finalmente demolire (quasi del tutto) la fastidiosa barriera linguistica, unico ostacolo alla mia piena comprensione della realtà antropologica britannica. Il primo anno, infatti, è stato per me una vera sfida comunicativa e la mia unica arma, ahimè, era l'inglese scolastico. Vi basti sapere che il mio primo giorno a Zmuff, Jenny Thebuckle (che, ricorderete, è stata la mia prima host-mother) mi aveva chiesto semplicemente "are you catholic?", e io cosa vado a capire? "Are you catleek?"
Non le ho risposto subito... sono rimasto a fissarla come un ebete per mezz'ora, pensando: "Catleek...? Cat-leek...?! 'Porro-di-gatto'...?!"
Qualche giorno dopo, le chiedo in prestito un paio di forbici, ma avevo pronunciato scissors con la "sc" italiana (per gli amici, "consonante affricata palatale sonora") e lei ci ha messo tre ore per capire cosa volessi, nonostante gliele mimassi con le dita. Voi fareste tante storie se vi chiedessero in prestito un paio di forbisci?
Senza contare la volta in cui mi aveva riso in faccia dopo che le avevo chiesto un air-dryer ("asciuga-aria") anzichè un hair-dryer ("asciuga-capelli").
In effetti, ripensandoci, non è che Jenny fosse poi così simpatica. Decisamente meglio Jane Stalker, che vi presenterò tra poco...
Dicevo... avevo  già alle spalle un mese in Inghilterra, ero ormai sedicenne e mi sentivo molto più cosmopolita e self-confident.
Per dirla breve, gli inglesi si erano sempre vantati di non aver subito altre invasioni straniere dopo i Normanni, ma non avevano fatto i conti con un nuovo, insospettabile Conquistatore.
Di chi sto parlando?
Lasciate che mi presenti.
Il mio nome è Raffy,
e sono l'Esperto di Famiglie Inglesi.

Piccola premessa: tutto quello che leggerete riguardo gli Stalker è assolutamente vero, per quanto assurdo possa sembrare.
Se dopo la lettura di questo post avrete
ancora voglia di patatine (ne dubito),
vi consiglio di provare le Walkers Sale &
Aceto. Non c'è niente di meglio, per me,
in Inghilterra.
La famiglia Stalker è senza dubbio una delle più strane che abbia mai conosciuto, a partire dalla capo-famiglia, Jane, una donna dai tratti orientali, sempre sorridente e dotata di un umorismo contagioso. Quando è venuta a prendere me e il mio conquilino dall'aeroporto, ha ammirato le nostre coloratissime valigie stipate nel bagagliaio e ha commentato, in tono lezioso: "Un arcobaleeeeno!". In quel momento ho pensato che fosse strafatta, poi ho capito che è così di suo. Più tardi ancora, ho capito che è così per via dei calici di vino che ama degustare ogni sera in cucina con aria meditabonda...
Giunti a casa, ci presenta i suoi tre figli: i gemelli (sei anni in due) Moses e Moab, e sua figlia Sherman, di undici anni o giù di lì, con i suoi occhi leggermente a mandorla e il caschetto di capelli castani. Se i nomi di questi poveri bambini vi sembrano assurdi, sappiate che quelli veri sono anche peggio: se volete sapere come ha avuto il coraggio di chiamare sua figlia, vi basta cercare "sciamana" su un vocabolario d'inglese (per un bel po' di tempo non ho potuto fare a meno di ridere ogni volta che Jane la chiamava, visto che la pronuncia è molto simile a quella di "scema".)

Quanto ai gemelli, gli Stalker hanno optato per dei nomi biblici: Moses, ovviamente da Mosè, e Moab, un tizio che (testuali parole) "compare in un paio di pagine della Bibbia". E meno male che i nomi li hanno pescati dalla Bibbia e non da qualche altro best-seller... D'altronde Stephenie Meyer ha chiamato la figlia di Edward e Bella Renesmée, perciò il pericolo è terribilmente reale...
Jane, comunque, sembra essere fiera delle sue scelte onomastiche e mi ha confidato che in famiglia ne sono tutti invidiosi: "Mio cugino ha chiamato i suoi figli Skylark ["allodola"] e Sparrow ["passero"]... chiaramente voleva battermi in originalità, ma non c'è riuscito."
Durante il giro turistico per la casa (che sarebbe sembrata lussuosa se non avesse avuto l'aria di essere stata appena travolta da un uragano... anzi, a giudicare dall'arredamento animalier del salotto, qualcuno doveva aver giocato a Jumanji, lì dentro...), noto nella credenza una tazza con su scritto "Whitney" e, roso dalla curiosità, domando: "Chi è Whitney? L'altra tua figlia?"
"Ehm, no, è mio marito."
"Ah."
Segue qualche minuto di silenzio imbarazzante. Poi mi spiega che Whitney è usato come femminile soprattutto in America, mentre in origine nasce come nome maschile (in realtà il signor Stalker non si chiama realmente Whitney, ma ha comunque un altro nome bisex... non ve lo dico, ma, se proprio insistete, ve lo lascio capire: è stato battezzato come il biondino per cui Rossella O'Hara si prende una sbandata tremenda in Via col vento.)
Whitney, che era stato via per lavoro, torna a casa pochi giorni dopo il mio arrivo.
E' un militare. Aristocratico, brizzolato, atletico e terribilmente snob (ho sempre pensato di stargli sulle scatole: la moglie deve avergli detto che pensavo fosse una donna).

Un giorno ho avuto anche l'immenso piacere di conoscere sua sorella Karina: dall'aspetto non si direbbe che sono parenti. Lui è un ufficiale gentiluomo, lei è una specie di Woody Allen in gonnella. Per quanto si chiami Karina, i suoi modi sono tutt'altro che carini... anzi, è un'impareggiabile cafona. Ha fatto irruzione in cucina insieme al suo caro fratellino e, appena ha visto me e il mio coinquilino, ha chiesto a Whitney: "Cosa sono questi?" (Ha detto proprio "cosa"... "What are they?").
E lui risponde: "This is Student A and this is Student B."
Ah. Ah. Ah!
Simpatia portalo via... via col vento, proprio.
Come dicevo, non si direbbero fratelli a giudicare dall'aspetto, ma per tutto il resto sono praticamente gemelli. Siamesi. Un mostro mitologico a due teste.
Ma sarà meglio tornare a Jane, visto che ho ancora un po' di cose da dire su di lei. Come definirla se non come la perfetta donna di casa? L'incarnazione dell'"angelo del focolare" di memoria vittoriana? Jung aveva chiaramente in mente lei quando ha definito l'archetipo della Madre.
Cosa rende Jane una così formidabile puericultrice?
Innanzitutto il suo abbigliamento, sempre impeccabile. Esempio: un bel giorno, io e il mio coinquilino eravamo spaparanzati sul divano con Sherman, concentrati sulla complicatissima trama di un episodio di Raven, quando Jane fa la sua apparizione con un aderentissimo vestito nero a prova di visita ginecologica, stretto in vita da una cinta in stile cow-girl (con conseguenziali esondazioni adipose sui fianchi). Rimaniamo a bocca aperta davanti a tale visione, mentre Jane fa roteare la chioma fluente con la disinvoltura di una cubista consumata, ci lancia uno sguardo da pantera e, con fare seducente, ci informa: "Ragazzi, vado a prendere i bambini dall'asilo."
Ah... non al night-club qui vicino?
Un altro motivo percui Jane meriterebbe il titolo di madre dell'anno è la sua maestria ai fornelli. Non si perde d'animo neanche di fronte a difficoltà per altri insormontabili: hai dimenticato di salare l'acqua dei ravioli? No problem! Basta macinare il sale direttamente nel piatto!
Sono rimasto così tanto disgustato da questa scena che non ho tollerato la vista del sale per almeno una settimana.*
Jane è da lodare anche per l'equilibrato regime alimentare a cui sottopone i suoi figli. Basta qualche sua citazione per rendere l'idea: "Bambini! Avanti, finite tutte le vostre patatine!", oppure "Bambini! E' l'ora della frutta!" (e ficca nei loro esofagi delle pillole zoomorfe a base di vitamine). Ditemi voi se non è quello che direbbe qualsiasi dietologo competente! Luciano Onder non fa che tessere le lodi delle patatine come base della nostra piramide alimentare.
Ma, a proposito di patatine... dimenticavo un sesto componente della famiglia, decisamente molesto: il Fantasma Formaggino. In realtà non l'ho mai visto, ma credetemi... l'ho sentito. Mi spiego meglio: trattenere il respiro è l'unico modo per attraversare incolumi il terzo piano. In quel preciso punto di casa Stalker l'aria è appestata da un perenne, mefitico odore di patatine al formaggio che proviene dalla stanza dei gemelli, ormai del tutto assorbito dalla moquette verde muffa. Ogni santo giorno, ho dovuto attraversare quel piano di corsa e in apnea per raggiungere il quarto piano e rifugiarmi nella mia principesca (e inodore) camera total white. Non so come facciano quei benedetti bambini a vivere in quella specie di Palude Stinfalia, nuotando nei loro liquami come due pesci rossi in una boccia troppo a lunga trascurata. Questo va ben oltre il comune "spirito di adattamento". Se esitono i ciechi, i sordi e i muti... è possibile che qualcuno sia privo d'olfatto? Rapida ricerca su Google: sì, le persone anosmiche.
Che la pulizia non fosse proprio la priorità degli Stalker, comunque, avrei dovuto intuirlo dall'auto di Jane: una jeep invasa da confezioni di biscotti semivuote, scatole di pizza pietrificata e fossili di Morganucodon, il tutto cosparso da una fine polverina gialla: all'inizio ho cercato di convincermi che fosse polline o polvere di fata appena caduta dal sederino sculettante di Trilly, ma poi ho dovuto riconoscere che si tratta di uno spesso strato di patatine smolecolarizzate.
Senza contare poi il box dei gemelli in cucina: una specie di cuccia per cani.
Ma diamo un colpo di spugna alla faccenda dell'igiene (questa sconosciuta!)...
Jane sarà anche un po' negligente, ma sa come richiamare all'ordine la sua prole. Aneddoto horror: una volta io e il mio coinquilino abbiamo incautamente accettato di giocare con Sherman. All'inizio è anche stato divertente, non lo nego, ma  lo è stato decisamente meno quando, qualche minuto dopo, ci siamo ritrovati a correre a perdifiato per la casa immersa nel buio, con lei che ci insegue brandendo un coltellaccio da macellaio e ridendo come una pazza (giuro che non sto scherzando). Ci siamo nascosti, tremanti, dietro l'isola della cucina, attendendo col cuore in gola l'adempimento del nostro tragico destino, quando la luce si è accesa e Jane è intervenuta in nostro soccorso, facendo passare un brutto quarto d'ora a Samara... ehm, volevo dire Sherman.
La famiglia Stalker, in ogni caso, non smette mai di sorprendere. Misteri, rivelazioni agghiaccianti, agnizioni e colpi di scena sono all'ordine del giorno. 
Dopo quasi tre settimane di convivenza, Jane annuncia: "Sai che domani Sherman parte? Va in America."
"Wow! In America! Ma è fantastico!" (in realtà ho pensato: "Ma vedi un po' questa! Una squinzia di undici anni se ne va in America e io invece rimango qui in Inghilterra a fare la muffa, chiuso in casa a cucire e a scrivere lettere come una ragazza in età da marito in un romanzo di Jane Austen!")
"Va a trovare suo padre" puntualizza Jane.
"Suo padre? In America? Ma l'ho visto un attimo fa... è in salotto..."
"Intendo suo padre biologico..."
E a quel punto ogni mia certezza si sgretola.
Chiedo spiegazioni, e Jane, senza neanche farselo ripetere due volte, si lancia nel racconto del suo turbolento passato, che io ho riassunto in questo alberello genealogico:
Fatta eccezione per Hoa, Ryan, Mike, Tom e Thea (che non mai conosciuto di persona), tutti
gli attori o tizi random che ho scelto sono effettivamente somiglianti ai reali Stalker.
Le foto le ho prese da internet, perciò se tra questi tizi ci siete voi o riconoscete qualche vostro
parente, amico o conoscente, fatemelo presente e provvederò a rimuoverle
(pigrizia permettendo).
Il padre di Jane, che ho deciso di chiamare Ryan, come il soldato, è, appunto, un soldato americano, veterano del Vietnam. Lì, in quella terra lontana e ferita, rimase abbagliato dallo sguardo color salsa di soia di un'incantevole fanciulla del posto, che chiameremo Hoa ("fiore" in vietnamita). Così la portò con sé negli Stati Uniti e qui, dalla loro unione, nacque Jane, frutto puro e innocente di un'orribile guerra.
Una volta cresciuta, Jane sognava di vivere un amore autentico e indistruttibile come quello dei suoi genitori, ma la fortuna tardò a sorriderle. Dapprima conobbe Mike, lo sposò ed ebbe da lui la sua prima figlia, Thea, ma ben presto fu chiaro che quel matrimonio non poteva funzionare. La delusione, però, non impedì a Jane di sperare che la felicità fosse a portata di mano, e presto si convinse che il suo vicino di casa, Tom, potesse essere l'uomo della sua vita. Ahimè, si sbagliava: neanche la nascita di Sherman potè mantenere unita una coppia male assortita.
Un bel giorno, però, Jane conobbe lui... Whitney, affascinante soldato inglese. Fu trafitta dal suo sguardo penetrante e altero, e capì: esattamente come suo padre, anche lei avrebbe trovato il vero amore solo in terra straniera. Così, senza alcun indugio, salutò sua figlia Thea, ormai adulta e vaccinata, prese per mano la piccola Sherman e volò via, al fianco del suo amato, verso l'Inghilterra, correndo incontro ad un futuro carico di promesse. Poco dopo, due piccoli angeli, Moses e Moab, benedirono col loro arrivo questa coppia, nata sotto stelle propizie. Allora Jane seppe che la sua ricerca si era finalmente conclusa...
Non so voi, ma io mi sono quasi commosso nel rivivere questa romantica fiaba moderna (è tutto vero, però: croce sul cuore.)
L'unico aspetto della vicenda che mi lascia perplesso è il caso di Thea: per quanto possa essere indipendente, per quanto sia perfettamente in grado "di allacciarsi i sandali e tutto il resto", io non so se sarei riuscito a mettere un intero oceano tra me e mia figlia.
Dilemmi etici a parte, gli Stalker sono la più larga famiglia allargata del mondo, o, almeno, rientrano nella top ten.
Si può dire dire tutto su di loro, ma non che trascurino i rapporti internazionali.

Bestie feroci, sceicchi disgustosamente ricchi e tanti altri aneddoti d'ordinaria follia vi aspettano nella prossima puntata di... Quattro famiglie inglesi per Raffy! (Vai col jingle: ♪ We are family! I got all my sisters with me! ♫)
Non perdete la terza, pazza famiglia: i Normal!

* Salvo episodi (per fortuna unici) come questo, non ho mai mangiato così male in Inghileterra. La cucina inglese è piuttosto semplice e poco ambiziosa, ma qualche volta riserva insospettate squisitezze come il pane all'aglio, i sandwich tonno & mais e le deliziose torte della caffetteria della biblioteca di Portsmouth.
La cuoca peggiore, in ogni caso, rimane Jane: non ho ancora digerito (metaforicamente e non) la sua insalata di broccoli duri come pietre (venivano da Cernobyl, suppongo). Il trucco è tracciare una croce col coltello alla base del broccolo, altrimenti non si ammorbidiscono.
So che alcuni di voi non saranno molto interessati alla cosa, soprattutto ora che ho appena finito di parlare di cibo, ma devo dirvelo: come si digerisce in Inghilterra, non si digerisce da nessun'altra parte. Appena tocchi il suolo inglese il tuo metabolismo si sincronizza automaticamente col Big Ben (da noi, invece, è impostato sugli orari di Trenitalia.)



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