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giovedì 17 aprile 2014

Pubblicità insopportabili #31 - Allarme rosso!

"Arrendersi sempre, crederci mai!"... o forse era il contrario?
E' nata una nuova Gorgone, che pietrifica qualunque spettatore si soffermi incautamente davanti al televisore acceso. Parlo, naturalmente, della bellicosa Simona Ventura, che guida fiera la marcia di Pittarosso, una campagna militar-pubblicitaria che ha fatto arrossire di vergogna l'Italia intiera. Per calpestare così la propria dignità, per farsi mercenaria di tale ingloriosa causa, viene da pensare che la presentatrice abbia il conto in rosso. Anzi, ci sarebbe quasi da sperarlo.
Le diverse interpretazioni si accavallano l'una sull'altra, fazioni opposte di pensatori si danno guerra tra loro, armati delle loro convinzioni: c'è chi spiega i fiumi di porpora che scaturiscono dai piedi della Ventura come un'allusione al ciclo mestruale, e chi vede in SuperSimo un nuovo Garibaldi a comando delle camicie rosse. Alcuni teorizzano una ribellione neo-ghibellina contro la gigioneria papale, altri un'improbabile conversione di Simona al marxismo.


Guardando quelle scarpe scarlatte si potrebbe anche immaginare un prequel low-cost de Il Mago di Oz, in cui la perfida Strega dell'Est tiranneggia i Munchkin prima che la casa di Dorothy le si schianti sulla testa. Per i più, però, questo spot rimane una visione infernale, un rituale satanico con Simonessa nelle candide vesti di gran sacerdotessa, colta nell'atto di imbrattare di sangue tutta Lodi.
Ma quale che sia l'esegesi corretta, sarà impossibile lavare via dalla memoria collettiva queste immagini, come sarà impossibile dimenticare la malferma coreografia: ho visto vigili urbani e assistenti di volo Ryanair muoversi con più grazia e convinzione. Posso sentire distintamente lo scricchiolio delle articolazioni in legno di ciliegio ad ogni movimento di Simona, per quanto starnazzi a pieni polmoni il più imbarazzante inno mai concepito da un pubblicitario. Riporto qui di seguito le ferventi parole di questo peana, dovutamente annotate:

Pit-ta-rosso!
Pit-ta-rosso!
Scarpe a più non posso!
Ve lo dice...
...la Simona...
...in rosso!
1Pit-ta-rosso!
Pit-ta-rosso!
Pittarello diventa
2Pit-ta-rosso!
Pit-ta-rosso!
Scarpe a più non posso!


1 Più di un commentatore ha osservato la contraddizione tra il presente verso e il vestito bianco ottico indossato dalla presentatrice, che tra l'altro la ingrassa in modo impietoso.
2 E' opinione condivisa che l'anonimo poeta si sia ispirato alla formula impiegata dai Digimon per digievolvere: "Agumon digievolve... Greymon!"

martedì 4 giugno 2013

Pubblicità insopportabili #24 - Artisti fuori strada

Io proprio non riesco a capire perché McDonald's sia così ritrosa a pubblicare su YouTube i propri spot. Non essere ancora riuscito a vedere Belén Rodriguez in veste di testimonial della nuova insalata di pasta è una cosa che mi scompiffera alquanto. A nulla sono valsi inseguimenti, spasmodiche ricerche su Google e interminabili appostamenti davanti alla tv: Belén è oramai la mia balena bianca, elusiva e misteriosa come un chupacabra.
Selvaggia Lucarelli si è avventata su di lei come neanche un bracco sulla selvaggina, io, invece, non ho ancora appagato la mia sete di sangue, perciò penso proprio che farò strage di qualunque Pubblicità insopportabile mi capiti a tiro.
Iniziamo con Chiara Gualazzo, che ultimamente semina il panico per le calli di Venezia. Quando sopraggiunge lei, preannunciata dai suoi gorgheggi, col quel portamento aggraziato da ottuagenaria lordotica in ciabatte, le gondole si ribaltano, i cavalli bronzei di San Marco s'imbizzarriscono e stormi di piccioni migrano oltreoceano. Ma sono gli artisti di strada i più provati da questa calamità.


Capisco che la crisi si faccia sentire per tutti, Chiara, ma non mi andare a rubare il lavoro ai musicisti itineranti. Comprati un cappello tuo e scegliti una stradina dove storpiare l'inglese per i fatti tuoi.
D'altronde Venezia è piena di canali. Poi è normale che cambi canale anch'io, scusa. Cosa farai la prossima volta? Ruberai la scena al dolce Remì?
Comunque già dallo scorso Sanremo avrei dovuto capirlo che era una scroccona abituale: tutto quel suo "Portami a bere..." e "Fammi fumare..." avrebbe dovuto insospettirmi.


Lasciata una cantante, passiamo a una ballerina, il volto dello spot che per mesi è stato il nostro calcio sotto la cintola quotidiano.
Che Rossella Brescia abbia perso la retta via (oltre che la voce), s'era già capito, visto che ormai fa qualunque cosa, tranne che ballare. Le manca solo di presentare il Circo di Montecarlo. E le dimostrazioni della Tupperware.
Più guardo questo spot, però, e più mi convinco che senta la mancanza del tutù.
Quello lì non è soltanto un calcio sadico e immotivato, ma un grand jeté allo stadio embrionale, un passo di danza sfuggito al suo controllo. Quel calcio è chiaramente il grido d'aiuto di una ballerina che vuole tornare a vivere in punta di piedi.
In ogni caso il grido più forte è quello dello sventurato facchino.
Magari consegnava scarpe a domicilio per pagarsi la scuola di danza...
Magari anche lui aveva un sogno...
Magari immaginava già di interpretare il Topo n°9 ne Lo Schiaccianoci...
Ma probabilmente quel calcio, oltre ai suoi legamenti, ha infranto anche ogni sua speranza di entrare nel mondo del balletto, di raggiungere con un pas de chat l'agognato successo.
L'entusiasmo per le nuove scarpe e la raucedine non sono motivi credibili per quel colpo asinino scagliato a tradimento. Dev'essere scattato qualcos'altro nella mente di Rossella, ballerina repressa, alla vista di questa nuova promessa della danza. Molto probabilmente, una reazione psicotica in stile Il cigno nero...


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