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Può sembrare assurdo, ma i
prodotti sugli scaffali non
si riordinano da soli...
Per molto tempo ho pensato
che fosse opera degli Elfi Domestici |
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Questo è il primo di una serie di special
autobiografici per chi dovesse provare interesse per la mia sciagurata vita!
Perché contare le pecorelle per addormentarsi quando puoi contare migliaia di bustine di vanillina? E' quello che ho fatto io qualche giorno fa, quando nostra cugina ha chiesto a me e a mia sorella di aiutare lei e i suoi colleghi a fare l'inventario nel supermercato dove lavora.
Di solito queste cose le chiedono sempre a mia sorella, quella "pratica, affidabile, matura". Il fatto che l'abbiano chiesto anche a me l'ho interpretato come un sinistro benvenuto nel club degli adulti.
Non avrei mai pensato di varcare la soglia del mondo del lavoro attraverso le porte scorrevoli di un supermercato. A fare la spesa ci sarò andato al massimo tre volte...
Mia sorella ha esercitato su di me un vero e proprio terrorismo psicologico. Mi aspettavo frustate ad ogni minimo errore. Sì, perchè l'inventario è un arte sottile, una scienza esatta e ogni minimo sbaglio può avere conseguenze disastrose sulla continuità spazio-temporale.
Per chi non lo sapesse, fare l'inventario significa contare i prodotti di un negozio. Il che è parecchio noioso, considerando anche il fatto che di solito questo genere di attività si svolgono di mattina presto. E io, con due stecchini infilati tra le palpebre, mi sono dovuto alzare alle quattro di domenica mattina.
Ho capito subito che mi sarei sentito tutto il tempo come un pesce fuor d’acqua, con la mia mania di dare del “lei” a tutti, con le mani morbide e curate di chi non ha mai fatto alcun lavoro manuale nella sua vita, con quell’aria affranta e un po’ seccata, da principino costretto a lavorare dopo che la sua famiglia è caduta in disgrazia (cosa non - ancora - vera, grazie al cielo).
Mezzo morto di freddo e tutto imbaccuccato, sembravo Jasmine che si avventura per la prima volta al mercato. Per fortuna non è mi è toccato il banco frigo, altrimenti non avrei avuto altre felpe da mettere e sarei morto assiderato nel tentativo disperato di trovare il codice a barre di un
mammuth surgelato.
Ma arriviamo al dunque.
Fase 1: A beautiful mind. Appena arrivato mi armano di pennarello e
post-it, e mi ritrovo ben presto a contare disperatamente una montagna interminabile di confezioni di biscotti e
brioches. Codici e numeri ovunque.
Una volta finito, quale reparto vado a scegliermi da gran intelligentone quale sono? Il settore "Pane & Angeli", altrimenti noto come "Una valanga infinita di bustine sfuse di lievito, vanillina e altri ingredienti per dolci di cui ignoravo l'esistenza, senza contare le singole candeline di compleanno che hanno ognuna un codice a barre diverso a seconda del numero."
Fase 2: Sparate! All’inizio mi sono spaventato. Devo aver visto troppo spesso l’episodio di
Desperate in cui Lynette viene tenuta in ostaggio da una pazza in un supermercato.
Poi ho capito che per “sparare” si intedeva scannerizzare il codice di ogni prodotto con una specie di telecomando mistico noto con "il Terminalino" (perché non chiamarlo “pistola”?).
Fase 3: Riconteggio della merce per verificare che tutti abbiano contato bene, o Momenti imbarazzanti In questa terza e ultima fase si viene abbinati ad un compagno. Ed è lì che sono arrivati i veri dolori, visto che ho dovuto fingere per tutto il tempo di conoscere le tabelline e dubito di aver convinto la mia
partner. A mia discolpa, però, devo dire che la ragazza aveva una barba più folta della mia. Perciò, tra carenze aritmetiche e scurissimi peli superflui sul mento, il secondo caso è senza dubbio più grave. Almeno se non conosci la tavola pitagorica puoi contare sulle dita…
Una bottiglia di succo alla pesca infranta più tardi, al termine di circa due ore trascorse ad urlare alla mia
partner marche di assorbenti ("Lines Seta Ultra-anatomici! Lines E’ con ali! Lines Perla Lady!"), suscitando la generale ilarità, il proprietario del supermercato (il classico schiavista) ha rapito me e la mia collega, non quella barbuta, ma un’altra tizia con un nome improbabile e fasullo, da presentatrice tv, sicuramente scelto per mascherare un impietoso nome di battesimo. Dicevo, il “padrone” ci ha gettati in auto e ci ha portati in un altro supermercato di sua proprietà. Se il primo era il Santuario del Superfluo, questo era una specie di Cattedrale del Consumismo, qualcosa di enorme. Io e Milly (questo è il nome posticcio della mia seconda intrepida compagna di avventura) abbiamo trascorso ore a controllare che i nostri predecessori avessero contato bene la merce di un espositore. Bene, credo che l’ “invetarista” che ci ha preceduto fosse orbo, perché ha contato solo unidici “stringhe per scarpe nere 120 cm” quando in realtà erano ventisei! Quando si dice le fette di prosciutto...
Comunque anche in questo supermercato mi sono capitati i reparti più imbarazzanti, come lo scaffale dedicato al meraviglioso mondo della contraccezione. Stavo leggendo la lista dei prodotti e la mia voce ha vacillato nel chiamare all’appello i “Profilattici Tango” (che razza di nome è, tra l’altro? Mi immagino lo
slogan, "Profilattici Tango, per ogni tipo di ballo orizzontale").
Ma forse il momento migliore è stato a fine lavoro, verso mezzogiorno, quando i due macellai mi hanno chiesto (con fare confidenziale e chiamandomi “Raffy” – mai visti in vita mia…) di aiutarli a pesare i prosciutti sulla bilancia del banco macelleria e formaggi.
Alla fine hanno fatto tutto da soli e non avevano affatto bisogno del mio aiuto. Mi sono limitato ad accarezzare affettuosamente due o tre prosciutti, sentendomi tremendamente inutile...
In quel momento ho realizzato che i miei sogni di macellaio erano finiti…
Non ne ho affatto il
physique du rôle: c’era un caciocavallo più grosso di entrambe le mie cosce messe insieme e ho visto anche fette di bresaola più spesse delle mie caviglie.
E poi dubito riuscirei a fare commenti così pesanti sulle cassiere come facevano quei due.
Tirando le somme di questa intensa giornata di sudore e sangue, devo dire che è stata un’esperienza nel complesso educativa: non pensavo che ci fossero tre diversi tipi di suolette per scarpe (di clorofilla, carbone e sughero) né che esistesse una misteriosa poltiglia gialla in barattolo etichettata come “grano cotto per pastiera”.
Quando sono tornato a casa, mi sono accasciato privo di forze sul mio letto, stanco ma felice: finalmente ho potuto dire di essermi
sudato il pane!
Così, moribondo, ho chiuso gli occhi e ho rivisto davanti a me file infinite di merendine e biscotti Mulino Bianco stipati su interminabili scaffali.
E’ come quando viaggi a lungo in treno e poi a casa ti sembra di sentire il rumore dei pistoni, o come quando, dopo una giornata al mare, ti metti sotto le coperte e ti sembra di galleggiare nell’acqua.
Chissà se sentirò la mancanza del supermercato ora, come succede con l’Africa…