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giovedì 18 aprile 2013

Pubblicità insopportabili #21 - Voglio il divorzio

Conosco una donna che ha gravi problemi con suo marito.
A vederli non si direbbe.
A volte è molto più facile fare come se nulla fosse e continuare a sorridere piuttosto che ammettere il problema e prendere in mano la situazione. Si spera sempre che le cose si sistemino da sole, col tempo.
Non che Lei non si sia data da fare: la terapia di coppia... l'aiuto del parroco... dei nuovi sex-toys. Le ha provate tutte, ma Lui ha sempre la mente altrove, e non fa nulla per nasconderlo. Il talamo nuziale è costantemente occupato da una presenza estranea, l'ombra di un'ossessione che distrugge pezzo per pezzo la loro felicità coniugale.
All'inizio Lei pensava ci fosse un'altra donna. E forse l'avrebbe persino preferito. Una suocera invadente si può sopportare, un'occhiata di troppo alla vicina che fa jogging si può anche perdonare, ma si può competere con un supermercato?


Questo episodio di Pubblicità insopportabili è una dichiarazione di solidarietà alla moglie del commesso monomaniaco della Conad.
Ascolta il consiglio di un amico, e fai un favore a te stessa: chiedi il divorzio. Sono certo che meriti di avere accanto a te un uomo che ti ami veramente, un uomo che ci sia sempre per te, un uomo con cui parlare senza dover staccare un numerino come al banco salumeria.
Hai bisogno di un compagno che si svegli nel cuore della notte perché è in preda ai bollori notturni, e non perché avverte l'irrefrenabile urgenza di correre al supermercato a controllare la freschezza della lattuga.
Amica mia, sai bene che questo matrimonio è da consumarsi preferibilmente entro... quanto ancora? Un mese? Un anno?
Quanto ancora potrà andare avanti così?
Se tuo marito anziché farti delle avances, controlla le scadenze degli avanzi in frigo, c'è qualcosa che non va.
Quand'è stata l'ultima volta che si avvicinato a te con intenti libidinosi?
E com'è andata a finire? Vi siete spogliati, in preda alla passione, poi però ha perso interesse quando non ha trovato il tuo codice a barre...


Le sue valige sono già davanti alla porta?
E' la scelta migliore, vedrai. Troverai sicuramente di meglio. Qualcuno che vada in visibilio per la tua sottoveste, non per il sottocosto.
Non preoccuparti, Lui se la caverà senz'altro. Una notte sotto le stelle, su una panchina, gli farà bene. Magari lo aiuterà a schiarirsi le idee.
Tanto Lui ci sta benissimo, sotto questo cielooo...

Ecco Lui che lancia sguardi lussuriosi all'oggetto del suo desiderio, mentre morde
voluttuosamente una fragola. E pensare a tutte le volte che tu gli hai proposto di reinterpretare la
scena di 9 settimane e 1/2 e Lui ha sempre detto di no...

venerdì 28 dicembre 2012

Raffy nel Mondo dell'Assorbenza

"Raffy, sei così piccolo e discreto... come un Tampax!" (cit.)
Dopo l'incredibile (!) successo di Raffy nel Tempio dell'Abbondanza, un'altra appassionante avventura tra le corsie dell'ipermercato, con la partecipazione straordinaria di Anny.
Come ogni anno, poco dopo Natale, accompagno la mia migliore amica a comprare cose da donna. E' una nostra tradizione, un rituale che perdura da anni, perno e basamento della nostra imperitura amicizia. Si aprono le porte automatiche dell'ipermercato e un labirinto di cunicoli, tunnel, corridoi senza fine e scalinate in stile Escher si dipanano davanti a noi. Sbaragliato il Minotauro e condotto in salvo una comitiva di ateniesi tenuti in ostaggio lì da secoli - tra decorazioni natalizie da due soldi e un lussureggiante giardino pensile di shampoo fioriti - facciamo sosta al "rebardo fazzoleddi", dove Anny sceglie con cura un pacco di salviette aromatizzate all'aloe vera. Già la parola, "Aloe vera", funziona meglio di uno shottino di Tantum Verde: "aloe" ricorda aloha, e al sol pensiero il tuo naso congestionato si inebria del profumo di piante tropicali, ibisco, e noci di cocco, mentre il tuo corpo si abbandona dolcemente sul bagnasciuga hawaiano.
Poi l'attenzione di Anny è attratta da un pacchetto di ciglia finte. "Non te le consiglio, Anny. Mio padre ti smaschera subito. Qualche giorno fa stavamo guardando la pubblicità di Philadelphia, quella con la cuoca di GialloZafferano che cucina primi schifosissimi... e lui ha un certo punto se ne esce con: 'Ma ha le figlia cinte? Ehm... cioè, le ciglia finte? Che shkifo. Sta male così.'"
Da notare la aggiunta della fricativa sh, per sottolineare l'idea di digusto insita nella parola "schifo". Vi piazzo qui lo spot di Philadelphia, così potete dirmi voi se la chef Sonia Peronaci ha davvero le ciglia finte o se, più verosimilmente, avendo fatto uno stage sul pesce surgelato al Polo Nord, si è allenata col bacio all'eschimese (detto anche a farfalla), in modo da esibire due bei ventagli di ciglia robuste come baffi di tricheco.

Ma torniamo all'ipermercato: finalmente riusciamo a trovare il reparto assorbenti, ben nascosto da sguardi indiscreti. Anny, a questo punto, quasi si commuove, rievocando ricordi felici, quando, da bambina (boccolosa e infiocchettata), aveva eletto il reparto assorbenti il suo preferito tra tutti. Non sapeva cosa fossero, quei paffuti pacchetti colorati, ma era affascinata dalle loro confezioni variopinte. Un trionfo di fucsia, rosa, viola e verde prato a primavera. Un'aurora boreale ultra-assorbente.
Alcuni ricordano sempre con nostalgia le luci del loro primo albero di Natale, ma nessuno di noi potrebbe mai dimenticare il pittoresco reparto assorbenti, quel magico, ipnotico, caleidoscopio di colori, quell'angolo di felicità a portata di carrello della spesa.
"Sono pochi!" osserva Anny, un po' delusa, passando in rasegna i pacchi disponibili. Poi però, si piega e sceglie il suo, con premuorsa attenzione, come se si trattasse di un tenero cucciolo da adottare. Io intanto gioco con un vasino a forma di ippopotamo verde acido.
Mentre entro in confidenza col mio nuovo pachidermico, sanitario, amico, il mio sguardo si allarga, in cerca di nuove frontiere della permeabilità.
"Anny, guarda!" esclamo a voce altissima, in modo da condividere con tutti gli acquirenti di pannoloni per incontinenti il mio incontenebile gaudio. "Qui c'è tutto un altro mondo dedicato all'Assorbenza!"
Peccato però che fossero gli scaffali dei Pampers.
Nonostante tutto, la missione è compiuta, l'antico vasino è stato portato in salvo (e rimesso sullo scaffale), ed io ed Anny ci dirigiamo, sereni e appagati, verso la cassa... non sapendo, però, di essere inseguiti da una sinistra figura.
Noi continuiamo a camminare, ignari di tutto, accarezziamo con affetto le orrende foche ricoperte di porporina (piuttosto che appenderle all'albero, mi appendo io... con una corda, però) e ammiriamo con una smorfia di benevolo disgusto una sfilza di burro cacao dagli aromi più bizzarri ("Uva e mora", tanto per dirne uno... che shkifo!), per poi fermarci all'angolo del cotone idrofilo (Anny - con mio gran disappunto - preferisce i dischetti d'ovatta ai batuffoli colorati), e infine guadagnamo la cassa, dove siamo accolti da un'esigua fila di clienti frettolosi e dal sorriso allegro della cassiera, un sorriso così carico di felicità da contrarsi in broncio. La cassiera, dopotutto, è felice per definizione, specialmente quando mancano cinque minuti alla chiusura (e le star come me ed Anny fanno sempre la spesa cinque minuti prima della chiusura).
Mentre aspettiamo il nostro turno, Anny soppesa i mascara, mentre io valuto i tubetti per le bolle di sapone, indeciso tra Tigro e Winnie The Pooh. Improvvisamente, mentre i nostri acquisti scorrono sul nastro, pronti a mostrare impudicamente il loro codice a barre alla cassiera, la figura misteriosa che ci aveva spiato nel reparto assorbenti si fa avanti. O meglio, ci tende un'agguato. Afferra il braccio di Anny e favella in siffatta maniera: "Ciccia, secondo te com'è questo mascara?"
Anny la fredda con uno sguardo gelido, più glaciale dell'alito di un banco-frigo, poi dichiara socraticamente di sapere di non sapere. L'inseguitrice molla la presa e inizia a battibeccare amorevolmente con la cassiera, che ha fatto scontrino unico per noi e per la nostra amica Ciccia. La cosa inquietante è che ha comprato i nostri stessi prodotti. Da brividi, vero? Insomma, che se ne fa una di un pacco di fazzoletti e di salvaslip con molecola N3? Possibile che anche lei ne abbia bisogno? E' solo una coincidenza, oppure è una nuova, ennesima stalker di Anny?
Afferro galantemente la busta della spesa, mentre Anny strappa dalle mani della cassiera lo scontrino, il lasciapassare della nostra libertà. Insieme fuggiamo da quell'intricato labirinto illuminato al neon, volando via, come Dedalo e Icaro, sulle ali di un Lines.

mercoledì 1 febbraio 2012

Raffy nel Tempio dell'Abbondanza

Può sembrare assurdo, ma i
prodotti sugli scaffali non
si riordinano da soli...
Per molto tempo ho pensato
che fosse opera degli Elfi Domestici



Questo è il primo di una serie di special autobiografici per chi dovesse provare interesse per la mia sciagurata vita!

Perché contare le pecorelle per addormentarsi quando puoi contare migliaia di bustine di vanillina? E' quello che ho fatto io qualche giorno fa, quando nostra cugina ha chiesto a me e a mia sorella di aiutare lei e i suoi colleghi a fare l'inventario nel supermercato dove lavora.
Di solito queste cose le chiedono sempre a mia sorella, quella "pratica, affidabile, matura". Il fatto che l'abbiano chiesto anche a me l'ho interpretato come un sinistro benvenuto nel club degli adulti.
Non avrei mai pensato di varcare la soglia del mondo del lavoro attraverso le porte scorrevoli di un supermercato. A fare la spesa ci sarò andato al massimo tre volte...
Mia sorella ha esercitato su di me un vero e proprio terrorismo psicologico. Mi aspettavo frustate ad ogni minimo errore. Sì, perchè l'inventario è un arte sottile, una scienza esatta e ogni minimo sbaglio può avere conseguenze disastrose sulla continuità spazio-temporale.
Per chi non lo sapesse, fare l'inventario significa contare i prodotti di un negozio. Il che è parecchio noioso, considerando anche il fatto che di solito questo genere di attività si svolgono di mattina presto. E io, con due stecchini infilati tra le palpebre, mi sono dovuto alzare alle quattro di domenica mattina.
Ho capito subito che mi sarei sentito tutto il tempo come un pesce fuor d’acqua, con la mia mania di dare del “lei” a tutti, con le mani morbide e curate di chi non ha mai fatto alcun lavoro manuale nella sua vita, con quell’aria affranta e un po’ seccata, da principino costretto a lavorare dopo che la sua famiglia è caduta in disgrazia (cosa non - ancora - vera, grazie al cielo).
Mezzo morto di freddo e tutto imbaccuccato, sembravo Jasmine che si avventura per la prima volta al mercato. Per fortuna non è mi è toccato il banco frigo, altrimenti non avrei avuto altre felpe da mettere e sarei morto assiderato nel tentativo disperato di trovare il codice a barre di un mammuth surgelato.
Ma arriviamo al dunque.
Fase 1: A beautiful mind. Appena arrivato mi armano di pennarello e post-it, e mi ritrovo ben presto a contare disperatamente una montagna interminabile di confezioni di biscotti e brioches. Codici e numeri ovunque.
Una volta finito, quale reparto vado a scegliermi da gran intelligentone quale sono? Il settore "Pane & Angeli", altrimenti noto come "Una valanga infinita di bustine sfuse di lievito, vanillina e altri ingredienti per dolci di cui ignoravo l'esistenza, senza contare le singole candeline di compleanno che hanno ognuna un codice a barre diverso a seconda del numero."
Fase 2: Sparate! All’inizio mi sono spaventato. Devo aver visto troppo spesso l’episodio di Desperate in cui Lynette viene tenuta in ostaggio da una pazza in un supermercato.
Poi ho capito che per “sparare” si intedeva scannerizzare il codice di ogni prodotto con una specie di telecomando mistico noto con "il Terminalino" (perché non chiamarlo “pistola”?).
Fase 3: Riconteggio della merce per verificare che tutti abbiano contato bene, o Momenti imbarazzanti In questa terza e ultima fase si viene abbinati ad un compagno. Ed è lì che sono arrivati i veri dolori, visto che ho dovuto fingere per tutto il tempo di conoscere le tabelline e dubito di aver convinto la mia partner. A mia discolpa, però, devo dire che la ragazza aveva una barba più folta della mia. Perciò, tra carenze aritmetiche e scurissimi peli superflui sul mento, il secondo caso è senza dubbio più grave. Almeno se non conosci la tavola pitagorica puoi contare sulle dita…
Una bottiglia di succo alla pesca infranta più tardi, al termine di circa due ore trascorse ad urlare alla mia partner marche di assorbenti ("Lines Seta Ultra-anatomici! Lines E’ con ali! Lines Perla Lady!"), suscitando la generale ilarità, il proprietario del supermercato (il classico schiavista) ha rapito me e la mia collega, non quella barbuta, ma un’altra tizia con un nome improbabile e fasullo, da presentatrice tv, sicuramente scelto per mascherare un impietoso nome di battesimo. Dicevo, il “padrone” ci ha gettati in auto e ci ha portati in un altro supermercato di sua proprietà. Se il primo era il Santuario del Superfluo, questo era una specie di Cattedrale del Consumismo, qualcosa di enorme. Io e Milly (questo è il nome posticcio della mia seconda intrepida compagna di avventura) abbiamo trascorso ore a controllare che i nostri predecessori avessero contato bene la merce di un espositore. Bene, credo che l’ “invetarista” che ci ha preceduto fosse orbo, perché ha contato solo unidici “stringhe per scarpe nere 120 cm” quando in realtà erano ventisei! Quando si dice le fette di prosciutto...
Comunque anche in questo supermercato mi sono capitati i reparti più imbarazzanti, come lo scaffale dedicato al meraviglioso mondo della contraccezione. Stavo leggendo la lista dei prodotti e la mia voce ha vacillato nel chiamare all’appello i “Profilattici Tango” (che razza di nome è, tra l’altro? Mi immagino lo slogan, "Profilattici Tango, per ogni tipo di ballo orizzontale").
Ma forse il momento migliore è stato a fine lavoro, verso mezzogiorno, quando i due macellai mi hanno chiesto (con fare confidenziale e chiamandomi “Raffy” – mai visti in vita mia…) di aiutarli a pesare i prosciutti sulla bilancia del banco macelleria e formaggi.
Alla fine hanno fatto tutto da soli e non avevano affatto bisogno del mio aiuto. Mi sono limitato ad accarezzare affettuosamente due o tre prosciutti, sentendomi tremendamente inutile...
In quel momento ho realizzato che i miei sogni di macellaio erano finiti…
Non  ne ho affatto il physique du rôle: c’era un caciocavallo più grosso di entrambe le mie cosce messe insieme e ho visto anche fette di bresaola più spesse delle mie caviglie.
E poi dubito riuscirei a fare commenti così pesanti sulle cassiere come facevano quei due.
Tirando le somme di questa intensa giornata di sudore e sangue, devo dire che è stata un’esperienza nel complesso educativa: non pensavo che ci fossero tre diversi tipi di suolette per scarpe (di clorofilla, carbone e sughero) né che esistesse una misteriosa poltiglia gialla in barattolo etichettata come “grano cotto per pastiera”.
Quando sono tornato a casa, mi sono accasciato privo di forze sul mio letto, stanco ma felice: finalmente ho potuto dire di essermi sudato il pane!
Così, moribondo, ho chiuso gli occhi e ho rivisto davanti a me file infinite di merendine e biscotti Mulino Bianco stipati su interminabili scaffali.
E’ come quando viaggi a lungo in treno e poi a casa ti sembra di sentire il rumore dei pistoni, o come quando, dopo una giornata al mare, ti metti sotto le coperte e ti sembra di galleggiare nell’acqua.
Chissà se sentirò la mancanza del supermercato ora, come succede con l’Africa…

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