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| "Il guardaroba di ogni donna dovrebbe essere come uno showroom: creativo ed espositivo." (cit. Carla Gozzi) |
La mia prima vittima è Il guardaroba perfetto, il nuovo programma dell'opalescente Carla Gozzi, questa volta orfana di Enzo Miccio, filiforme partner di sempre in Ma come ti vesti?, troppo impegnato a promuovere il suo romanzo su Grace Kelly (sto scrivendo questo post mentre faccio la fila in libreria per acquistarlo.)
La trasmissione è, senza troppi giri di parole, un Ma come ti vesti? a domicilio: la missione di Carla, benefattrice à la page, è aiutare povere (attrici che interpretano, da cani, il ruolo di) donne comuni alle prese con i loro guardaroba ribelli. Scheletri nell'armadio, mise imbarazzanti, abbinamenti improbabili e tanto altro ancora nella trasmissione pomeridiana che ha già annoiato milioni di fan!
Donne in crisi invocano a gran voce il suo nome e Carla accorre subito in loro aiuto, vestita come la bibliotecaria del liceo di Grease, trascinandosi dietro non Enzo, ma la sarta Enza (una specie di trolley umano, visibilmente a disagio davanti alle telecamere, con un foulard al collo come patetico tentativo di renderla fashion).
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| Le Cronache di Carla: il visone, l'esteta e l'armadio |
Tutti questi sorprendenti outfit (che Miranda Priestly definirebbe "Avanguardia pura!") vengono catalogati in base alle occasioni d'uso stabilite da Carla: da "Tempo libero" a "Lavoro", da "Serata romantica" a "Guerra nucleare".
Dopo aver elargito regole generali che qualsiasi commessa part-time saprebbe recitarvi a macchinetta, Carla sceglie di infierire su un vecchio abito per modernizzarlo un po' e chiama a rapporto la fida sarta: "Enza! Qui, bella! Miciomiciomicio!"
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| "Enza, scelgo te!!" |
A lavoro finito, il caso umano della puntata si reca da lei e domanda, con voce atona: "Enza, è pronto il mio abito? Sono proprio curiosa di vedere com'è venuto" (l'entusiasmo è palpabile, come nella sala d'aspetto di un dentista.)
Intanto Carla mette ordine nel guardaroba, armeggiando con cappelliere e scatole cinesi piene di accessori, col risultato di renderlo terribilmente spoglio e triste, anche se perfetto. Segue la gioia e la meraviglia della sua assistita (vicina all'Oscar quasi quanto Manuela Arcuri) che si spreca in lodi eccessive, salamelecchi, inchini, sviolinate, dichiarazioni d'amore e proposte di matrimonio per aver realizzato ciò che a lei (povera, pusillanime naufraga in un mare di abiti inconciliabili) sembrava impossibile.
La telecamera punta sul viso benedicente di Carla, con lo scintillante chignon biondo Legolas e le labbra rosso fuoco, che annuncia solenne, con l'aria di chi ha appena tirato fuori un gruppo di top-model da un edificio in fiamme, "Ora sì che il tuo è un guardaroba perfetto."
Se venisse da me, le direi di lasciar perdere il mio guardaroba (o meglio, il guardaroba di mia sorella + il mio cassetto) e di darsi una mossa a riordinare l'armadietto dei medicinali, la scarpiera del ripostiglio e la libreria, o, ancora meglio, l'inaccessibile soppalco ingombro di scatoloni del garage.




