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| El ángel caído (L'angelo caduto), Parque del Retiro |
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| Prado 3. Il misterioso e visionario Hieronymus Bosch (conosciuto in Spagna come El Bosco) realizza nel trittico del Giardino delle Delizie (sopra alcuni dettagli) molto più di un'opera d'arte. Anticipando di secoli il Surrealismo, la sua allucinata immaginazione plasma il peccato nelle forme più svariate: sotto lo sguardo inquietante di uccelli e creature mostruose, i corpi degli uomini si confondono nell'estasi del peccato, le bocche suggono avide il dolce succo di frutti giganti, e, all'interno di conchiglie e gusci variopinti, trovano sfogo gli assilli della lussuria. Alle delizie del mondo terreno, corrispondono le atroci sofferenze dell'Inferno, un mondo di oscurità e dolore, dove gli strumenti musicali (anch'essi simboli di licenziosità) diventano strumenti di tortura, un orribile mostro dalla testa di uccello, seduto su un trono come un dio egizio, ingurgita i dannati e li defeca in un pozzo immondo, ed esseri di ogni tipo (demoni-grillo, scrofe vestite da suore, lepri umanoidi e viscidi rospi) sottopongono i peccatori ad ogni sorta di sevizia. Gli orribili episodi infernali si consumano sotto lo sguardo di rassegnata ironia del gigante grigio, enigmatica figura in parte uomo, in parte albero e in parte guscio d'uovo. L'ossessione di Bosch per il peccato (nata dal senso di colpa, da una segreta attrazione o da entrambe le cose?) si esplicita anche in altre opere esposte al Museo del Prado, come Il carro di fieno, immagine dell'avidità umana ("Il mondo è come un carro di fieno, ciascuno ne arraffa quel che può", recita un proverbio fiammingo), I sette peccati capitali e Le tentazioni di Sant'Antonio. |
Dopo una ricca e corroborante colazione, siamo pronti per continuare il nostro tour della città. Oggi vi parlo di uno dei posti che più mi hanno entusiasmato e sorpreso, il Parque del Retiro. E' raro che vada in brodo di giuggiole per un parco, visto che la mia predilezione va generalmente a musei e monumenti, ma il Retiro è davvero un posto magico. Il Palacio de Cristal, circondato dal verde e inondato dalla luce screziata del sole, con le sue maioliche, decorate con grottesche e animali mitologici, e il lago, in cui troneggiano imponenti i cipressi calvi delle paludi, sembra essere emerso dalla penna di Micheal Ende.
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| In alto, il Palacio de Cristal, con dettaglio delle maioliche. In basso, l'Estanque (lago artificiale) e il monumento ad Alfonso XII. |
Naturalmente, non poteva mancare un giro in barca sull'Estanque, con mio zio Domingo e mio cugino undicenne Juanito a pagaiare, mentre io e mia zia Rosaura (munita d'ombrellino come in un quadro di Renoir) ci siamo limitati a salutare aristocraticamente la plebe (i nomi dei miei compagni di viaggio, eccetto Grace, che conoscerete più in là, sono stati volutamente adattati alla lingua del luogo, come è mia abitudine fare: durante una vacanza in Austria, ho chiamato mia sorella "Walburga" per una settimana intera. Immaginate la sua felicità.)
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| Reina Sofía 1. Il quarto batticuore di questo viaggio a Madrid ci è stato regalato da un altro grande visionario, Salvador Dalí, a partire da Figura a una finestra (destra), ritratto di spalle in cui è già possibile intravedere, nell'erotismo appena accennato, "l'angoscia sessuale" de Il grande masturbatore (in alto). Qui Dalí assembla negli aridi paesaggi della sua infanzia un delirio di rocce, figure umanoidi, forme falliche e suggestioni mitologico-psicoanalitiche. Esposti nel Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, tra le altre opere, anche Monumento imperiale alla donna bambina, omaggio all'amatissima Gala, a cui l'artista sacrifica le sue più nere paure infantili, e L'enigma di Hitler, oscura profezia sull'inarrestabile follia del cancelliere austriaco. Thyssen-Bornemisza. "La pittura è come i sogni: familiare al contempo misteriosa." Sogno causato dal volo di un'ape intorno ad una melagrana, un attimo prima del risveglio (in basso), interpretazione pittorica dell'Interpretazione dei sogni di Freud, esprime al meglio questa definizione dell'artista. |
Dopo la nostra mini-crociera sotto il solleone, un clarinettista ubriaco (se non altro) ha cercato di convincerci di essere palermitano (sapeva dire solo "minchia" e lo ripeteva di continuo), poi ci ha dedicato un incerto O Sole mio che ci ha convinto a sollevare i sederi stanchi dalla panchina e a proseguire nella visita del parco.
Si dice che ogni giardino abbia il suo serpente, ma io direi piuttosto che ogni parco pubblico abbia il suo freak (o meglio, friki, in questo caso) sempre pronto a molestare il passante di turno.
Continuarà...
Continuarà...
















