venerdì 11 luglio 2014
Pubblicità insopportabili #35 - Testa e spalle
Il capo che riunisce il suo team di creativi, batte il pugno sul tavolo e annuncia: "Bisogna trovare un nome per il nostro shampoo!"
"Mmm, vediamo un po'" riflette ad alta voce qualcuno. "Uno shampoo serve soprattutto a lavare i capelli e la testa della gente. Forse dovremmo pensare a cosa distingue il nostro dalle ditte concorrenti..."
"Sarebbe il miglior antiforfora sul mercato" sottolinea qualcun altro. "Credo che il nome dovrebbe riflettere questa sua peculiarità. Dev'essere un nome che dica: 'Hey, compra questo shampoo! Non si prende cura solo dei tuoi capelli, ma anche delle tue spalle! Chi altro lo fa? Usalo e potrai dire finalmente addio a quell'antiestetica nevicata di forfora sui tuoi omeri!' Perciò... che ne dite di Testa-e-Spalle?"
Il collega gli dà una pacca sulla spalla del tutto sgombra di forfora in segno di approvazione e aggiunge: "Sì! E' magari come jingle per lo spot ci mettiamo testa spalle baby one two three..."
"Sì, e i soldi per la SIAE ce li metti tu?" abbaia il capo. "L'idea di Testa-Spalle però non è male... bisogna solo renderlo un po' più cool! Più giovane!"
"Allora traduciamolo in inglese, che fa sempre figo... HEAD&SHOULDERS!"
Il capo abbozza un sorriso.
"Head&Shoulders..." pondera, grattandosi la chioma sale-e-pepe senza far cadere neanche il più piccolo fiocco di forfora. "Head&Shoulders... sì... è talmente stupido che potrebbe funzionare!"
"Grazie capo!"
"Un'intuizione talmente geniale va sfruttata il più possibile!" incalza qualcuno.
"Già, forse non dovremmo limitarci a produrre shampoo..." medita il capo, gli occhi che brillano di ambizione. "Forse dovrei iniziare a considerare l'idea di produrre un'intera gamma di prodotti per l'igiene personale... sempre continuando a chiamarli con nomi che rimandino immediatamente alle parti del corpo interessate..."
"Tipo una crema per le mani che deterge e allo stesso tempo rinforza le unghie? Hands&Nails?" azzarda uno dei creativi, con un sorriso speranzoso.
"O magari uno shampoo specifico per barba e baffi, Beard&Mustache!" suggerisce un altro.
"Sì! E' proprio quello a cui stavo pensando!" si entusiasma il capo.
"Aspettate un attimo! E se mettessimo sul mercato un sapone intimo...?"
mercoledì 2 luglio 2014
Pubblicità insopportabili #34 - La mia estate italiana
E' arrivata l'estate e io non me n'ero accorto! Per fortuna che a ragguagliarmi c'ha pensato l'esagitata speaker del Tg Rocchetta (a cui dovrebbero proibire di bere altro tè). D'altronde è talmente difficile tenersi aggiornati sul frenetico quanto ingannevole avvicendarsi delle stagioni!
Se volete farvi un'idea più precisa di questa stagione e l'Estate di Antonio Vivaldi non rende abbastanza l'idea, riporto qui un componimento poetico sempre più presente nei circoli letterari e soprattutto nei circoli viziosi dell'arido palinsesto tv estivo. Mi sono permesso di frapporre ai versi commenti personali o ipotetiche risposte alle ritmate affermazioni del poeta.
Estate è dove accadono le cose
Puoi essere un po' più vago?
Estate è dove accadono le cose:
incontri, scontri, ferite, cure.
Mah. A me pare più il resoconto di una tranquilla passeggiata nel centro storico di Pamplona. Durante la Festa di San Fermín.
E' lavarsi con il mare
e asciugarsi col vento.
Ho capito, in valigia ce lo metto qualche altro flaconcino da viaggio di Head&Shoulders...
Assaggio tutto: il morbido,
il cremoso, il goloso.
Che per caso vuoi anche una fetta di cul... atello di Zibello?
Vado in bici, in barca, in bambola.
Parlo con lei, parlo coi pesci.
Che tu voglia parlarci, non mi sorprende. Ma fossi in te non mi aspetterei risposte educate. Né da lei, né tantomeno dai pesci.
Parlo di cose che sto per capire.
Eh sì, se aspettassi di capire qualcosa non sapremmo mai che suono ha la tua voce.
Partiamo, non partiamo, andiamo.
Senti, se dobbiamo farla questa vacanza, vedi se ti decidi subito. Io intanto prenoto. Poi te lo piangi tu il biglietto.
Sotto il sole e il temporale, la festa planetaria.
Okay, per me camera singola allora.
I conti, li farò quando sarò tornato.
Io soldi non te ne presto, benintesi...
Mi devi tre baci. Io, un cono 5 Stelle al cioccolato.
... e comunque per me vale solo la valuta corrente.
5 Stelle Sammontana, la mia estate italiana.
L'interpretazione del componimento è all'origine di non poche divisioni tra la critica: per i grammatici alessandrini, si tratterebbe di una puerile descrizione del cazzeggio estivo dal forte tanfo di cannabis, mentre i filologi bizantini sono più inclini a considerarlo il manifesto del genere di persona con cui io non andrei mai in vacanza. E, inutile dirlo, io propendo per la seconda interpretazione.
Incerta è anche la paternità dell'opera, anche se i più l'attribuiscono a un non meglio conosciuto Mecla, cantore semi-leggendario la cui natalità è contesa da località turistiche come Mykonos, Kos, Santorini e Ibiza.
Sembra il genere di cose che potrebbe scrivere quel vostro compagno di classe... insomma, quello che c'è in ogni classe, il fattone che spera di passare la maturità col minimo per potersi "stonare abbestia" in qualche isola greca a caso. Insomma, il classico tipo da spiaggia che, dato il mio rigidissimo sistema di valori vacanzieri (fondato principalmente sulle guide Lonely Planet), per me corrisponde più o meno a quello che per i cattolici è l'Anticristo.
Non so cosa mi susciti maggiore odio: il testo in sé, profondo quasi quanto un bicchiere da shottino, o quella voce... quella voce che sa così tanto di ultimi strascichi d'adolescenza...
Adolescenza nel senso più acneico, ormonale e rivoltante del termine.
Bleah.
Pensatela come volete, ma per me questo rimane un Tg
migliore di Studio Aperto o di Medicina 33 Estate.
migliore di Studio Aperto o di Medicina 33 Estate.
Se volete farvi un'idea più precisa di questa stagione e l'Estate di Antonio Vivaldi non rende abbastanza l'idea, riporto qui un componimento poetico sempre più presente nei circoli letterari e soprattutto nei circoli viziosi dell'arido palinsesto tv estivo. Mi sono permesso di frapporre ai versi commenti personali o ipotetiche risposte alle ritmate affermazioni del poeta.
Estate è dove accadono le cose
Puoi essere un po' più vago?
Estate è dove accadono le cose:
incontri, scontri, ferite, cure.
Mah. A me pare più il resoconto di una tranquilla passeggiata nel centro storico di Pamplona. Durante la Festa di San Fermín.
E' lavarsi con il mare
e asciugarsi col vento.
Ho capito, in valigia ce lo metto qualche altro flaconcino da viaggio di Head&Shoulders...
![]() |
| Un altro caso preoccupante di sindrome di Suárez. |
il cremoso, il goloso.
Che per caso vuoi anche una fetta di cul... atello di Zibello?
Vado in bici, in barca, in bambola.
Parlo con lei, parlo coi pesci.
Che tu voglia parlarci, non mi sorprende. Ma fossi in te non mi aspetterei risposte educate. Né da lei, né tantomeno dai pesci.
Parlo di cose che sto per capire.
Eh sì, se aspettassi di capire qualcosa non sapremmo mai che suono ha la tua voce.
Partiamo, non partiamo, andiamo.
Senti, se dobbiamo farla questa vacanza, vedi se ti decidi subito. Io intanto prenoto. Poi te lo piangi tu il biglietto.
Sotto il sole e il temporale, la festa planetaria.
Okay, per me camera singola allora.
I conti, li farò quando sarò tornato.
Io soldi non te ne presto, benintesi...
Mi devi tre baci. Io, un cono 5 Stelle al cioccolato.
... e comunque per me vale solo la valuta corrente.
5 Stelle Sammontana, la mia estate italiana.
L'interpretazione del componimento è all'origine di non poche divisioni tra la critica: per i grammatici alessandrini, si tratterebbe di una puerile descrizione del cazzeggio estivo dal forte tanfo di cannabis, mentre i filologi bizantini sono più inclini a considerarlo il manifesto del genere di persona con cui io non andrei mai in vacanza. E, inutile dirlo, io propendo per la seconda interpretazione.
Incerta è anche la paternità dell'opera, anche se i più l'attribuiscono a un non meglio conosciuto Mecla, cantore semi-leggendario la cui natalità è contesa da località turistiche come Mykonos, Kos, Santorini e Ibiza.
Sembra il genere di cose che potrebbe scrivere quel vostro compagno di classe... insomma, quello che c'è in ogni classe, il fattone che spera di passare la maturità col minimo per potersi "stonare abbestia" in qualche isola greca a caso. Insomma, il classico tipo da spiaggia che, dato il mio rigidissimo sistema di valori vacanzieri (fondato principalmente sulle guide Lonely Planet), per me corrisponde più o meno a quello che per i cattolici è l'Anticristo.
Non so cosa mi susciti maggiore odio: il testo in sé, profondo quasi quanto un bicchiere da shottino, o quella voce... quella voce che sa così tanto di ultimi strascichi d'adolescenza...
Adolescenza nel senso più acneico, ormonale e rivoltante del termine.
Bleah.
lunedì 16 giugno 2014
Canta che lo passi (l'esame)
![]() |
| Il primo special musicale de Il Tè. Non è orribile come sembra... di più. |
Va be', per farvela breve la storia è la stessa di Raperonzolo, solo che di spropositatamente lungo ho solo la barba e al posto della strega cattiva ho una perfida matrigna che mi ricorda ogni giorno di darmi una mossa a laurearmi, mentre mio padre non nasconde di aver preso in considerazione più volte la possibilità di abbondonarmi in un bosco. Malgrado questo, ci sono così tante cose che preferirei fare anziché starmene qui in clausura a liquefarmi sui libri. Tipo leggere altri libri - di quelli che scelgo da solo - o guardare un episodio dopo l'altro di serie tv e sit-com (cadendo in quel sonno simile alla morte che io definisco 'sit-coma'), o anche solo ciondolare senza meta per la casa con la scusa di sgranchire con le gambe gli ingranaggi del cervello (è quello che io chiamo think-walking.) Oh, e mi piace tanto anche coniare neologismi come sit-coma e think-walking per poi registrarli sul mio Dizionario Raffico-Italiano (che ad oggi consta di circa quattrocento voci, tra vocaboli ed espressioni idiomatiche.)
Per un'altra malsana abitudine che mi tiene lontano dallo studio non ho ancora inventato un termine apposito: confesso che potrei trascorrere ore intere a riguardare su YouTube spezzoni di classici Disney. Non so perché lo faccia, ma dopo averne visto uno non riesco più a smettere, e mi piace soffermarmi soprattutto sugli happy ending. Che ci volete fare? "E' che mi piacciono i lieti fini..." Siano danzanti come nel caso de La Bella Addormentata e La Bella e la Bestia, o "al bacio" come Cenerentola e La Sirenetta, ripassare i finali mi aiuta a dimenticare la data dell'appello sempre più prossima e mi regala una sensazione di felicità e appagamento che dura almeno una mezzoretta buona. Amo in special modo il momento dell'apoteosi dei due innamorati, quando parte a poco a poco un crescendo di voci liriche che riprendono il tema principale del film (tipo Parte del tuo mondo ne La Sirenetta o E' una storia sai ne La Bella e la Bestia) portandolo ad una chiusa trionfale. Dovrei proprio scrivere una canzone in stile disneyano che descriva la mia avvilente situazione sentimentale in modo che, una volta coronato il mio sogno d'amore, venga reinterpretato da un coro del genere. Ho già iniziato a buttar giù qualche nota, ma per il titolo sono indeciso tra Tutti mi vogliono ma nessuno mi prende e Forse il problema sono io.
Anche le mie dita dei piedi emanano splendenti raggi
di luce dopo la pedicure.
Un'altra mia frequente attività alternativa allo studio, a proposito di duetti coi passerotti, è comporre parodie musicali. Una canzone patetica come Immobile di Alessandra Amoroso, ad esempio, si presta perfettamente a dar voce alla sofferenza di chi vede tra sé e la laurea un'infinita serie di esami ancora da sostenere. E' proprio un pezzo catartico, di quelli da urlare a squarciagola fino a otturarsi le vie respiratorie di lacrime miste a muco:
Non farmi immaginare quanto ancora ho da fare,
forse crescere e studiaaaare...
Quanto ancora ho, da daaaareeee
Quanto ancora ho, da faaaaareeee
Quanti esami ho, da dareeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!
Ultimamente, però, nell'attesa di un Bacio del Vero Amore o magari di un Bacio Accademico, provo particolare diletto nel adattare alla lingua italiana canzonette di discinte pop star, un settore della traduzione ancora poco frequentato dai linguisti.
Ad esempio, se fossero nate in Italia, quelle due principesse sul pisello di Shakira e Rihanna, anziché I can't remeber to forget you, farebbero twerking intonando le seguenti parole:
(Parte di Shakira)
Lascio un biglietto
Sul tuo lato del letto
Ho sbagliato, lo so
Un'altra volta no
Faccio sempre così
Quando sbagli tu
Non ci penso più su
Cancello tutto
Ma non mi pento!
Al mondo, sai
Non c'è nessu-
No
Co-
Me sei tu
(Eccoci qua)
RIT
Sei dentro me, sai
Sei dentro me, sai
Dove
Vai tu,
Ti seguo
Ti seguo
Ti seguo
Oh
Oh oh ooh oh oh
Oh oh ooh oh oh
Non mi ricordo di scordarti
Oh oh ooh oh oh
Oh oh ooh oh oh
Anche se so che dovrei dirti addio
Però se guardi me
Ricordo solo che
Ci baciavamo al chiar di luna...
Oh oh ooh oh oh
Oh oh ooh oh oh
Non mi ricordo di scordarti
Non mi ricordo di scordarti
(parte di Rihanna)
Ritorno al tuo letto,
Che sia maledetto!
Ho giurato, lo so
Un'altra volta no
Non lasciare all'oblio
quello che dico io
Ciò che non ti va giù
cancelli tutto
Ma non mi pento!
Non sono stata così sce-
Ma
Mai
Fin-
Ora
(Eccoci qua)
RIT
Che rubi o che uccida lo voglio con me,
Farei ogni cosa per lui
Darei via mia madre per stringerlo a me, sai,
Farei ogni cosa per lui (x2)
RIT
Oh oh ooh oh oh
Oh oh ooh oh oh
Non mi ricordo di scordarti
Non mi ricordo di scordarti
Dio solo sa perché mi trastulli in simili attività, ma di alcuni versi - concedetemelo - sono piuttosto fiero: "Darei via mia madre per stringerlo a me" è il mio preferito. In più questo hobby mi ha portato a riconsiderare l'utilità di paroline come "sai."
Ora che ci penso questo problema mentale credo di averlo ormai da parecchio, perché già durante il liceo avvertii l'inspiegabile urgenza di tradurre la sigla di Heidi in latino ("Heidi, Heidi, tuus nidus in montibus/ Heidi, Heidi, capellae salutem tibi dicunt / Mehercules, hic mundus amoenus est! / Heidi, Heidi... paupera! Parvula! Cum tanto magno corde!")
Una che ha sempre incoraggiato le mie velleità cantautorali è stata la mia amica Anny, collaboratrice nella composizione di numerose ballate goliardiche. Presa dall'entusiasmo del mio innecessario remake italiano di Dark Horse di Katy Perry ("Sai che giochi con il fuoco?/ Ti farai bruciare oppure no?/ Lo scoprirai solo se osi/ Perché come un'onda ti travolgerò..."), si è affrettata a commissionarmi un rifacimento del più lagnoso successo di Lana Del Rey, Summertime Sadness.
Un bacio prima di andar via,
Malinconica stagione
Sono certa che tu sia
sempre stata la migliore.
Vesto col rosso delle mignotte,
Ballo sola al buio di questa notte.
I miei capelli belli da regina del ballo...
Via questi tacchi - sì, mi sento uno sballo!
Oh
mio Dio
Lo sento attorno a me
Il filo del
Tele-
Fono da sciogliere
Cuore sì, il fuo-
Co brucia ogni cosa
Ma paura non ne ho!
Un bacio prima di andar via,
Malinconica stagione.
Sono certa che tu sia
Sempre stata la migliore.
Sento la depressio, depressione estiva
Ho la depressio, depressione estiva,
Ho la depressio, depressione estiva
ah, ah-ah, ah, ah
...
Come vedete questo lavoro è ancora incompleto e da rivedere in più punti. Ma parallelamente sto mettendo mani anche una parodia della stessa canzone, tutta incentrata sulla piaga universitaria della sessione estiva. Cosa non si fa pur di non studiare.
Wish me good luck before I go,
Summertime session.
I just wanna you to know,
that, mommy, I'll do my best.
[...]
I've got the summertime, summertime session.
Got the summertime, summertime session...
Ah, ah-ah, ah, ah
Sì, lo so cosa state pensando...
E' meglio che torni di corsa alla mia torre e ci dia dentro con lo studio. Farò il possibile per rimanere concentrato, anche se... (coro lirico) quando sembra che... non succeda più, ti riporta via... come la marea... la voglia di cazzeggiar!
Etichette:
Disney,
Lana Del Rey,
musica,
musical,
parodia,
Rihanna,
Shakira,
università,
vita universitaria
giovedì 5 giugno 2014
Cornuta e contenta
![]() |
| So che è sbagliato, so che tutti ne hanno sparlato, ma io dovevo proprio vederla Angelina Jolie con due etti di corna in testa... |
Di questa biografia inedita di Malefica, la stilosissima strega cornuta, si è detto così tanto e se n'è parlato così male che tutto sommato mi aspettavo di peggio. Il film è di gran lunga migliorabile, ma ho trovato interessanti alcune intuizioni, come le origini "naturalistiche" di Malefica nei panni di fata protettrice della brughiera. La "benefica" baby-Malefica (per quanto sia già parecchio inquietante con quelle ali giganti e le corna da caprone) vive a stretto contatto con la terra, in un mondo ancestrale e panteistico. La sua graduale trasformazione in "cattiva" ricorda un po' la diffamazione subita dagli dèi pagani nel processo di cristianizzazione della società: per la regola secondo cui le divinità dei popoli vinti tendono sempre a diventare diavoli per i vincitori, la splendente Diana, ad esempio, da dea della caccia e dei boschi, è divenuta la protettrice delle streghe, che, a loro volta, non sono altro che le giovani sacerdotesse pagane trasformate in vecchie megere. Allo stesso modo le corna, considerate simbolo di fertilità, sono passate a cingere la testa del Diavolo, la cui figura è in tutto e per tutto modellata su quella di dèi campestri e "bestiali" come Pan/Fauno, che il Cristianesimo si è affrettato a demonizzare proprio perché incarnavano la forza incontrollabile della natura. Questa velata contrapposizione tra anarchia pagana e rigore cristiano, per quanto assente nella storia che tutti conosciamo, sembra adattarcisi benissimo se consideriamo che il primo atto malvagio di Malefica è rovinare una festa di battesimo!
Non mi spiego, però, perché chiamarla Malefica anche quando è ancora una fata buona. Non sarebbe stato più opportuno un cambio di nome, un po' come l'angelo Lucifero, che a partire dalla sua caduta è noto come Satana?
Sedotta, abbandonata e tradita da quella che credeva il suo principe azzurro (le corna le aveva già da prima, però), la fata incattivita si vendica gettando una terribile maledizione sulla piccola Aurora. E fin qui, più o meno rimaniamo sui binari della storia. Senonché Malefica si rivela ben presto una cattiva poco convinta, divisa tra sete di vendetta e rimorso. Un'antagonista voyeurista, che spia l'innocente principessa in attesa che si compia il maleficio ma non si azzarda a torcerle un capello. In altre parole, prende tempo. La ragazza, intanto, vive inconsapevolmente una specie di Truman Show, giostrato da Malefica, che, come un qualsiasi spettatore di Sky, mette "in pausa" Aurora quando vuole, la riprogramma, alterando a piacere il suo ritmo sonno-veglia, finché - sorprendentemente - il suo rancore comincia a sbollire e si fa strada un'insospettabile simpatia per la "bestiolina"...
Insomma, anche senza badare alle corna e alle ali, risulta chiaro che questa Malefica è un personaggio ibrido e complesso. Solo di tanto in tanto balugina il sarcasmo del suo corrispettivo animato. Rispetto al film del 1959, infatti, la Malefica impersonata da Angelina Jolie è molto più istintiva. E' sì crudele, ma come può esserlo un bambino o Madre Natura, per tanto è tutt'altro che incapace di amare.
L'interpretazione della Jolie, quasi inutile dirlo, è magnifica: si sarebbe potuto fare a meno di un bel po' di battute patetiche e della voce narrante, e lasciar parlare solo il suo volto ossuto. A quanto sembra, comunque, il cachet della signora Pitt sarà stato talmente esorbitante da non permettere di ingaggiare alcun altro attore decente. Elle Fanning è un'addormentata non poi così bella e le doti recitative di attrici di prestigio come Imelda Staunton non riescono a distrarre dal fatto che il ruolo delle Fate Madrine non abbia granché senso in questa riscrittura della storia, visto che non si capisce nemmeno da che parte giochino.
A proposito di fate, personalmente avrei falciato senza pietà tutto quel brulicante sottobosco di folletti deformi, mostri vegetali, elfi alieni e tutti gli altri rimasugli di Avatar e Il Signore degli Anelli. Gli scenari virtuali hanno fatto il loro tempo: non se ne può più. E la cosa peggiore è che tutto questo guazzabuglio di pixel è associato a scene incantevoli che sembrano incise da Gustave Doré (le vedute aeree di Malefica in volo) o ancora dipinte da un preraffaelita (specie le sequenze più cupe, come quelle in cui la strega vaga sola e ferita per i campi, o ancora quando Aurora sgonnella per prati e boschi.) Insomma, per la prossima volta, meno 3D e più John William Waterhouse!
![]() |
| Un'Ofelia di John William Waterhouse. Quando si tratta di dipinge fanciulle che vagabondano sconsolate per le selve, a Waterhouse non lo batte nessuno. |
Maleficent è un film che lascia perplessi. Tutto ciò che possiamo fare è tenere bene a mente che non si tratta de La Bella Addormentata, ma di un'altra fiaba, indipendente dall'originale. Ammesso che ci sia un'originale, visto il passaggio da un anonimo francese a Basile, da Perrault a Grimm, da Tchaikovsky a Walt Disney, con variazioni spesso scioccanti.
In questa fiaba la morale ruota intorno alla fiducia, e re e principi azzurri fanno una magra figura, tutto a vantaggio della solidarietà tra donne. Assistiamo ancora una volta ad una rivalsa contro la matrice certamente patriarcale delle folk-tales, un processo di revisione femminista della fiaba già cominciato negli anni Settanta da Angela Carter e recentemente ripreso sempre più spesso al cinema (basti pensare al finale di Frozen.)
In attesa di sentire la vostra e capire io stesso se debba ritenerlo o no un film da ricordare, ci dormo su, ascoltando la cover di Once upon a dream di Lana del Rey, che con la sua voce velenosa culla gli spettatori rimasti seduti a guardar scorrere i titoli di coda e li trascina dolcemente in sogni al cloroformio...
lunedì 26 maggio 2014
Pubblicità insopportabili #33 - Stro...
Non si può dire che questi siano spot freschi di giornata - ho cercato di ignorarli il più possibile - ma dato che insistono a volerli trasmettere, non posso più tacere.
La mia prima tirata di capelli va alla tizia spocchiosa della Sunsilk Liscio Perfetto. L'Eletta, l'unica depositaria del segreto di una chioma perfetta, esclusiva confidente di Yuko Yamashita.
"Sono pronta" cinguetta la modella, con una giravolta, come aspettandosi uno scroscio di applausi.
"Ma hai ancora i capelli bagnati!" si scandalizza la sua amica, vergognosamente disinformata sugli ultimi progressi della tecnologia giapponese in fatto di shampoo. "Se non li asciughi diventeranno crespi!" (Mia nonna aggiungerebbe anche "Ti verrà il mal di testa e da vecchia rimarrai paralizzata dai reumatismi.")L'altra la guarda con un enigmatico sorrisetto da Gioconda. "No, io ho un segreto" sogghigna, sorniona, mentre con una mano si alliscia una lunga ciocca e le lancia uno sguardo di sufficienza mista a divertita commiserazione. Sarà quel vestito accollatissimo color Quaresima... ma ha proprio l'aria di benevola, splendente superiorità tipica di una madre superiora che guarda una novizia.
Ci terrei che vi soffermaste insieme a me sul suo sguardo:
![]() |
| "No, io ho un segreto." |
2. Tranquilla, non sto ridendo di te... aspetta, no, forse un po' sì;
2. Povera scema... fai pietà ai calvi;
3. I miei capelli? Crespi? Come se le leggi della fisica non riguardassero solo voi sciatte mortali...
4. Tesoro, ricordami perché siamo ancora amiche...
6. Ma dove l'hanno presa 'sta sguattera? Poraccia, sei a malapena degna di fare i boccoli a Scanu...
7...
Sono aperto alle vostre interpretazioni...
La ragazza vestita di celeste e giallo Paint, intanto, beatamente ignara di tutto questo po' po' di sotto-testo, brilla della luce riflessa dai fluenti capelli della sua amica Maria Maddalena.
Che poi, a guardarli bene, non sembrano nemmeno capelli veri. Per me è una parrucca di fibre ottiche.
A proposito di fibre, indovinate poi chi altro mi sta sullo stomaco? Quelli di Stroili. Già il nome della ditta mi fa pensare a una digestione un po' sofferta...
Quando mandano in onda questo spot inaspettato, la smorfia que fascio...
Non so se mi infastidisca di più il doppiaggio finto-francese di Camille Lacourt o l'enfasi e l'espressività della material girl, che ammette: "Vorrei un anello con un brillante gigantesco... sto scherzando... no-no, è vero" (potrebbe vincerne uno a poker: ha un talento naturale per il bluff.)
Il segreto per rendere questa pubblicità meno insopportabile? Provate a riguardarla e a sostituire ogni "Stroili" con "stronzi." Non so, ma dopo averlo fatto io mi sento un re. Mi sembra di rinascere cervo a primavera. "Stronzi... stronzi... stronzi..."
lunedì 19 maggio 2014
Spassionatamente Raffy #1 - Principi e primati
![]() |
| A volte, ad una rimpatriata tra compagni di liceo, capita perfino che un amico ti suggerisca di aprire una posta del cuore. All'inizio ti sembra un'idea balorda, poi, mentre rimesti con la cannuccia la tua Lemon Soda spacciata per Schweppes al limone, cominci a pensarci seriamente: perché non mettere a disposizione del prossimo la tua ventennale esperienza di migliore amico, psicologo della domenica, sessuologo improvvisato, esperto di tutto e di niente e life-coach non richiesto? Hai sempre sognato di curare una rubrica di consigli, proprio come Phoebe, la tua Halliwell preferita! Così è nata Spassionatamente Raffy, la nuova rubrica autoreferenziale del Il Tè: qualcosa vi turba? Siete ad un bivio e non sapete come uscirne? Avete scritto alla posta del cuore di Mina su Vanity Fair e vi ha liquidato in modo frettoloso e acido? Allora scrivetemi a spassionatamenteraffy@gmail.com o invitami un messaggio privato sulla pagina Facebook del blog, e troverete qui la risposta semi-seria a tutti i vostri problemi! |
![]() |
| Ogni uscita di Spassionatamente Raffy sarà accompagnata da esempi di mail art (o arte postale), come queste due lettere decorate dall'artista Nasya Kopteva, Tiger lillies e Circus. |
Incredibile, ho già ricevuto due lettere! D'altronde c'è chi scrive ai serial killer in carcere... Comunque, oggi parliamo di amicizia, scimmie, re di Baviera, ma soprattutto, come ogni posta del cuore che si rispetti, di ciclo mestruale e gravidanze improbabili.
Raffy carissimo,
raggio di sole nelle mie giornate più buie (oggi è una di queste) - ok, la finisco con la captatio benevolentiae e vado al punto.
Perché il mondo è pieno di ragazzi con la sindrome premestruale perenne? O meglio: perché li incontro tutti io? Mi spiego: un anno abbondante fa ho litigato con quello che credevo essere il mio migliore, nonché unico, amico maschio. Non che fosse la prima volta: in sei anni ci siamo allontanati e riappacificati a più riprese, fondamentalmente perché le nostre rispettive concezioni di amicizia cozzavano tra di loro. Per fartela breve: io ritenevo che mi trattasse diversamente dal resto del suo giro, lui mi chiedeva spiegazioni ma non mi capiva, ci azzuffavamo e alla fine facevamo pace, con tutte le rassicurazioni del caso da parte sua: mi considerava un'amica preziosa, ma faticava ad esprimerlo concretamente. Molti mi hanno chiesto se per caso stessimo assieme, e in effetti le dinamiche dei nostri litigi ricordavano spaventosamente quelle di una coppia in crisi.
Terminato il liceo, per un po’ le cose sono andate a meraviglia; essendoci iscritti a due facoltà diverse non ci vedevamo tutti i giorni, ma ad un certo punto lui ha cominciato a venirmi a trovare, spesso di sera tardi, con la scusa di una sigaretta o di una chiacchierata – era diventata la nostra abitudine settimanale, una piccola oasi di pace in cui ridevamo come pazzi e discutevamo per ore e ore di qualsiasi argomento. Questi incontri sono durati per almeno tre anni...
Insomma, tutto bene finché non ho rilevato un mutamento nel suo modo di comportarsi. Sarà stato forse il fatto di appartenere all’élite universitaria dei futuri medici, una certa spocchia innata e fino ad allora nascosta, uno sbalzo ormonale... chissà com'è, ad un certo punto ho cominciato a non capirlo più – e già prima mi arrabattavo come potevo... E’ diventato scostante, imperscrutabile, freddo, scazzato per tutto e niente. Negli anni passati aveva assunto queste pose da principino sul pisello, ma l’avevo saputo smontare per tempo e perdonare; nessuno è perfetto, dice Osgood in A qualcuno piace caldo, e io davo la colpa all’età infelice (che non si conclude affatto raggiunti i vent’anni, ahimè), a turbamenti d’amore inesistenti o ad una sessualità forse confusa - per un periodo mi è venuto addirittura il sospetto che potesse essere gay e non volesse/sapesse accettarlo.
Non l’ho mai scoperto, né credo avrò una risposta entro breve. Perché con quello stupido litigio avvenuto un anno fa, io ho deciso di darci un taglio: via il numero di cellulare, tolta l’amicizia su Facebook, cancellati gli sms. Ero… satura, ecco. Stufa marcia. E così ho messo la parola ‘fine’ a sei anni di non so nemmeno io cosa. A volte mi chiedo se non siamo stati che due rette parallele convinte di potersi intersecare tra di loro, di trovare un punto di contatto. Io, almeno, ci ho creduto.
E poi, qualche mese fa, il Mestruato mi ha mandato una richiesta d’amicizia su Facebook. Senza neanche una parola di spiegazione. Io l’ho accettata, altrettanto gnorri. Conoscendolo, curioso (e pettegolo) com’è, non si perderà un mio aggiornamento. Lo faceva quando ancora ci frequentavamo; mi stupiva, e anche lusingava, quel suo interesse da parte sua, mi faceva sentire speciale.
Questo è tutto. Mi farebbe piacere avere un tuo parere, se non altro perché saprai sicuramente strapparmi una risata.
Grazie in ogni caso,
M.
Dolcissima e giustamente confusa M.,
Più che un problema, il tuo si direbbe un dilemma amletico. Letteralmente. Leggendo la tua dolente missiva mi è tornata a galla nella mente la povera Ofelia, vittima di un fidanzato impossibile e in piena fase "Nessuno mi capisce!"
Non importa quanto tu sia stata carina con lui, quante volte tu l'abbia lasciato poggiare la testa sulle tue ginocchia, quanto gli sia stata vicina nel momento del bisogno - lui ti ha ripagato mostrandosi umorale e gelido. Di fronte ad un simile, inspiegabile comportamento, non sapendo più che pesci prendere, Ofelia non ha retto più, è andata fuori di testa, il ramo che la sorreggeva non ha retto più neanche quello, è caduta nel fiume ed è finita a dormire coi pesci. Per fortuna tu sei stata più forte, non te ne sei stata lì a canticchiare come una pazza e a raccoglie fiori. Nonostante la lunga amicizia che vi ha unito (anche se, per gli esperti, l'amicizia ha buone probabilità di durare per sempre solo quando ha superato gli otto anni), hai deciso di tagliare tutti i ponti. Brava! Non sarà stato facile, ma ti meriti due pollici in su per lo spirito di auto-conservazione. E' capitato anche a me di dover potare i rami secchi e, per quanto inizialmente sia stato doloroso, mi sono subito sentito più libero, sollevato, come appena scampato all'annegamento. A festeggiare insieme a me c'erano naturalmente Paola e Chiara, che meglio di chiunque possono descrivere la rinnovata primavera sbocciata nel mio cuore: "Se qualche volta ho creduto che/ fosse impossibile / ora mi sento rinascere / seeeenza teeeee yeyeyeyeyeyeyeye / Vamos a bailar / Esta vida nueva..."
A giudicare dalla tua descrizione, questo Amleto de 'noantri sembrebbe troppo preso da sé per curarsi delle tante piccole quisquiglie che regolano la nostra vita sociale, come, che so, trattare con il dovuto rispetto chi ti vuole bene. Se è davvero l'eroe tragico che penso, più che degli amici, ciò che desidera davvero è un coro tragico che lo segua ovunque vada per dar voce alle sue sofferenze. In tal caso farebbe meglio ad abituarsi a bazzicare per i cimiteri e parlare solo coi teschi.
Quali dilanianti assilli lo turbino, quali conflitti interiori lo tormentino, non è dato di sapere e non si degnerà mai di spiegarcelo. A questo punto non ci resta che ululare un liberatorio "ecchissene"! "Voglio rimanere un eterno enigma, per me e per gli altri": così diceva Ludovico II di Baviera, un re malinconico, costantemente perso nelle proprie fantasie e ostaggio dei propri complessi. Un motto che, a quanto pare, è condiviso da molti.
Interessante la tua teoria circa una taciuta e sofferta omosessualità. Spiegherebbe almeno in parte il suo atteggiamento contraddittorio. Tra l'altro, guarda caso, pare che anche Ludovico II e, per alcuni critici, Amleto "preferissero il cioccolato alla vaniglia".
Quale che sia il motivo del suo bipolarismo, comunque, rimane da capire perché mai l'incompreso sia tornato in scena. Perdona la franchezza, ma, dato che ha aspettato ben dodici mesi (il tempo di gestazione di una balena) per rifarsi vivo, non mi stupirei se volesse soltanto dimostrare a se stesso di poter recuperare senza difficoltà l'ascendente che ha un tempo esercitato su di te.
Buttarti a capofitto in una ritrovata intimità con lui sarebbe come legarsi un sasso alla caviglia, prendere la rincorsa, buttarsi nel fiume e fare davvero la fine di Ofelia. Certo, la nostalgia quando si mette ti piglia e t'attanaglia, e lo capirei se volessi riallacciare i rapporti, ma il mio modesto consiglio è di farlo con moderazione, senza troppo aspettative. E' inutile cercare di cambiare qualcuno, perciò se proprio vuoi o devi averci a che fare, sarebbe bene sforzarsi di prendere solo "il meglio" della sua personalità. Se il suo "meglio" non è un granché, poi, hai tutte le ragioni per dargli appuntamento per un aperitivo nel bar più alla moda di quel paese, magari in tempo di calende greche (quando, di solito, non ci sono appelli d'esame). Insomma, riavvicinati a quest'anima in pena solo a patto che non faccia un Purgatorio anche della tua, di vita.
Un modo perfetto per ritrovarsi senza legarsi troppo potrebbe essere, per esempio, iniziare un rapporto epistolare: un po' come Ludovico II e la principessa Sissi, sua cugina, nonché l'amica di penna preferita. Uno scambio intenso, spiritualmente appagante, ma sicuramente molto meno stressante...
Ciao Raffi!
Finalmente hai una rubrica che ci permette di godere dei tuoi preziosi consigli! Volevo raccontarti la mia situazione: mia cugina è rimasta incinta, pur essendo vergine, apportando la tesi che la mano del suo ragazzo fosse cosi fertile da inseminarla alla prima stretta di mano, nel momento in cui si sono conosciuti. Ora mi sorge un dubbio, qualche giorno fa sono andata allo zoo e una scimmia mi ha dato la mano. Sono incinta? Aspetto un bambino o una scimmia? Considerando che sono allergica alle banane, cosa posso dare da mangiare alla creatura che verrà? Aiutami, ho già scritto alla posta del cuore di Fabio volo su Dipiùtv ma mi ha risposto affermando di essere esperto solo di maiali e non di scimmie!
Punto G.
Carissima Punto G.,
Prima di tutto lascia che ti dica quanto io sia affascinato dall'ambiente culturale in cui vivi.
Tu e tua cugina potete scambiare segni di pace ogni domenica con chi più vi piace e in tutta serenità: sono quasi certo che la letteratura scientifica non registri alcun caso di fecondazione per via manuale, né tra esseri umani né tra uomo e animale. L'unico caso che mi viene in mente è quello dell'alieno Kif di Futurama, fecondato da Lela con il semplice contatto dei palmi: come tutti gli esemplari maschi della sua specie, Kif, quando è innamorato, entra nel suo periodo fertile e può essere ingravidato da chiunque lo tocchi. Accertati che tua cugina non sia in realtà un alieno maschio proveniente da Anfibios 9: sul nostro pianeta e in questo particolare periodo storico la stretta di mano può essere considerata una forma di saluto sicura al 99,9%.
Quanto ai tuoi rapporti con le scimmie, puoi stare tranquilla: sarebbe difficile mettere al mondo un pitecantropo anche ricorrendo a pratiche più invasive di un amichevole batti-cinque. Dio solo sa quanto ci provò, il biologo russo Ilja Ivanovich Ivanov, pioniere della fecondazione assistita, a creare ibridi uomo-scimmia (in pratica, dei Super-Sayan), ma non ottenne il benché minimo risultato. O almeno così ci hanno fatto credere...
Grazie per esservi confidati con me! Inviate i vostri messaggi all'indirizzo spassionatamenteraffy@gmail.com o alla pagina ufficiale de Il Tè!
giovedì 8 maggio 2014
Datemi il "la"
![]() |
| Io non l'avevo capito che questa qui è una bambina. |
"La" è una sillaba meravigliosa, e sarebbe bene ricordarlo sempre.
Provate a pronunciarla lentamente: ha un che di elastico e propulsivo. LA. Una ranocchia che si piega sulle lunghe zampe (L) e con un balzo leggiadro atterra su una ninfea (A).
LA, tanto per cominciare, è il nome di una nota musicale. Ma è anche una sillaba generosa e salvifica: quando non ci ricordiamo le parole di una canzone è la prima a venirci in soccorso. Senza contare che tappandoci le orecchie e cantando "la la la" possiamo impedirci di ascoltare spoiler sulle nostre serie tv preferite, tipo chi muore a Il Trono di Spade (va be', è facile: qualunque personaggio per cui tu possa aver provato anche la minima simpatia.)
LA, inoltre, è una sillaba viaggiatrice. Basta che "a" si metta un accento sulla testa, portato sulle ventitrè, per catapultarci verso infiniti orizzonti. Là...
LA è anche una sillaba innovativa. Senza "la" la popolazione afro-americana vedrebbe notevolmente ridotta la propria creatività onomastica. Sì, perché, non so se l' avete notato, ma molti cittadini americani di colore non scelgono nomi tradizionali per i loro figli, ma si divertono a crearne di nuovi modificando quelli già esistenti. Per farlo si servono di vari suffissi e prefissi, come "-isha" e, appunto, "la-": Lamanda, Lakeisha, Latonya, Lasharona, Lashonda, Lashaniqua e così via. Non so bene da cosa derivi questa abitudine, forse si tratta di un segno di rifiuto verso i nomi occidentali imposti ai loro antenati dagli schiavisti. (Era un secolo che sognavo di parlare di questo in un post.)
Insomma, dobbiamo tanto alla sillaba "la."
Senza la fase della "lallazione" non impareremmo nemmeno a parlare! Senza "la" l'espressione "uh lala" non sarebbe così chic, e dovremmo scrivere per esteso nomi di città come Los Angeles. Senza "la" le aule dei conservatori risuonerebbero di perifrasi come "quel suono tra il sol e il si", ed "Ehilà" non suonerebbe più così amichevole. Senza "la" non potremmo intonare attorno al fuoco canzoni natalizie imbarazzanti tipo Fa la la la. Senza "la" i Puffi non saprebbero cosa canticchiare nel bosco. E a proposito di Puffi, a tre "la la la" Kylie Minogue deve la sua intera carriera.
Soprattutto, però, "la", nella lingua italiana, è un articolo determinativo femminile singolare di straordinaria utilità.
Dopo averlo ribadito, mi rivolgo a voi, presentatori televisivi, gente di spettacolo e passanti che parlate a voce troppo alta per strada: perché non vi ficcate in testa una buona volta che non si dice "Ci vediamo settimana prossima" ma "ci vediamo LA settimana prossima"?!
Se vi costa troppo usare un articolo allora parlate inglese o latino. Ditelo a me "Ci vediamo settimana prossima" e giuro che non mi rivedrete più.
Dedico questo sfogo a Clyo, che mi ha ispirato con la sua fervente campagna contro l'abusata espressione "come se non ci fosse un domani."
Etichette:
grammatica,
indignazione,
la,
Le Raffiche,
nomi afroamericani,
onomastica
Iscriviti a:
Post (Atom)









