Visualizzazione post con etichetta Aaron Taylor-Johnson. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Aaron Taylor-Johnson. Mostra tutti i post

venerdì 1 marzo 2013

"Anna Karenina", le nouveau parfum de Joe Wright

La locandina fa molto "Cronache di Narnia" per adulti.

Tutti sappiamo, anche senza aver letto l'imponente capolavoro di Tolstoj (ehm...), che Anna Karenina finirà col cedere all'estenuante corteggiamento del conte Vronskij. Allo stesso modo, è praticamente impossibile per lo spettatore resistere alle seduzioni di un abile esteta come Joe Wright. La nuova sfida letteraria del regista strega la vista, prima e più di qualsiasi altro senso. Ogni superficie è lucida, attraente, come il manto di una pantera: anche il minimo dettaglio è concepito per sedurre e predare.
La luminosità georgiana del suo Orgoglio e pregiudizio riaffiora soltanto a tratti, soprattutto nelle scene di vita rurale con protagonista Kostantin Levin, ma i paesaggi aurorali, i quadretti domestici e i candidi marmi di Pemberley sono solo un ricordo: a dominare sono i giochi di luci e ombre creati dagli intarsi d'oro ed ebano, i lampadari di cristallo, i magnifici costumi, le perle e i gioielli, le pareti foderate di seta, il paisley e il damascato. Una volta fiorita tra le verdi distese della campagna inglese, la semplice, eterea bellezza di Keira Knightley, più artistica che sensuale, si moltiplica e si riflette nelle fughe di specchi e nello sfarzo della Russia ottocentesca, fino ad abbagliare.
Acceca e disorienta anche la torbida soluzione narrativa: se in Orgoglio e pregiudizio gli eventi procedono lenti e regolari, come una piacevole passeggiata in carrozza (se pur con qualche malumore atmosferico tipicamente britannico), le vicissitudini di Anna Karenina si susseguono a scatti, come spinte dal turbinare frenetico dei pistoni di una locomotiva. Anna, l'algido Karenin, il magnetico Vronskij e tutti gli altri personaggi si muovono sul suolo instabile di una scena teatrale in continua trasformazione. D'altronde la storia della fedifraga Anna Karenina è la storia di una sfida al perbenismo e all'ipocrisia della società ottocentesca, dunque lo scenario più adatto a rappresentarla non può che essere il teatro, vetrina in cui, per secoli, si è esposta la propria rispettabilità, ma anche tribunale in cui, spesso, insieme allo spettacolo, andavano in scena le pubbliche umiliazioni. Non è all'opera che la contessa Olenska scandalizza la società newyorkese de L'età dell'innocenza? E non è a teatro che la marchesa de Marteuil comprende di essere irreparabilmente rovinata, una volta che Le relazioni pericolose da lei orchestrate sono diventate di dominio pubblico?
Entrare a teatro (dal greco, "luogo in cui si guarda"), nell'Ottocento, vuol dire esporsi allo sguardo critico e severo della Società.

Via col vento gelido dell'inverno russo.
La scelta della rappresentazione teatrale, per quanto a suo modo sensata, non è tuttavia priva di rischi: filtrando la storia di Anna attraverso non soltanto lo schermo, ma anche il palcoscenico, non si fa che ricordare costantemente allo spettatore che ciò che ha davanti è solo finzione. In questo modo non si finisce col ridurre i personaggi a marionette, automi senz'anima che perturbano, invece di emozionare?
La stessa, opulenta, bellezza visiva non rischia di attirare su di sé tutta l'attenzione, smorzando la forza dei dialoghi e quasi azzerando l'accompagnamento musicale?
Lo splendore esteriore, barocco, dell'immagine può essere accusato di soffocare l'universo interiore dei personaggi e le tematiche del romanzo: l'ipocrisia, la gelosia, la fede e la fiducia, il mondo pastorale contro quello urbano, la lunghezza spropositata dei baffi...
Ma si può dire che l'impresa stessa di condensare in due ore i fiumi di parole scaturiti dall'instancabile penna di Tolstoj sia già in partenza azzardata. La serie tv sarebbe probabilmente la forma più congegnale: lo stesso romanzo, in origine, venne pubblicato ad episodi.
Metà della critica tesse lodi su lodi, l'altra metà obbietta che la sola bellezza patinata della pellicola non può essere sufficiente per suscitare emozioni. Quest'ultima è un'affermazione che, a mio giudizio, nasce dall'ossessione di voler vivisezionare a tutti i costi la bellezza, alla ricerca disperata di una morale.
Sì, guardando Anna Karenina, si ha spesso l'impressione di guardare lo spot di un profumo, ma perché demonizzare la magnificenza estetica e scenica, la perfezione stilistica? Non c'è stato un tempo in cui la bellezza era di per sé un'emozione? Sufficiente a giustificare l'arte?
Penso che ciò di cui Anna Karenina abbia bisogno sia una seconda visione, per svelare i suoi pregi migliori. Quanto al romanzo, spero di riuscire a trovare il tempo anche per una sola lettura.


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...