venerdì 28 dicembre 2012

Raffy nel Mondo dell'Assorbenza

"Raffy, sei così piccolo e discreto... come un Tampax!" (cit.)
Dopo l'incredibile (!) successo di Raffy nel Tempio dell'Abbondanza, un'altra appassionante avventura tra le corsie dell'ipermercato, con la partecipazione straordinaria di Anny.
Come ogni anno, poco dopo Natale, accompagno la mia migliore amica a comprare cose da donna. E' una nostra tradizione, un rituale che perdura da anni, perno e basamento della nostra imperitura amicizia. Si aprono le porte automatiche dell'ipermercato e un labirinto di cunicoli, tunnel, corridoi senza fine e scalinate in stile Escher si dipanano davanti a noi. Sbaragliato il Minotauro e condotto in salvo una comitiva di ateniesi tenuti in ostaggio lì da secoli - tra decorazioni natalizie da due soldi e un lussureggiante giardino pensile di shampoo fioriti - facciamo sosta al "rebardo fazzoleddi", dove Anny sceglie con cura un pacco di salviette aromatizzate all'aloe vera. Già la parola, "Aloe vera", funziona meglio di uno shottino di Tantum Verde: "aloe" ricorda aloha, e al sol pensiero il tuo naso congestionato si inebria del profumo di piante tropicali, ibisco, e noci di cocco, mentre il tuo corpo si abbandona dolcemente sul bagnasciuga hawaiano.
Poi l'attenzione di Anny è attratta da un pacchetto di ciglia finte. "Non te le consiglio, Anny. Mio padre ti smaschera subito. Qualche giorno fa stavamo guardando la pubblicità di Philadelphia, quella con la cuoca di GialloZafferano che cucina primi schifosissimi... e lui ha un certo punto se ne esce con: 'Ma ha le figlia cinte? Ehm... cioè, le ciglia finte? Che shkifo. Sta male così.'"
Da notare la aggiunta della fricativa sh, per sottolineare l'idea di digusto insita nella parola "schifo". Vi piazzo qui lo spot di Philadelphia, così potete dirmi voi se la chef Sonia Peronaci ha davvero le ciglia finte o se, più verosimilmente, avendo fatto uno stage sul pesce surgelato al Polo Nord, si è allenata col bacio all'eschimese (detto anche a farfalla), in modo da esibire due bei ventagli di ciglia robuste come baffi di tricheco.

Ma torniamo all'ipermercato: finalmente riusciamo a trovare il reparto assorbenti, ben nascosto da sguardi indiscreti. Anny, a questo punto, quasi si commuove, rievocando ricordi felici, quando, da bambina (boccolosa e infiocchettata), aveva eletto il reparto assorbenti il suo preferito tra tutti. Non sapeva cosa fossero, quei paffuti pacchetti colorati, ma era affascinata dalle loro confezioni variopinte. Un trionfo di fucsia, rosa, viola e verde prato a primavera. Un'aurora boreale ultra-assorbente.
Alcuni ricordano sempre con nostalgia le luci del loro primo albero di Natale, ma nessuno di noi potrebbe mai dimenticare il pittoresco reparto assorbenti, quel magico, ipnotico, caleidoscopio di colori, quell'angolo di felicità a portata di carrello della spesa.
"Sono pochi!" osserva Anny, un po' delusa, passando in rasegna i pacchi disponibili. Poi però, si piega e sceglie il suo, con premuorsa attenzione, come se si trattasse di un tenero cucciolo da adottare. Io intanto gioco con un vasino a forma di ippopotamo verde acido.
Mentre entro in confidenza col mio nuovo pachidermico, sanitario, amico, il mio sguardo si allarga, in cerca di nuove frontiere della permeabilità.
"Anny, guarda!" esclamo a voce altissima, in modo da condividere con tutti gli acquirenti di pannoloni per incontinenti il mio incontenebile gaudio. "Qui c'è tutto un altro mondo dedicato all'Assorbenza!"
Peccato però che fossero gli scaffali dei Pampers.
Nonostante tutto, la missione è compiuta, l'antico vasino è stato portato in salvo (e rimesso sullo scaffale), ed io ed Anny ci dirigiamo, sereni e appagati, verso la cassa... non sapendo, però, di essere inseguiti da una sinistra figura.
Noi continuiamo a camminare, ignari di tutto, accarezziamo con affetto le orrende foche ricoperte di porporina (piuttosto che appenderle all'albero, mi appendo io... con una corda, però) e ammiriamo con una smorfia di benevolo disgusto una sfilza di burro cacao dagli aromi più bizzarri ("Uva e mora", tanto per dirne uno... che shkifo!), per poi fermarci all'angolo del cotone idrofilo (Anny - con mio gran disappunto - preferisce i dischetti d'ovatta ai batuffoli colorati), e infine guadagnamo la cassa, dove siamo accolti da un'esigua fila di clienti frettolosi e dal sorriso allegro della cassiera, un sorriso così carico di felicità da contrarsi in broncio. La cassiera, dopotutto, è felice per definizione, specialmente quando mancano cinque minuti alla chiusura (e le star come me ed Anny fanno sempre la spesa cinque minuti prima della chiusura).
Mentre aspettiamo il nostro turno, Anny soppesa i mascara, mentre io valuto i tubetti per le bolle di sapone, indeciso tra Tigro e Winnie The Pooh. Improvvisamente, mentre i nostri acquisti scorrono sul nastro, pronti a mostrare impudicamente il loro codice a barre alla cassiera, la figura misteriosa che ci aveva spiato nel reparto assorbenti si fa avanti. O meglio, ci tende un'agguato. Afferra il braccio di Anny e favella in siffatta maniera: "Ciccia, secondo te com'è questo mascara?"
Anny la fredda con uno sguardo gelido, più glaciale dell'alito di un banco-frigo, poi dichiara socraticamente di sapere di non sapere. L'inseguitrice molla la presa e inizia a battibeccare amorevolmente con la cassiera, che ha fatto scontrino unico per noi e per la nostra amica Ciccia. La cosa inquietante è che ha comprato i nostri stessi prodotti. Da brividi, vero? Insomma, che se ne fa una di un pacco di fazzoletti e di salvaslip con molecola N3? Possibile che anche lei ne abbia bisogno? E' solo una coincidenza, oppure è una nuova, ennesima stalker di Anny?
Afferro galantemente la busta della spesa, mentre Anny strappa dalle mani della cassiera lo scontrino, il lasciapassare della nostra libertà. Insieme fuggiamo da quell'intricato labirinto illuminato al neon, volando via, come Dedalo e Icaro, sulle ali di un Lines.

domenica 23 dicembre 2012

Ma che c'è Surreal Time #6? - Merry Csmas cn Csaba e Ernst

Trova le differenze.
Come potevo non commentare la venuta di Csaba, la nuova, glaciale padrona di casa Real Time? Anch'io mi sono lasciato sedurre dai promo color Baileys del suo Merry Christmas con Csaba, ma soprattutto, ad incuriosirmi è stato il nome, Csaba, di origine ungherese, che significa "dono" oppure "pastore". In effetti entrambi i significati si addicono perfettamente ad una che sembra uscita da un presepe. Se non appena scesa dalla barca del suo fidanzato, Braccio di Ferro.
Con la sua boccuccia rossa sempre sorridente e il testone dondolante, la nostra Csaba ci ha accolti generosamente nella sua asettica, ordinatissima cucina, sterilizzata chirurgicamente, e ci ha guidato csabato dopo csabato per tutto l'avvento, dispensando consigli preziosi (elencati nelle sue rigide scalette) su come conquistare parenti e amici con prelibate ricette natalizie.
Nella prima puntata, Csaba ci ha deliziato preparando i biscotti con cui decorare l'albero di Natale, in compagnia dei suoi dolci, biondi, angelici figlioletti (avuti per Immacolata Concezione), talmente beneducati e perfetti da sembrare cherubini appena discesi dal cielo per celebrare la nascita del Bambin Gesù. Credo che abbiano una carica a molla, da qualche parte: basta girare la chiave e si muovono come bambini veri.
Messi a letto i pargoli dopo il quotidiano cucchiaio di fegato di merluzzo, Csaba ha deciso di noleggiare un paio di amiche per un tea party natalizio. A vederle tutte insieme, sedute composte sul divano, sorseggiando tè matcha, sembrava di fissare una vetrina de LaRinascente. Un clima allegro da veglia funebre.

Csaba ha davvero la vitalità di un levriero di porcellana: così impettita, rigida ed elegante, sarebbe perfetta per decorare l'ingresso di casa mia.
Solo nella terza puntata, ha cominciato a scongelarsi un po', a fare battute di spirito, e persino a conversare amabilmente col polpo mentre lo "spaventava" (cioè lo immergeva simpaticamente nell'acqua bollente per tre volte per evitare che i tentacoli si arricciassero in modo antiestetico). Ci ha persino rivelato nostalgici aneddoti di vita familiare, e si è quasi commossa quando ci ha raccontato di come suo figlio Edoardo si diverta a togliere le lische al salmone. Quale bambino, dopotutto, non annovera il deliscamento del salmone tra le proprie attività ludiche preferite?
Ma se Csaba pian piano ha cominciato a rilassarsi, non si può dire lo stesso delle sue ricette, rigide e odiosissime, con misurazioni pignole tipo "125 grammi di farina." Spiegatemi voi che differenza fanno quei 0,05 grammi in più!
Dall'eterea Csaba, l'elfo aiutante di Babbo Natale, passiamo al possente Ernst Knam (o Gnam!), il re del cioccolato. Se il nome vi inquieta, la sua espressione taurina ve la farà fare addosso. Chissà se "in qvesti ciorni di cioia", l'intimidatorio Ernst abbia lasciato finalmente liberi i suoi tremebondi dipendenti.
In fondo, però, non è poi così cattivo come sembra: sotto la dura scorza si nasconde un morbido cuore di cioccolato, dall'inconfondibile scioglievolezza. Burbero e massiccio, ma anche coccoloso come un San Bernardo. E credo che non gli dispiacerebbe neanche avere una fiaschetta legata al collo.
Nel corso della prima puntata ha anche insegnato al suo dipendente coreano, con estrema dolcezza, una selezione di parolacce tedesche. E se non è tenerezza questa!

Guten Morgen finesse!
Buon Natale e felice anno nuovo!


mercoledì 19 dicembre 2012

Un Tea Party natalizio con lo Schiaccianoci

Il Natale si avvicina, annunciato da un'inebriante ventata di bontà: i bambini imparano a memoria la poesia da recitare a fine cena (per poi bastonare i parenti come pignatte, in cerca di monetine), le coppiette innamorate si baciano sotto il vischio (o sotto gli Arbre Magique delle loro auto), cori di voci bianche agli angoli delle strade allietano i cuori della gente, le pacchiane luci colorate sui balconi fanno mille, luminosi occhiolini ai passanti, e il Papa abbraccia e benedice i suoi amici stranieri (tra cui Dracula, il signor Burns e un gruppo di ugandesi che vorrebbero imprigionare gli omosessuali - quei cattivoni decisi a rovinare il Natale a tutti con la loro assurda pretesa di amarsi.)
Qualcuno - il Grinch, senza dubbio - ha avuto la luminosa idea di fissare l'appello del mio apocalittico esame di letteratura inglese il 10 gennaio, perciò ho deciso di anticipare i festeggiamenti per godermi in tutta serenità la magia delle feste. Quale modo miglior per celebrare il Natale se non con un tea party? Quelli natalizi sono i più facili, perchè in ogni casa italiana c'è sempre almeno un ripostiglio, o una soffita, o una cantina, o un sotterraneo per i prigionieri pieno zeppo di decorazioni natalizie. L'importante è sceglierle con cura e far caso alle sfumature, distinguendo con attenzione lo "squisitamente kitsch" dallo "schifosamente kitsch". Ma come resistere alla tentazione di sfoggiare la vostra teiera a forma di Babbo Natale per inorridire gli ospiti?


Come centrotavola, non ho potuto rinunciare alla mia boule de neige natalizia con carillon incorporato. Una gioia per la vista e per le orecchie, visto che intona la mia canzone natalizia preferita, O Tannenbaum. Esistono molte versioni straniere di questo canto, oltre all'originale tedesco, come quella inglese, Oh Christmas tree, o quella francese, Mon beau sapin, ma non conoscevo la versione norvegese, O Lutefisk, che impiega la melodia di O Tannenbaum per tessere le lodi di un piatto tradizionale del luogo: il merluzzo in ammollo. Se ho un po' di tempo cercherò di buttar giù una versione italiana: O Baccalà.
Restando in tema musicale, per i segnaposto ho pensato di prendere ispirazione dai personaggi de Lo Schiaccianoci, la storia natalizia per eccellenza, nata dalla penna "perturbante" e tempestosamente romantica di E.T.A. Hoffmann, riscritta in toni più zuccherosi da Alexandre Dumas padre e reinterpretata meravigliosamente dal balletto di Tchaikovsky, che proprio ieri ha compiuto 120 anni e  a cui ho avuto il piacere di assistere l'anno scorso grazie all'inaspettata generosità dell'Università di Bari (in cambio dovevo sostituire un telamone del Petruzzelli). In realtà il mio primo approccio con questo balletto è avvenuto durante i saggi di danza di mia sorella, quando, ingenuo fanciullino, di fronte ai gioiosi arabesque di Clara, non potei fare a meno di pensare: "Uno schiaccianoci?? Ma che schifezza di regalo di Natale..."
Tchaikovsky, in ogni caso, offre una colonna sonora perfetta per un tè festivo, una magnifica alternativa a compilation imbarazzanti tipo il cd natalizio di Glee, o peggio ancora, quello di Ti lascio una canzone.


Lo Schiaccianoci, il Re dei Topi (piuttosto rabbonito) e la Fata Confetto,
tre segnaposto realizzati con pezzi di stoffa e merletto, nastri, cartoncino e
cccolla vinilica. Avrei voluto seguire le tecniche di Barbara Guilienetti,
ma i miei mi hanno proibito di sventrare un divano per realizzare dei
segnaposto.

Quanto ai padri letterari de Lo Schiaccianoci, in libreria è disponibile dallo scorso Natale una nuova edizione, che comprende sia la versione di Hoffmann che quella di Dumas, pubblicata da Donzelli Editore. Perciò, Babbino Natale, se per caso mi stai leggendo, e se, sempre per caso, dovessi passare dalla Feltrinelli, sapresti come rendere felice un bambino, non proprio buonissimo, ma pieno di buone intenzioni.
Ma torniamo al nostro tea party. Cosa offriamo ai nostri ospiti, che sicuramente squittiranno di voler rimanere a dieta in previsione delle abbuffate festive? Ho pensato di andare sul leggero con dei biscotti al burro, che io e mia sorella abbiamo sempre chiamato (poco poeticamente) "mezzi-e-mezzi", perchè intinti per metà nel cioccolato. Non so bene quale sia il loro vero nome (la mia amica Angy li chiama "cioppini") ma credo si possano definire come una reinterpretazione easy dei kipferl austriaci. Qui di seguito la semplicissima ricetta (mi sembra già di sentire le risate delle mie amiche food-blogger, cuoche provette, a differenza di me, che sto uscendo faticosamente dal livello "uovo al tegamino" e comincio ad oscillare, per abilità culinaria, tra lo "studente in Erasmus" e l'"aristocratica caduta in disgrazia e dunque costretta a licenziare la cuoca." Questa scheda istruttoria serve più che altro a me, come promemoria.)
 
Notate la cura e la precisione con cui i biscotti sono stati intinti nel cioccolato.
Ringraziamo per questo le renne di Babbo Natale che ci hanno
dato uno zoccolo in questa importante e nobile impresa.
Un tea party senza tè è un po' come un albero di Natale senza puntale in cima, o, se preferite, come un presepe senza il bue e l'asin... no, aspetta, il Papa mi vuole ammazzare anche quelli. Lasciamo perdere. Parlavamo di tè...
Secondo la tradizione, il perfetto tè invernale dovrebbe essere speziato e profumato, perciò non c'è niente di meglio di un buon tè nero con chiodi di garofano, cedro, vaniglia e cannella per gustarsi un sorso di Spirito Natalizio (se poi fa particolarmente freddo, un po' di spirito in più può rendere un tea party ancora più allegro)
 

 
A presto, con nuovi, festosi post!


sabato 15 dicembre 2012

Premio Giovanna 2012: il Galà delle Pubblicità Insopportabili (le nomination)

Il Tè - il blog volutamente ozioso e inutile e Saratoga, il silicone sigillante, sono orgogliosi di presentare questa sera il primo Galà delle Pubblicità Insopportabili. Madrina dell'evento, la nostra brava Giovanna, procace eroina del celebre spot Saratoga. Non serve motivare la nostra scelta: coraggiosa e audace, è la Giovanna D'Arco della tv, anzi, la nostra Giovanna Hardcore, e siamo ben lieti di averla qui con noi, vestita per l'occasione (o meglio, quasi vestita), per questa memorabile serata.
Hanno aggredito i nostri sensi per un anno intero, rovinato le nostre serate di relax sul divano, spezzettato in modo indegno le trasmissioni televisive più avvincenti (Occhio alla Spesa o il talk pomeridiano di suor Lorena Bianchetti, tanto per citarne qualcuna), e spesso infestato persino la rete, facendo capolino a tradimento anche su YouTube. Parlo delle nostre amatissime e odiatissime Pubblicità Insopportabili, naturalmente!  A partire da oggi, tutti voi, cari amici, potrete finalmente godere del sapore dolce della vendetta ed eleggere gli spot più insopportabili del moribondo 2012.
Ma bando alle ciance, cominciamo subito col presentare le Insopportabili Categorie:

1. Personaggio Femminile VIP Più Insopportabile
Guarda la playlist delle 5 nomination:


Senz'altro una delle categorie più prestigiose. Quale sarà il volto femminile più insopportabile?
Elisabetta Canalis, per Pantene (rileggi l'articolo)
Altrimenti nota come Elisabetta Ogni-Volta-Che-Ti-Vedo-Cambio-Canalis. Capelli effetto leccata-di-cammello, voce nasale e atona, flirt improbabili... sarà per questo che l'hanno sostituita con un'altra Eli(sa di Rivombrosa), Vittoria Puccini?
Daphne Groeneveld per Dior Addict (rileggi l'articolo)
La biondissima modella venuta dall'Olanda (o, più probabilmente, dallo spazio siderale) per saltare e ballare nei pejori bar di Saint Tropez.
Federica Pellegrini per Enel Energia (rileggi l'articolo)
La sirenetta dalle spalle larghe che sogna di diventare una star del piccolo schermo. Da piccola si allenava "duro duro" per diventare una campionessa di nuoto, ma fuori dall'acqua dedicava canzoni d'amore alla televisione: "Quando accadrà, io non lo so, ma del tuo mondo parte faroooò...!" Aspetta e spera.
Belén Rodriguez per Linkem (rileggi l'articolo)
La focosa argentina, leggiadra come una farfallina, ma abituata al duro lavoro: naufraga, modella, ballerina, attrice di porno amatoriali, presentatrice, professoressa di latino e greco, ruba-fidanzati e mamma, Belén oggi sa anche trapanare muri e installare strani aggeggi pseudo-tecnologici.
Uma Thurman per Schweppes (rileggi l'articolo)
Uma, provocante ed effervescente nello spot della nota bibita. Il successo lo deve anche all'aiuto della sua truccatrice, Clio, già acclamata make-up artist di Platinette e di Rafiki, il babbuino de Il Re Leone.

2. Personaggio Femminile più Insopportabile
Guarda la playlist delle 5 nomination:


Non nascono famose, ma i loro volti sono diventati ormai iconici. Chi si guadagnerà la Giovannina d'Argento?
Liana per Polident (rileggi l'articolo), la simpatica postina che tutti vorremmo invitare a entrare per un caffè. Donna straordinaria, famosa per gli anacoluti e la sua abilità - decisamente fuori dal comune - di tagliare a fette anche minuscoli frutti di bosco: "Davanti a una bella fetta di lampone, me ne mangio due fette!"
Ragazza con micosi vaginale per Gyno Canesten (rileggi l'articolo), povera fanciulla afflitta dai funghi. A giudicare dallo sguardo spiritato, li fuma pure.
Ragazza mascellona per Amuchina (rileggi l'articolo) l'unica persona capace di uccidere con un bacio volante: molti dei suoi parenti sono rimasti feriti dopo averle fatto gli auguri di Natale, urtando il viso contro le sue spropositate mascelle.
Signora stitica per Carlo Erba (rileggi l'articolo), una donna con problemi di regolarità che evidentemente non segue i consigli di Alessia Marcuzzi. Pur di evacuare è disposta anche a ricorrere all'Erba. Quella buona.
Signora con faccia sconsolata per Biscotti Misura (rileggi l'articolo). Chi non ha versato una lacrima di fronte al suo dolore, dopo che una perfida ladra le ha sottratto gli amati biscotti senza lattosio? La sua è un'espressione drammatica che Barbara D'Urso sta ancora cercando di imitare.

3. Personaggio Maschile più Insopportabile
Guarda la playlist delle 5 nomination:


Vi chiederete senz'altro perchè ben due categorie dedicate al Personaggio Femminile più Insopportabile (VIP e non VIP) e una sola per la controparte maschile. No, non voglio insinuare che le donne siano più insopportabili degli uomini, semplicemente sono state più bisfrattate da insopportabili pubblicitari (quasi sicuramente uomini). A quale di questi ragazzacci avreste voglia di cambiare i connotati con un bel calcio?
Antonio Banderas per Mulino Bianco (rileggi l'articolo), da Zorro a mugnaio. Dalle stelle ai Pan di Stelle, è il caso di dirlo. Voi che ne dite, lo vorreste nel vostro mulino?
Dott. Follador per Sensodyne Ripara e Protegge (rileggi l'articolo), l'esperto di igiene dentale che vi ha fatto rimanere a bocca aperta (dalla noia). La sua voce melodiosa ricorda il ronzio di un trapano per dentisti.
Camille Lacourt per Edison Energia (rileggi l'articolo), ignudo e strafigo: ci vuole poco per essere insopportabili.
Bred Pitt per Chanel N°5 (rileggi l'articolo), un po' ingrigito, più profumato del solito, ma pur sempre troppo inselvatichito. Una nomination per il Personaggio Maschile più Insopportabile era, come dire... inevidabol.
Truffatore di Coca-Cola Zero (rileggi l'articolo), essere spregevole e meschino che truffa gli ignari spettatori vendendo Coca-Cola Zero al posto della vecchia, sana Coca-Cola. Lezioso ma malvagio, è il figlio illeggitimo di Tinky Winky e il Grinch.


4. Personaggio Non Umano più Insopportabile
Guarda la playlist delle 4 nomination:


Quale degli animali che popolano le pubblicità italiane vi manda più in bestia? (Daphne Groeneveld, sebbene non sia ancora accertata la sua appartenenza alla specie umana, è stata inserita comunque nella categoria Personaggio Femminile VIP più Insopportabile. Quanto a Brad Pitt... per "uomo" si intende oggi un esemplare di homo sapiens sapiens, ma non abbiamo ritenuto necessario creare una categoria specifica per gli uomini di Neanderthal.)
L'orso Bruno di Vodafone (rileggi l'articolo), il borioso ammasso di pelo che fa rimpiangere persino l'orso Yoghi.
Il leone Napoleone di Euronics, il felino antropomorfo che ci ha regalato barzellette e gag comiche degne del Cavaliere. Il regista degli spot è lo stesso di Tre metri sopra il cielo. E questa non è una battuta.
Il ragno killer di Mentos Rainbow si è guadagnato l'ammirazione di tutti, persino degli aracnofobici, quando è riuscito, con la sua spessa ragnatela, a cucire la bocca all'insopportabile fanciulla urlante (dai polmoni potenti!).
La gallina Rosita di Mulino Bianco (rileggi l'articolo), l'unica gallina con le palpebre superiori. Pur di non vedere come si è ridotto Banderas, se l'è fatte crescere.

5. Jingle più Insopportabile
Guarda la playlist delle 7 nomination:


Buongiorno a te, Nutella.  Persino un sommo tenore come Luciano Pavarotti può cantare canzoni insopportabili. Trovo particolarmente irritante la frase "Buongiorno al latte e al caffè", forse perchè detesto entrambi.
Gioca Jouer, Enel Energia con Federica Pellegrini (rileggi l'articolo), l'unico ballo che (più o meno) la Pellegrini sa ballare.
Jaan Pehechaan Ho, Heineken - The Date (rileggi l'articolo) la canzone che è giunta da Bollywood per romperci i chakra.
I love you, Ono, Dior Addict (rileggi l'articolo) anche nota col titolo alternativo di Grida di gabbiani spennati vivi.
Lasciatemi sognare, SuperEnalotto (rileggi l'articolo) il musical che invita a sognare ma attira la gente nell'incubo del gioco d'azzardo.
Musichetta da film a luci rosse, Edison Energia con Camille Lacourt (rileggi l'articolo)
Tuca tuca, Vodafone (rileggi l'articolo)

6. Peggiori Cliché
Guarda la playlist delle 5 nomination:


Ceres C'è - La città ha bisogno di eroi (rileggi l'articolo), la pubblicità che vuole tirarci su... il tasso di alcool nelle vene. Frustrati dal lavoro e dalla noia quotidiana? Fatevi un goccetto e sarete degli eroi!
Heineken - The date (rileggi l'articolo), una pubblicità, un'avventura senza tempo: il cavaliere senza macchia e senza paura, pronto a salvare la sua donzella dai pericoli di un ristorante orientale.
Proraso - Il barbiere degli italiani (rileggi l'articolo), italiani brava gente, italiani popolo di santi, poeti e navigatori... e chi più ne ha più ne metta. Pensate ad un cliché qualsiasi e lo troverete in questo spot.
Ronco San Crispino (rileggi l'articolo), un idillio artificiale quasi quanto il prodotto sponsorizzato.
SuperEnalotto - Lasciatemi sognare (rileggi l'articolo), secondo i pubblicitari di questo spot, se vincesse alla lotteria, una donna avrebbe due soli obbiettivi: mantenere a vita il figlio e bere "champagne ghiacciato a tutte le ore"!

7. Peggior Slogan
Guarda la playlist delle 3 nomination:



"Hey, che ti aspettavi?", Uma Thurman per Schweppes (rileggi l'articolo)
"Immagina, puoi", George Clooney per Fastweb.
"Poltrone e Sofà, artigggiani della qualità", Sabrina Ferilli per Poltrone e Sofà.


8. Pubblicità più Insopportabile
Tutte le sopracitate.
La più insopportabile di tutte, quella che proprio vi fa venir voglia di sbattere la testa al televisore, o vi costringe a catapultarvi sul telecomando in disperati tentativi di zapping.

Non mi resta che invitarvi a votare numerosi: vi basta lasciare un commento con le vostre preferenze!
Le categorie non sono poche, ma potete rifletterci con calma: il televoto si chiude il 1° gennaio.
Per ulteriori informazioni, aggiornamenti e anticipazioni, seguite la nuova pagina Facebook de Il Tè!

Che vinca la peggiore!

mercoledì 12 dicembre 2012

Pubblicità insopportabili #15 - Profumi e bellocci

"A' bello! Vérsace un po' de 'sto profumo!"
Mentre la Perugina tira fuori dal freezer il vecchissimo spot natalizio dei Baci (la bambina protagonista i Baci li regala i pronipoti, ormai), qualche operoso pubblicitario ha lavorato in modo febbrile per suggerire allo/a spettatore/trice sprovveduto/a i regali più banali che si possano lasciare sotto l'albero del/la proprio/a fidanzat/o: profumi. Puntualissimi, dal primo di dicembre, i palinsesti televisivi si riempiono di seducenti effluvi floreali. Accendi il televisore ed ecco che ti ritrovi a Limoni, con lo svantaggio di non poterti improfumare gratis con i tester.
Julia Roberts presta il suo iconico sorriso da Monna Lisa al profumo dal nome più brutto mai concepito, La vie est belle, mentre Eva Mendez si addormenta sull'Eurostar, cullata da una dolce musica (con decisamente troppe parole nel testo), e sogna di volteggiare nel cielo notturno, stringendo tra le mani una boccetta di Angel.
Ma il re di questo inebriante Olimpo pubblicitario è senza dubbio il divino Erosche scaglia i suoi dardi amorosi per la nuova fragranza di Versace. Notate anche voi i lineamenti delicati, il corpo efebico e acerbo dell'etereo fanciullo alato che faceva palpitare i cuori di dei e mortali? No, non li avete notati, perché il modello scelto è Brian Shimansky, una specie di culturista vestito da boxeur, con coulotte fantasia e "sandali" da ginnastica. Un Rocky Balboa con la fronte talmente sporgente da lasciargli i piedi asciutti nonostante la pioggia battente.
Impossibile non innamorarsi di questo untissimo Maciste, che incede con passo da cavernicolo verso il suo piedistallo allo scopo di godere della sua stessa, prepotente, massa muscolare, assumere pose plastiche random e scagliare una freccia a salve.


Lo spot strizza l'occhio agli ideali di bellezza classici, la famosa kalokagathìa greca (in questo caso sarebbe più opportuno parlare di kalo-cagatina), e si ispira chiaramente all'eleganza e alla raffinatezza delle culle della civiltà occidentale: Atene, Roma e, soprattutto, Las Vegas.
In soli trenta secondi, Versace riesce a far rivivere tutta la drammaticità dell'epica: l'eroismo dell'Odissea, il pathos dell'Iliade... e il buongusto di Tamarreide.
Manca solo uno slogan vincente per conquistare gli spettatori più raffinati, tipo: "Versace Eros, il profumo preferito dai tronisti."
E da un dio "che non deve chiedere mai", passiamo a una vecchia conoscenza, la Furia scatenata di Prada Candy. In una Versailles ritinteggiata da Barbie (o da Barbara Gulienetti), una timida allieva di pianoforte, Léa Seydoux, si trasforma nel giro di pochi secondi in una belva assatanata e aggredisce brutalmente il suo maestro, trascinandolo in un tango mortale, mentre gli sussurra insensatezze* in un inglese che sa di escargot. Un incontro di wrestling che intenerisce e scalda il cuore. Un profumo reso unico dalle dolci note fruttate dell'estratto di cocaina.


Al secondo posto, dopo i profumi, nella classifica dei regali più gettonati (e più rigettati), le trousse di Pupa, una tradizione intramontabile, come il panettone o la tombola. Quest'anno saltimbanchi, giocolieri, trapezisti e mimi ci accolgono nel magico mondo del circo, invogliando le potenziali clienti a truccarsi come Moira Orfei.
Ma io mi soffermerei soprattutto sulle note del coinvolgente jingle che non riesco a smettere di canticchiare: "Welcome to the Pupa's party! Surely the best show in town! [...] It's the most magical party in the world!"
Da "lo spettacolo più bello in città", viene subito dopo promosso a "la festa più magica del mondo". E' evidente che l'autore di questo originalissimo e accattivante motivetto fosse in stato confusionale. Ma chi l'avrà scritto? I Gazosa? O forse Valeria Rossi di Dammi tre parole?
In ogni caso, meglio l'insulsa canzoncina Pupa che un qualsiasi pezzo tratto dall'album natalizio di Claudio Baglioni.


Appassionati di Pubblicità insopportabili, continuate a seguire Il Tè: presto un'insopportabile sorpresa per voi!

* Guardando A qualcuno piace caldo, mi sono accorto che le insensatezze strillate dalla modella di Prada Candy corrispondono al testo di Runnin' Wild, una canzone interpretata da Marilyn Monroe all'interno del film, in cui veste i panni della suonatrice di ukulele Zucchero Candito (mi sento molto Paolo Limiti in questo momento e la cosa non mi manda in estasi).

sabato 8 dicembre 2012

Ma che c'è Surreal Time? #5 - Torte in faccia

Dietro la facciata di zucchero, anche le migliori pasticcerie nascondono retroscena amari.
Il regno finora pacifico di Real Time è stato di recente teatro di un duello a colpi di sac à poche tra Buddy Valastro, il boss delle torte italo-americano, e Renato Ardovino, il sogno erotico di tutti i diabetici d'Italia. Se vi interessa la mia opinione, Buddy è insopportabile: è arrogante, egocentrico, quando parla (o meglio, urla) sembra un pollo che starnazza (mi riferisco alla sua vera voce, non al suo doppiatore), fa versi orgasmici dopo aver mangiato anche solo una stupidissima bruschetta che saprebbe preparare persino mio padre, e in più cosparge qualsiasi piatto con abbondanti nevicate di formaggio (tanto varrebbe grattuggiarci sopra una pecora viva, e la facciamo finita). Tra la carne rossa, il parmigiano di Cucina con Buddy e la crema al burro de Il boss delle torte, molto presto il colesterolo prenderà il sopravvento sul suo corpo e guarnirà cannoli al posto suo. Sono fermamente convinto che anche la sua famiglia lo detesti profondamente. Fanno sorriso a cattivo gioco solo perché è lui che li sfama tutti (e sospetto che Buddy non perda l'occasione per ricordarglielo, tacchino ripieno che non è altro.) Sempre che non intervenga prima il colesterolo, un giorno o l'altro lo troveranno maciullato nell'impastatrice, o forse chiuso nel congelatore e imbottito di crema al burro. E il colpevole sarà verosimilmente il cugino Anthony, che, poverino, si è beccato un numero spropositato di torte in faccia solo perché ha la sfortuna di essere il più giovane in quella specie di Salone Margherita che hanno il coraggio di chiamare "pasticceria", piena zeppa di gente troppo sudata e pelosa per il loro mestiere.
E' fatto di tutt'altra pasta, o meglio, impasto, il nostro Renato "Renato, Renato, così carino così edu(l)c(or)ato", che ci delizia ogni dì con torte spettacolari quanto quelle di Buddy, ma infinitamente più raffinate. Più concettuali che mimetiche.
Peccato che per realizzarle sia indispensabile chiedere in prestito ai medici di Malattie imbarazzanti i loro strumenti chirurgici. In particolare trovo il "coppapasta" decisamente inquietante.
Il nostro Renato è un a maniaco della precisione e della cura del dettaglio. Persino il suo naso è una perfetta protesi in pasta di zucchero, modellata con il suo amato ball tool. Credo che lo stacchi e lo rimetta in freezer alla fine di ogni puntata.

Buddy: "Oggi preparo una torta per una compagnia circense e mi sono già calato nel ruolo.
Voglio fare uno scherzo al cugino Anthony: la settimana scorsa gli ho lanciato una
torta in faccia, questa volta voglio testare su di lui le mie doti di lanciatore di coltelli..."
Come Buddy, però, anche Renato sembra avere la sinistra tendenza ad assumere membri della propria famiglia con il solo scopo di umiliarli. Impossibile non notare la natura malsana del rapporto che lo lega al nipote Angelo, che ha davvero la pazienza di un serafino. Perché, mi chiedo, perché mai sottoporlo a prove impossibili da superare in soli tre minuti, sapendo benissimo che non ci riuscirà? Perché condannare a colpi di frusta da cucina un povero ragazzo che non è riuscito a guarnire tremila cupcakes (o come dice Renato, "cappecheche") usando nel frattempo un cerchio infuocato come hula-hop nel tempo prestabilito? Chi riuscirebbe mai a ricoprire di rose di zucchero una torta con le mani legate dietro la schiena? Non è alla base della pedagogia l'impegno dell'insegnante nell'assegnare allo studente solo prove che siano per lui realmente fattibili?
Tutto questo è una bacchettata sulla mano della Montessori, una pratica disumana e umiliante che ferirà irreparabilmente l'autostima di Angelo. Non bisognerebbe mai dimenticare che il cuore e la mente di un fanciullo sono malleabili come pasta di zucchero e vanno plasmati con tatto e delicatezza per decorare la stabile torta a tre piani della consapevolezza di sè.
E poi... quel "Provaci ancora, Angelo!", alla fine di ogni prova, ha un amarissimo suono canzonatorio che ferisce più di qualsiasi rimprovero, spacca i timpani della fiducia in se stessi più delle squillanti trombe della sigla di Torte in corso con Renato.
Concludo questa mia predica di vaga ispirazione nichivendoliana dichiarandomi dalla parte di Angelo, e dalla parte del cugino Anthony. Io voglio urlare "Basta!" al mobbing perpetrato da uomini che, pur preparando continuamente dolci, non riescono ad essere dolci nemmeno con i loro cari.
Aiutiamo questi ragazzi, prima che si riducano a succhiare limoncello dai babà pur di sopravvivere ad un'altra, degradante giornata di lavoro.

Per quanto provi a sorridere, Angelo non ci riesce più da tempo.
Buddy e Renato non sono pericolosi soltanto per i loro parenti-dipendenti, ma anche per i loro spettatori. Entrambi alimentano aspettative a dir poco irrazionali in fatto di pasticceria. Per esempio, in occasione della sua festa di laurea, mia sorella pretendeva dal pasticcere una torta a venti piani con sopra praticamente qualunque cosa... dalle Sette Meraviglie del Mondo Antico al Burj Al Arab di Dubai, più una fornita gipsoteca comprendente Venere di Milo, Nike di Samotracia e Amore e Psiche, e infine, come ciliegina sulla torta, una fedele riproduzione in pasta di zucchero della festeggiata adagiata su una dormeuse in stile Paolina Bonaparte. Una semplice torta californiana non era abbastanza dopo i draghi cinesi straripanti di ganache sfornati da Buddy.
Io per ora mi accontento di una crostata di frutta con crema pasticcera al latte di soia, ma senza volerlo la mia fantasia vagheggia già una torta di laurea a due piani, color giallo grano, con delicati papaveri rossi e uno zuccheroso Don Chisciotte con la lancia di cioccolato fondente puntata contro giganteschi mulini a vento di marzapane (che non mangerò perché nessuno mangia davvero il marzapane, ammettiamolo). E ci aggiungerei anche un personaggio della letteratura inglese che possa in qualche modo andare d'accordo con l'eroe spagnolo...
Come avrete notato, non ho grandi pretese: questa della torta cervantesca è un'idea che ho buttato giù qui al momento. Non ho passato notti intere a fantasticarci su, disegnando bozzetti e calcolando preventivi...
Ma a chi voglio darla a bere?

martedì 4 dicembre 2012

Il latte alle ginocchia: pensieri intolleranti


Questa bestia feroce, detta "mucca", secerne un umore tossico noto come "latte."
Trascorrere sei ore chiusi in una stanza con altre persone in attesa di scoprire se siete intolleranti al lattosio o no può essere molto utile anche per capire il vostro livello di tolleranza verso l'umanità.
Nel caso ve lo domandiate, sì, state per venire a conoscenza dei dettagli mai raccontati sul giorno in cui ho saputo di essere intollerante al succo di mucca.
Recatomi al mio ospedale di fiducia, dopo un'orrenda dieta a base di petti di pollo scondito e uova sode, sono stato relegato in un "minuscolo spazio vitale" insieme a un gruppo di estranei di tutte le forme e le età. Dopo i primi convenevoli e le battute di spirito del caso, l'infermiera ci ha ingiunto - con mio sommo disgusto - di bere un litro di nauseabondo latte intero. Non potendo farne a meno, ho obbedito, trattenendo a stento i conati di vomito. Non era quello della Lola, e, disgraziatamente, l'aggiunta di Nesquik non era contemplata.
Perpetrata questa tortura disumana, a noi presunti intolleranti non restava altro che soffiare ogni ora all'interno di curiosi sacchetti argentati, simili ad un succo di frutta Yoga Tasky, e aspettare il verdetto. Quali di noi sarebbero stati ammessi alla mensa di Nonno Nanni? E chi invece sarebbe stato esiliato nelle terre desolate di Valsoia? Al breath test l'ardua sentenza.
I miei compagni di intolleranza, che, come molti adulti italiani, preferiscono fissare il muro per sei ore piuttosto che leggere un libro (anche solo per ingannare l'attesa), cominciano ben presto a fare amicizia, distraendomi dalle avvincenti avventure di Emily St.Aubert de I misteri di Udolpho.
In poche ore a stretto contatto con individui della tua stessa specie è possibile già delineare dei tipi umani. Il più irritante era senza dubbio il Quarantenne Esaltato. Il perfetto esemplare di uomo che non riesce a stare fermo neanche un minuto, spinto dalla pressante urgenza di ostentare la propria incontenibile virilità. E' di fatto la prima donna del gruppo, l'individuo ipnotizzato dalla sua stessa voce, che non può fare a meno di dimostrare con il suo abbigliamento, la parlantina fluente e la potenza fisica quanto sia giovanile ed energico. Prima dondola freneticamente le gambe, poi si alza e fa su e giù sulle punte dei piedi, poi torna a sedersi, infine si rialza per misurare a grandi passi la stanza, con l'unico scopo apparente di permettere agli astanti di bearsi della sua vista. Era l'unico che si sforzava di soffiare fortissimo nella piccola "zampogna" del breath test, facendo un rumoraccio incredibile, neanche fosse il lupo cattivo intenzionato a spazzare via col fiato le casette dei tre porcellini. Uomini come il Quarantenne Esaltato vedono motivo di vanto praticamente in qualunque cosa, dalla capacità polmonare alla lunghezza dell'alluce.
In simbiosi col maschio alfa appena descritto, ho avuto modo di osservare, da perfetto flâneur ospedaliero, anche l'Uomo Ombra, quello che da ragazzino seguiva ovunque il bulletto della classe, vivendo, appunto, alla sua ombra e accontentandosi delle sue briciole. Anche se ora è un uomo d'affari, in giacca e cravatta, l'Uomo Ombra è naturalmente portato a fare da spalla al maschio alfa. Il suo compito è annuire a tutto quello che dice il Quarantenne Esaltato, dandogli l'illusione di essere ascoltato perché simpatico, interessante e carismatico, ma senza dargli troppa corda, per non far straripare il suo sconfinato ego. Si tratta di un compito non facile, una missione delicata, un lavoro di precisione che richiede doti di equilibrista.
Infine c'è la Aficionada degli Ospedali, la donna che ne ha passate di tutti i colori, quella che fa un baffo a Il malato immaginario di Molière. Naturalmente si sente in obbligo di raccontarti, con dovizia di particolari, tutte le operazioni che ha subito, gli ospedali che ha frequentato (con tanto di voti e recensioni) e tutte le malattie più raccapriccianti di cui è stata vittima, dal gomito del tennista alla sindrome del lupo mannaro. Sentire i suoi racconti e guardare una puntata di Wild è praticamente la stessa cosa, ma si potrebbe paragonare anche ad un cross-over di Malattie imbarazzanti e Non sapevo di essere incita. Preferisco non parlare, infatti, dei terrificanti effetti collaterali subiti da questa donna dopo la sua gravidanza: in confronto l'apocalittico parto cesareo di Bella in Breaking dawn - con dissanguamenti, colonna vertebrale frantumata e conseguente vampirizzazione - è una visita ginecologica di routine. Non ricordo bene cosa le sia successo, ma mi pare che a un certo punto il corpo della malcapitata si sia riempito completamente di un liquido misterioso, gonfiandola più di una modella di Botero. La ragazza seduta accanto a me ha deciso di comprare all'ingrosso una scorta annua di anticoncezionali subito dopo questo racconto a tinte fosche.
Io, naturalmente, ho dovuto faticare molto per riuscire a concentrarmi sul mio romanzo gotico. Non che fosse particolarmente collaborativo: i primi venti capitoli sono quasi tutte descrizioni paesaggistiche. Dovevo immaginarlo che, essendo uno dei primi romanzi horror della letteratura, non dovesse essere poi così spaventoso, ma non pensavo potesse addirittura indurre sonnolenza, peggio di un antistaminico... Sfortunatamente non ho a portata di mano il testo originale, ma cercherò qui di seguito di darvi un'idea della piattezza delle mie letture con questo mio modesto omaggio personale allo stile di Ann Radcliffe:
"...Padre, non ammirate anche voi la bellezza di questo romantico paesaggio? Il cielo al tramonto, tinto d'oro e porpora, risplende in modo così sublime da commuovere anche un bruto. E laggiù, quei pini ombrosi, disposti in fila lungo l'orizzonte, sono così simili a monaci oranti di fronte allo splendore del Creato. Quali scenari meravigliosi la Natura sa regalarci! Immagini che deliziano il cuore e la mente, innalzando lo spirito ed elevandolo all'Altissimo."
"Ne convengo, mia cara Emily" rispose St. Aubert: "Guarda lassù, le stelle alpine che ornano a guisa di gemme la gola della montagna, anticipando lo splendore delle loro sorelle celesti. La sensibilità umana non può che trarre conforto e giovamento dalla visione del divino operato! Quali magnifici effluvi esalano i fiori selvatici e le piante aromatiche che sporgono dalle rocce e picchiettano l'erba. Persino questo costante puzzo di sterco di cavallo ha un effetto balsamico sul mio spirito, così provato dalle brutture della vita...
"

Venti capitoli dopo...

 "Non trovate anche voi, Valancourt, che questo sublime paesaggio rinfranchi l'anima e avvicini lo spirito al Divino?" incalzò Emily, con gli occhi imperlati di lacrime per la commozione. "L'ultimo bagliore del giorno, la tenue luce dei casolari, la donzelletta che vien dalla campagna, il volo festoso del pipistrello al crepuscolo non vi ispirano sentimenti di quiete e dolcissima malinconia?"
"La Natura incarna tutta la bellezza e la bontà sconfinata del suo Artefice. Questo splendido paesaggio montano è un invito alla vita modesta e semplice, così tanto preferibile alle scene movimentate e brillanti della vita mondana, che ottiene, ahimé, il favore del mondo. Sciocco è l'uomo che non comprende quanta felicità si può trarre dalla vista di un cedro la cui chioma fluente è accarezzata dal soffio amico del vento, o dallo sguardo luminoso della vacca al pascolo, ben più eloquente di molte inconcludenti chiacchiere da salotto..."

Ecco. Potete ben immaginare, dunque, quale infinito supplizio abbia dovuto patire prima di conoscere finalmente la verità: intolleranza al lattosio del 40%, intolleranza ai classici prolissi e ripetitivi del 40% e intolleranza al genere umano dell'80%. D'altronde l'ho sempre detto: su dieci persone, me ne stanno sulle scatole undici. Fortunatamente per la mia vita sociale, la mia prima impressione è spesso sbagliata, perciò riesco quasi sempre a recuperare almeno sette delle sopracitate dieci...

venerdì 30 novembre 2012

Ma che c'è Surreal Time? #4 - Cambio canale...disperatamente

Per arredare casa, meglio il bianco e nero di Paola o i colori psichedelici di Barbara? 
Ogni volta che Real Time trasmette Cerco/Vendo casa... disperatamente, io cerco il telecomando altrettanto disperatamente. Nutro una profonda ammirazione per chiunque sia riuscito a vederne un episodio intero. A farmi desistere sono bastati i siparietti tra Paola Marella e i suoi collaboratori. Ho intravisto per mesi vecchie repliche in cui non faceva altro che flirtare spudoratamente con l'architetto Luca Cabassi, neanche fossero la tata e il signor Sheffield. Che poi Luca più che un esperto di divani e lampadari, si direbbe appena uscito dalla lampada di Aladino o da un flacone di Mastro Lindo Sgrassatore. 
Mi struggo dalla voglia di sapere se la nostra bicromatica mediatrice immobiliare continui a fare piedino sotto la scrivania anche ai nuovi architetti, ma se per saperlo devo sorbirmi ristrutturazioni approssimative, macchie d'umido, colori improbabili alle pareti e Ra ta ta ta in loop, allora preferisco tenermi la curiosità. 

Ecco i numerosi personaggi dello spettacolo che si sono ispirati a Paola Marella per le
loro chiome bicolore. Rogue è stata recentemente citata per plagio dalla conduttrice.
In passato il motto era "a letto dopo Carosello", oggi "a nanna dopo due secondi di Paint your life", programma estremamente soporifero, anche noto come l'Art Attack per adulti. E quando dico "per adulti" non intendo "a luci rosse", perché niente a questo mondo è meno sexy della salopette bianca della flemmatica Barbara Gulienetti, che ha sempre l'aria tramortita di una che ha sniffato vernice per ore. Lei e gli spettatori del suo programma fanno a gara a chi perde conoscenza per prima. D'altronde è normale perdere un po' di contatto con la realtà quando si trascorrono pomeriggi interi a spennellare pareti con i tutti i colori dell'arcobaleno e creare inutili trompe l'oeil.
Da quando l'ho vista deturpare un pianoforte tingendolo di blu elettrico e coprendolo di spartiti in decoupage, non ho più avuto il coraggio di guardarla.
Senza  contare quella volta che trasformò la specchiera del bagno in una scrivania. Bellissima. Peccato che non ci entravano neanche le braccia.
Ma infondo non importa se gli oggetti siano funzionali o no, ciò che conta è che sembrino fatti da un bambino in età prescolare e che facciano lacrimare gli occhi.
"Io lo trovo bellissimo" commenta alla fine di ogni creazione. "Non è meraviglioso?"
Fortunatamente per lei non può sentire la mia risposta. Intanto, da qualche parte, un interior designer muore di dolore.
Dimenticavo che Barbara presenta anche Com'è fatto, il programma concepito per intrattenere i pedanti professori di educazione tecnica di tutta la nazione. Me lo immagino incollato al televisore, il mio professore, con l'unghia del mignolo più lunga delle altre per indicare meglio gli errori sulle proiezioni ortogonali dei suoi imprecisi alunni... me lo immagino perfettamente, ipnotizzato davanti alla catena di montaggio dei cotton fioc, con un rivolo di bava che gli pende dalla bocca.

martedì 27 novembre 2012

Pubblicità insopportabili #14 - Enfants prodige

Premialo con Haribo!
(Raccomandato da 9 madri di bambini prodigio su 10)
Se c'è una cosa delle pubblicità che proprio mi scalda il cuore, sono gli attori bambini assoldati al servizio del mefistofelico esercito del consumismo. Da fuori potrebbero anche sembrare dei bambini veri, con caschetti biondi e sbarazzini, lentiggini, occhietti lucenti e dentini da latte che affondano in soffici brioches al cioccolato, ma in realtà sono creature finemente addestrate a farci bene qualunque tipo di idiozia.
I bambini senza dubbio più surreali della televisione sono quelli che popolano le idilliache scene campestri della Mulino Bianco. Più che "il mulino che vorrei", i pubblicitari hanno pensato a "il bambino che vorrei", cioè un adulto in formato tascabile, con tanto di interessi e ossessioni tipici dell'età matura.


Per esempio, l'irritante bambino lentigginoso assaggia un biscotto preparato con amore da Antonio Banderas ed esclama: "Mmm.. che buoni signor mugnaio, ma come li fa?"
Ma come "come li fa?"! Ma stiamo scherzando?
A un bambino normale non gliene frega una macina di come si fanno i biscotti, nè tanto meno della provenienza delle uova. Un bambino normale è troppo impegnato a imbottirsi le guance come uno scoiattolo per chiedere con aria scettica se le colleghe della gallina Rosita siano allevate a terra oppure no.
Senza contare poi la bimbetta che afferma, tronfia: "Non lo mangio perchè è buono... lo mangio perchè è sano." E qui mi parte la pernacchia in automatico.
Restituite a questi bambini la loro infanzia!
Certi piccoli attori vanno persino oltre, arrivando a inscenare dialoghi inintellegibili degni di Samuel Beckett. Mi riferisco al simpatico bambino pugliese che duetta con Alessandro Gassman nei panni di un cameriere nella nuova pubblicità di Ferrarelle. Innanzitutto, fossi nel grembiule di Alessandro, esordirei con un: "Fuori dalla mia cucina." In secondo luogo, per quanto abbia visto e rivisto questo spot, non riesco ancora a capire il senso della sua comicità. A parte l'intrinseca simpatia du criatur, non capisco perchè dovrebbe mentire sul nome, dichiarando di chiamarsi Mario e poi rivelarsi Robertino, se questo è il suo vero nome.
Avanguardia pubblicitaria.


Decisamente pià basse le aspettative di Haribo riguardo l'infanzia. Nell'ultimo spot della nota ditta di dolciumi (che non sono riuscito a trovare su YouTube), la mamma decide di premiare con orsetto alla frutta il suo bambino, che ha appena ricevuto un "Bravo" dalla maestra.
Di fronte a questa scena molte mamme della mia famiglia - decisamente più esigenti - hanno storto il naso. E' vero che chi si accontenta gode... però!
Un "bravo" non è una valutazione così entusiasmante da festeggiare con una caramella gommosa. Un "Bravissimo, semplicemente eccezionale!!! Puoi chiedere a tua madre a quale banca del seme si è rivolta?!" scritto a penna rossa sul compito in classe suona decisamente meglio.
E poi magari un pacco intero di Haribo per essersi laureato con "110 e lode con pomiciata accademica."

venerdì 23 novembre 2012

Ma che c'è Surreal Time? #3 - Trucco e parrucco

Tabatha Mani di Forbice e Clio Pel di Pesca a confronto: chi la spunterà?
Aspettando con ansia il nuovo, imperdibile palinsesto natalizio di Real Time, che vanterà entusiasmanti tutorial festivi come Merry Christmas con Csaba, ho deciso di dedicare qualche minuto della mia giornata al dileggio gratuito di due celebri protagoniste del nostro canale preferito, entrambe con nomi improbabili, anche se mai quanto quello di Csaba Dalla Zorza (il nome mi fa pensare alla rampolla di un'antica casata nobiliare... di un altro pianeta. Ma chi era il suo padrino al battesimo? Dart Fener?)


Parlando di guerre spaziali, ultimamente l'idilliaco mondo di Real Time è stato invaso da una tenebrosa presenza, una creatura vagamente (e sottolineo vagamente) umanoide, ma di chiara ascendenza venusiana, se consideriamo il volto serpentesco, le labbra sottili, gli occhi ridotti a fessure e la lingua biforcuta. Alcune voci indiscrete la vogliono figlia illegittima di Lord Voldemort e della sua serpentessa Nagini, oppure di un'iguana (pare infatti che i suoi corti capelli biondo platino si sollevino da soli come la cresta di tale rettile.) Una cosa è certa: dev'essere uscita da un uovo.
Il suo nome è Tabatha, ed è qui sostanzialmente per terrorizzarci a morte con i suoi sguardi assassini e le sue scarpe tempestate di cristalli di criptonite nera. Ah, e ogni tanto aiuta parrucchieri ed hair-stylist con un diavolo per capello a rimettere in sesto i loro saloni di bellezza, sempre ammesso che non sia impegnata a scorazzare a bordo della sua navicella spaziale (mascherata da macchina da scontro) o a vomitare sostanze tutt'ora oggetto di studio da parte della NASA. Mi riferisco al liquido viscoso e bianco che rigurgita con eleganza innata nello spot del suo programma, che spero vivamente sia gelato alla vaniglia. Ironica la scelta di Mi manchi come solonna colora, tra l'altro.


Dopo averla vista sfilare per New York per settimane e settimane, vestita come Ugly Betty e truccata come una drag queen di Priscilla - la regina del deserto, è tornata anche Clio ("Il trucco c'è, ma non si vede e fa pure un po' schifo") per convincere le donne italiane a finirla con il look "acqua e sapone" e aiutarle a conciarsi come un ara macao.
Pare che in questa nuova stagione abbia abbandonato la domanda (cafona) che riservava a tutte le sue "assistite", ovvero "Ma ti ricordi com'eri prima?"
Nessuna di loro però ha mai dato la risposta giusta: "Meglio di te sicuramente, sottospecie di cocorita."
Per fortuna la nostra Clio non ha rinunciato alle ricette del suo angolo di cosmesi fai-da-te: "Bene, ragazze, oggi vi mostro come preparare un ottimo fondotinta fatto in casa! E' semplicissimo: vi occorrono solo 20 gr. di polvere di cristalli di tortveitite, un cucchiaio di olio di semi di agnocasto, un pizzico di bicarbonato, una pietra filosofale, una spruzzata di pus di yeti, una radice di yateveo, due gocce di Chemical X e, naturalmente, butyrospermum parkii in quantità. E voilà, cotto e spalmato!"
E che ci vuole?

Tra pochissimo, direttamente dal canale 31, altre due protagoniste vi aspettano per una nuova puntata di Ma che c'è Surreal Time?!

venerdì 9 novembre 2012

"Due storie sporche" di Alan Bennett

Due storie sporche
di Alan Bennett, Adelphi,
134 pg., 16,0 €

 
Le statistiche del mio blog mi hanno avvertito: le recensioni letterarie sono i post meno letti in assoluto. Un po' mi dispiace, ma non per questo ho intenzione di smettere di scrivere di libri. E a volte è anche bello rimanere in pochi, no? Perciò mi rivolgo direttamente a voi, che siete andati oltre i primi due righi... cosa fate lì, così lontani? Avvicinatevi. Dobbiamo stare viscini viscini. Mettiamoci in cerchio, come le vecchiette che spettegolano, sedute sull'uscio di casa, nelle notti estive. Ho appena messo a bollire un po' d'acqua per il rooibos, vi va una tazza?
Dovrebbero esserci altre due sedie laggiù.
Ecco che si riunisce questo nostro piccolo circolo letterario. Possiamo finalmente rilassarci: tanto siamo in pochi.
E' l'atmosfera ideale per scambiare segreti e confidenze, no?
A proposito, sono giunte anche a voi delle strane voci sul conto di Mrs Donaldson? Vedova, sulla cinquantina... sì, esatto, proprio lei: quella che fa la paziente simulata in ospedale.
Davvero non ne sapete nulla?
Pare che abbia affittato una stanza a una coppia di studenti di medicina. Sulla ventina, all'apparenza due ragazzi tranquilli, ma... sì, ecco qui lo zucchero. Sapete, dicono che il rooibos non vada zuccherato, ma io proprio non ci riesco. Non so farne a meno. Ieri stavo quasi per zuccherarmi il pediluvio. Sì, grazie, cara, è stato un ottimo consiglio.
E poi non si fa altro che parlare del giovane Forbes e del suo matrimonio. Sua madre è livida, naturalmente. Schiferebbe anche Venere in persona se si offrisse di diventare sua nuora. Non fa che lamentarsi di quella povera ragazza. Anche se... di bruttina, è bruttina, diciamolo. E' parso strano anche a me che un ragazzo bello, intelligente e raffinato come Graham abbia anche solo degnato di uno sguardo una come Betty, figuriamoci sposarla!  Dev'esserci qualcosa di losco sotto. Ma sapete com'è, quella Mrs Forbes... non si sbottona facilmente. Suo figlio, invece... quando si tratta di sbottonare qualche...
Vi dico solo quello che so... non conosco i dettagli. Ma c'è una persona che sicuramente saprà raccontarvi tutto, ed è Alan Bennett. "Lo scrittore più amato della Gran Bretagna", autore della pruriginosa Mrs Donaldson ringiovanisce e delle funamboliche menzogne familiari di Mrs Forbes non deve sapere, ovvero le Due storie sporche di cui parlavamo. Nessuno meglio di lui riesce, con indulgente ma irresistibile ironia, a raccontare incredibili scene di vita borghese, spiando tutto dal buco di una serratura.
Ah, non vi preoccupate per le tazze sporche. Lasciatele lì. Le lavo io più tardi. Rimaniamo a chiacchierare ancora un po'... altro rooibos?

martedì 6 novembre 2012

Pubblicità insopportabili #13 - Antiquariato ed avanguardia

2. Caffè (bevi responsabilmente). Se è questo l'effetto che fa, faccio bene a preferire
il tè; 3. Doccia (riesce meglio senza vestiti); 4. Risparmiare (cominciando dalle
pubblicità idiote); 5. Passa a Enel (più che invitarmi a passare a Enel, la ragazza
sembra che stia richiamando il gatto); 6. Chiama (la neuro). Dimenticavo l'1. Cucinare,
ma il nonno mi fa tenerezza: non mi va di fare battute sull'arteriosclerosi.
Chiamatela nostalgia, chiamatelo vintage, o chiamatelo semplicemente penuria di idee, ma i pubblicitari di Enel Energia, dopo aver aspettato inutilmente che si accendesse una lampadina a rischiarare la loro materia grigia, hanno riesumato il Gioca Jouer (un po' come la Vodafone con il Tuca-tuca). E ne avevamo tutti un gran bisogno. La Pellegrini non era già abbastante irritante? Ci voleva anche tutta l'allegra compagnia dei soliti ebeti che pubblicizzano qualsiasi prodotto, dalle abat-jour agli zufoli?
Non c'è nessuna anima pia disposta a ributtare Federica in piscina? Magari insieme alla sua nuova compagnia danzante? Qui, a proposito di antiquariato televisivo, ci vorrebbero le Spintarelle di Beato fra le donne al completo.
Non so quale delle sei facce lì sopra mi irriti di più, ma intanto... non pensate anche voi che la n°4, con quelle sopracciglia arcuate e la boccuccia stretta, sia identica a Cassandra di Sensualità a corte, la fidanzata sessualmente repressa di Jean-Claude?


Dinanzi a spot del genere, vorrei che l'Enel non fosse così efficente. Un black-out di trenta secondi sarebbe l'ideale.
E sarebbe il caso anche di oscurare la nuova saga/piaga pubblicitaria della Vodafone, quella che ha per protagonista Bruno, l'orso spocchioso con la voce di Diego Abatantuono. Altri sponsor proprio non ce n'erano?
Passi il gorilla del Crodino, che va avanti per inerzia da anni ormai, ma è mai possibile che nel 2012 si ricorra ancora ai pupazzi formato gigante? Piuttosto Maria Giovanna Elmi.

 
Se, però, alcuni spot si dimostrano decisamente arretrati, altri stupiscono per la loro modernità. Mentre Brad Pitt è il primo uomo a sponsorizzare un profumo femminile, il nuotatore Camille Lacourt sdogana definitivamente il nudo maschile, prenotando i suoi viaggi on-line mentre è mollo nella vasca da bagno per Edison Energia (di nuotare, questi nuotatori, proprio non ne vogliono sapere). D'altronde chi di noi non ha mai prenotato una crociera ai Caraibi dietro suggerimento delle proprie paperelle di gomma? Io personalmente nella vasca da bagno guardo telefilm, leggo romanzi e sorseggio anche un po' di tè (lascio indovinare a voi se parlo seriamente o no). Potrei viverci.
Ma l'avanguardia pubblicitaria più sensazionale ce la regala Tena Men con il suo protective underwear per uomo. In parole povere: il pannolino per papà. E se non è avanguardia questa!

sabato 3 novembre 2012

Ma che c'è Surreal Time? #2 - Ipocrisie per gli ospiti

Il menu du jour prevede Cortesie per gli ospiti, altrimenti noto come Questo passa il convento.
Continua il nostro viaggio nel magico mondo di Real Time, la dimensione parallela in cui le donne non sanno di essere incinta ("Pensavo fosse una puzzetta, invece era una bebè!"), le torte devono necessariamente straripare di crema di burro, e le madri (mantenute e troppo truccate) esigono la presenza di due coccodrilli, un orangotango, due piccoli serpenti, un'aquila reale, un gatto, un topo, un elefante e due liocorni per il mega-party di compleanno del loro figlioletto neanche decenne.
L'unico programma che, personalmente, riesco ancora a guardare senza vomitare è Cortesie per gli ospiti. Poi la ministra Se-Non-Ti-Piace-La-Minestra-Salta-Dalla-Finestra Fornero si domanda come mai i giovani d'oggi siano così choosy: chi accetterebbe di svegliarsi all'alba per preparare il caffè in autogrill quando c'è gente che viene pagata per farsi invitare a cena, mangiare e brindare a sbafo, criticare l'arredamento, ridere degli imbarazzanti porta-carta igienica del padrone di casa e frugare nei cassetti altrui?
Non capisco proprio come mai il tenebroso Roberto Ruspoli, l'esperto di life-style (qualunque cosa sia: uno strano miscuglio di bon ton, decorazione della tavola e psicologia spicciola), abbia mollato la trasmissione. Forse ha finito le magliettine aderenti, o le frecciatine avvelenate, ma in ogni caso ci mancherà: era l'unico che riuscisse ad alzare il livello delle soporifere e narcisistiche conversazioni dei commensali. E poi l'avete visto quella specie di pupazzo da ventriloquo con cui l'hanno sostituito, Riccardo? Io ne ho già abbastanza delle sue caviglie. Si tagliuzza i pantaloni per ricavarne tovaglie? E poi so anche che Chiara Tonelli è nera di rabbia perchè le ha soffiato il record per le orecchie più paraboliche di tutta Real Time.
Chiara, ligia al dovere, è sempre lì, con i suoi orrendi bustier, che accarezza intonachi e si struscia ai parquet. La donna che sussurrava agli infissi. Avrà un sicuramente un passato da accarezzatrice di doghe in legno Eminflex.
Se c'è qualcosa che proprio non sopporto di Chiara, però, è quello lo stupido gesto che fa con la mano, quando fa roteare l'indice per segnalare ai suoi colleghi che sta per andare a ficcanasare in giro (per giudicare l'arredamento, ufficialmente... ma chi ci assicura che non stia cercando la cassaforte?)
Quanto al cuoco Alessandro Borghese, il suo livello di pinguitudine è un ottimo criterio per capire a quale stagione appartiene la replica che state guardando: puntata dopo puntata il suo giro vita lievita come un soufflé, mentre i capelli, lunghi come linguine al nero di seppia, ormai può anche usarli come salvietta a fine degustazione.
Detto questo, dunque, dovrò ricordarmi di non invitarli ai miei tea party, perchè non credo sarebbero molto clementi con me.
Le figure più interessanti, però, sono senz'altro loro, i concorrenti, determinati a dimostrarsi perfetti anfitrioni e meravigliosamente surreali: quant'è credibile che la proprietaria di un attico in una grande metropoli italiana (con tanto di cameriera asiatica e maggiordomo) conosca il nome del suo pescivendolo, si scambi baci sulla guancia con la fiorista e confidi le sue pene al macellaio? O che uno studente universitario intinga i tarallucci nel vino col proprietario della sua enoteca di fiducia? Io in un'enoteca non ci ho neanche messo piede.
Roberto, Chiara e Alessandro: loro sì che ci vanno, in enoteca.

mercoledì 31 ottobre 2012

Un Tea Party con delitto

 
Quale modo migliore per celebrare degnamente Halloween se non ammazzare un amico?
Ovviamente solo per finta, organizzando un tenebroso tea party con delitto: una vittima, un assassino, un'arma del delitto e tanti sospettati. In altre parole, un Cluedo vivente. Quello dei ricevimenti con delitto è una moda dilagante, ma ammetto con profonda vergogna di aver preso l'idea da un episodio di Lizzie McGuire (l'unico di cui io conservi memoria, e grazie al cielo!).
Il mio primo murder tea party è stato un successo inaspettato, vista la mia scarsa esperienza nel territorio del giallo, genere che ho cominciato ad apprezzare solo di recente. 
Per la buona riuscita di un tè con delitto sono fondamentali degli ospiti entusiasti e una trama ben congegnata. Vi propongo la mia, che, considerando la mia scarsa dimestichezza con le detective stories, punta più sul goliardico che sul verosimile: la maliziosa marchesa Marie-Cosette De Mignotte viene ritrovata cadavere sulle rive del lago Sher Loch Ness. La cittadina di Detectiville è sconvolta dalla sua tragica morte e il detective Rafael Cadalso si mette subito all'opera per scoprire il colpevole, riunendo davanti a una fumante tazza di tè i principali sospettati, o meglio, un'affascinante trio di potenziali assassine: una femme fatale sull'orlo della bancarotta, un'androloga afflitta dalle pene d'amore e una ricca ereditiera con un oscuro segreto. Ognuna aveva un motivo per volerla morta, ma chi di loro ha ucciso la marchesa De Mignotte?
Cliccando su "continua a leggere..." potrete dare un'occhiata (e utilizzare a vostro piacimento) l'intero "copione" de Il mistero della marchesa. Nel mio caso, per chiari motivi di misantropia, i personaggi principali sono solo quattro, ma il numero ideale di partecipanti oscillerebbe intorno a dieci. Su questo sito trovate ottimi spunti, trame complete e consigli d'oro per organizzare il/la vostro/a apertivo/tè/cena con delitto, ma vi suggerisco di personalizzare il più possibile la storia e "cucire" i personaggi addosso ai vostri ospiti, enfatizzandone vizi e virtù. Ognuno degli invitati dovrà disporre di una pergamena di presentazione (che include una mappa del luogo e i profili "pubblici" dei personaggi) e una busta segreta contenente tutte le indicazioni necessarie per portare avanti il proprio ruolo.
 
 
Naturalmente, mentre i vostri amici si interrogano a vicenda, si azzuffano, sputano fuori antichi rancori, si pugnalano alle spalle e cercano di correggere il tè del vicino con cianuro e arsenico, servirà anche che li sfamiate. Partendo dalla bevanda protagonista, ho scelto un rooibos, o tè rosso, che ha tutto l'aspetto di un normale tè, ma deriva in realtà da una pianta africana (l'Aspalathus linearis), è privo di caffeina e, secondo la mia spacciatrice, avrebbe un naturale retrogusto di cioccolato. Se il rosso sangue del rooibos non fa per voi, un'ottima alternativa è il classico Gunpowder, il tè verde cinese più famoso, la cui consistenza (come pure il nome) ricordano la polvere da sparo: associazione mentale perfetta per una serata in cui a fumare non sono solo le tazze, ma anche qualche rivoltella.
"Non è quel che sembra" è un criterio da adottare anche nella scelta degli stuzzichini, come nel caso dei muffin inaspettatamente salati o dei soufflé a sorpresa.
 
*Non ponete limiti alla fantasia: un pizzico di peperoncino per un tocco alla
Chocolat (ottimo per un delitto passionale) una spolverata di farina di cocco
per sognare i Caraibi (e paradisi fiscali), o magari qualche goccia di succo
d'arancia
per deliziare gusto e olfatto (mentre si cerca di risolvere un caso di
omicidio con movente mafioso)...

E adesso passiamo al luogo del delitto: la tavola. Quale colore più appropriato per la tovaglia se non il giallo?
I lussureggianti candelabri della nonna (potenziali corpi contudenti) e il classico servizio da tè dei vostri genitori (regalo di nozze dimenticato prima ancora del taglio della torta) è tutto quel che vi ho occorre per trasformare casa vostra nel salotto di Miss Marple.
Per qualche assurdo motivo, frugando nell'ufficio dei miei, ho trovato anche un rotolo di quel nastro rosso e bianco che la polizia usa per delimitare le scene del crimine (non chiedetemi che cosa ci facesse lì, chiuso in un cassetto, perchè questo è un mistero che non sono proprio riuscito a risolvere) e così ho pensato di drappeggiarci la tavola a mo' di macabro festone.

Il risultato finale! (Clicca per ingrandire)
Raccogliete tutti gli indizi e le informazioni utili ai vostri ospiti in una pergamena
(magari chiusa con nastro rosso sangue) che potrà poi fungere anche da segnaposto.
Potete legare alla pergamena anche un piccolo oggetto che rappresenti ognuno dei
partecipanti: io ho scelto una lente d'ingrandimento per il detective, una penna
stilografica per la dottoressa, una rosa rossa per la femme fatale e un anello con
cammeo per la ricca ereditiera.

 Non esiste il delitto perfetto, nè tanto meno il tè con delitto perfetto, ma la cura dei dettagli non è mai troppa. Per esempio, potete richiedere ai vostri ospiti un dress-code retrò (state ancora leggendo Il Tè, non un inserto di Glamour), e creare una play-list a tema (le colonne sonore di thriller e polizieschi famosi come Psycho I soliti sospetti, le sigle di serie televisive storiche come Nero Wolfe, Poirot, Miss Marple, Alfred Hitchcok presenta Un detective in corsia, e infine, per spezzare la tensione, sottofondi musicali dagli inevitabili risvolti comici come Detective Conan, La signora in giallo o Il commisario Rex.)
Un tè col delitto, insomma, è un modo ideale per ammazzare il tempo e la noia. In più... volete mettere l'intima soddisfazione di inscenare l'assassinio del più insopportabile della comitiva?

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