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martedì 27 novembre 2012

Pubblicità insopportabili #14 - Enfants prodige

Premialo con Haribo!
(Raccomandato da 9 madri di bambini prodigio su 10)
Se c'è una cosa delle pubblicità che proprio mi scalda il cuore, sono gli attori bambini assoldati al servizio del mefistofelico esercito del consumismo. Da fuori potrebbero anche sembrare dei bambini veri, con caschetti biondi e sbarazzini, lentiggini, occhietti lucenti e dentini da latte che affondano in soffici brioches al cioccolato, ma in realtà sono creature finemente addestrate a farci bene qualunque tipo di idiozia.
I bambini senza dubbio più surreali della televisione sono quelli che popolano le idilliache scene campestri della Mulino Bianco. Più che "il mulino che vorrei", i pubblicitari hanno pensato a "il bambino che vorrei", cioè un adulto in formato tascabile, con tanto di interessi e ossessioni tipici dell'età matura.


Per esempio, l'irritante bambino lentigginoso assaggia un biscotto preparato con amore da Antonio Banderas ed esclama: "Mmm.. che buoni signor mugnaio, ma come li fa?"
Ma come "come li fa?"! Ma stiamo scherzando?
A un bambino normale non gliene frega una macina di come si fanno i biscotti, nè tanto meno della provenienza delle uova. Un bambino normale è troppo impegnato a imbottirsi le guance come uno scoiattolo per chiedere con aria scettica se le colleghe della gallina Rosita siano allevate a terra oppure no.
Senza contare poi la bimbetta che afferma, tronfia: "Non lo mangio perchè è buono... lo mangio perchè è sano." E qui mi parte la pernacchia in automatico.
Restituite a questi bambini la loro infanzia!
Certi piccoli attori vanno persino oltre, arrivando a inscenare dialoghi inintellegibili degni di Samuel Beckett. Mi riferisco al simpatico bambino pugliese che duetta con Alessandro Gassman nei panni di un cameriere nella nuova pubblicità di Ferrarelle. Innanzitutto, fossi nel grembiule di Alessandro, esordirei con un: "Fuori dalla mia cucina." In secondo luogo, per quanto abbia visto e rivisto questo spot, non riesco ancora a capire il senso della sua comicità. A parte l'intrinseca simpatia du criatur, non capisco perchè dovrebbe mentire sul nome, dichiarando di chiamarsi Mario e poi rivelarsi Robertino, se questo è il suo vero nome.
Avanguardia pubblicitaria.


Decisamente pià basse le aspettative di Haribo riguardo l'infanzia. Nell'ultimo spot della nota ditta di dolciumi (che non sono riuscito a trovare su YouTube), la mamma decide di premiare con orsetto alla frutta il suo bambino, che ha appena ricevuto un "Bravo" dalla maestra.
Di fronte a questa scena molte mamme della mia famiglia - decisamente più esigenti - hanno storto il naso. E' vero che chi si accontenta gode... però!
Un "bravo" non è una valutazione così entusiasmante da festeggiare con una caramella gommosa. Un "Bravissimo, semplicemente eccezionale!!! Puoi chiedere a tua madre a quale banca del seme si è rivolta?!" scritto a penna rossa sul compito in classe suona decisamente meglio.
E poi magari un pacco intero di Haribo per essersi laureato con "110 e lode con pomiciata accademica."

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