Visualizzazione post con etichetta fitness. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fitness. Mostra tutti i post

lunedì 2 febbraio 2015

La posizione del kaki

"Se tu desideri la grande quiete, preparati a sudare bianche perle" (Hakuin Ekaku)
Avete presente quei cartoni della Disney con protagonista Pippo che si cimenta in strampalate imprese sportive? Con quella voce fuori campo che commenta in stile documentaristico le sue avventure? Sì, quelli tipo "Pippo e lo sci", "Pippo e il football" o "Pippo e la pesca?" L'episodio di oggi è "Pippo e lo yoga", con un singolare re-casting che vuole il sottoscritto al posto del dinoccolato cane antropomorfo che tutti conosciamo. 
Qualche settimana fa la mia atletica amica Angy, che sembra sempre uscita da una pubblicità dei cereali Special K, mi ha proposto di accompagnarla ad una lezione di prova per essere introdotti all'antica pratica dello yoga, e ovviamente non mi sono lasciato sfuggire l'occasione. Oltretutto, con gli attacchi d'ansia che precedono la mia laurea al pari delle doglie che preannunciano il parto, la proposta è giunta con un tempismo che oserei definire karmico. Diciamo che ho visto in Angy uno strumento attraverso cui l'universo ha voluto dirmi qualcosa. In più per Natale, sorprendendo anche me stesso, mi sono fatto regalare una felpa della Champion, che è un po' come come se a Gandhi venisse un'improvvisa voglia di BigMac. Insomma, non ho voluto mettermi contro l'universo.
Così eccoci davanti al centro olistico di cui non conoscevamo nemmeno l'esistenza. Prima ancora di suonare il campanello la receptionist prevede la nostra mossa e ci apre la porta (deve avere il terzo occhio ben allenato), accogliendoci tra arazzi orientaleggianti e cuscini con ricami d'oro a riprodurre il firmamento. La ragazza si presenta appropriatamente come Luna e ci indica gentilmente la via che conduce all'Illuminazione, che naturalmente passa prima dagli spogliatoi. L'illuminazione della stanza adibita allo yoga, a dirla tutta, è scarsa: immerse in una penombra mistica, una decina di ragazze galleggiano nel mare serenitatis, come ninfee in uno stagno, sedute immobili sui loro tappetini nella posizione del loto. Scopro ovviamente di essere l'unico maschio, se si eccettua l'uomo sulla quarantina, dalla testa rasata, la barbetta caprina e il kimono blu notte, che dal fondo della sala osserva vigile ogni mossa delle sue allieve. "Benvenuti" ci accoglie il Maestro. "Prendete i tappetini dietro di voi" ci ordina subito dopo, parlando un po' a scatti, con un tono morbido ma deciso, il che ci porta a pensare, complice il buio, che sia giapponese. Poco dopo scopriremo che è italiano, ma ha preso i voti a *inserire nome di un paese asiatico che non ho capito* ed è diventato monaco zen. Visto com'è vestito, è il caso di dire che l'abito fa davvero il monaco (anche quello zen.)
Un po' impacciati, ci sediamo e proviamo a metterci in posizione. In realtà i piedi non riesco proprio a poggiarli sull'interno-coscia come fanno tutti gli altri, perciò più che posizione del loto mi è venuta la posizione del... non so, direi una posizione del kaki.
Io ed Angy intanto ci scambiamo occhiate in tralice nella semioscurità, cercando con enorme sforzo di trattenere la parte più  immatura di noi, perché temo proprio che il Maestro sarebbe perfettamente capace di spaccarmi una canna di bambù sulla schiena al minimo accenno di risata. Poi però si rivela anche troppo amichevole quando ci dice di alzarci, girare per la stanza e abbracciare gente a casaccio, e poi di stringerci la mano guardandoci negli occhi l'un l'altro. Le estranee che abbraccio sono tutte molto affabili e non sembrano avere troppa fretta di lasciarmi andare, a differenza mia che temo di risultare troppo appiccicoso anche solo trattenendomi un secondo di più. Il Maestro finisco con l'abbracciarlo almeno due volte e lui praticamente mi rimesta gli organi con due sonore pacche sulla schiena: "Non dovete essere timidi. Guardami negli occhi, Raffaele!" La sua voce pacata a questo punto si fa un ruggito che, per quanto gioviale, mi fa trasalire, e mi affretto a ricambiare il suo sguardo intenso e leggermente mandorlato. "Passiamo la vita intera a vergognarci di esistere, ma che cosa abbiamo fatto di male per non poter guardare qualcuno negli occhi?"
Dopo questi imbarazzanti momenti di team-building, facciamo ritorno ai nostri tappetini e il Guru riprende a darci i suoi pacati ordini, che diventano via via più ineseguibili. I corpi flessuosi delle mie compagne mi fanno sentire come Mulan al primo giorno di addestramento, e mi ritrovo a sbirciare di continuo la schiena ampia e muscolosa della ragazza più vicina, che mi sembra la più sciolta del gruppo. Tra l'altro assomiglia maledettamente alla protagonista di Revenge: capelli biondi, sorriso mite e nervi d'acciaio. Non mi stupirei sei fosse esperta anche di arti marziali.
Comunque, la sensazione di inadeguatezza cresce sempre più quando il Maestro se ne esce con istruzioni fumose del tipo: "Adesso sollevatevi sulle punte dei piedi e contemporaneamente portate il terzo chakra alla terra." E vai a capire dov'è! Grazie a Krishna, precisa poco dopo che si tratta dello stomaco.
Non so come, ma mi ritrovo a fare movimenti che credevo possibili solo per la bambina invasata del videoclip di Chandelier, e nel giro di pochi asana ho le gambe e le braccia aggrovigliate in un modo che neanche un navigato lupo di mare saprebbe sbrogliare. Ma c'è dell'altro: mentre te ne stai così, in equilibrio precario, con ogni fibra del tuo corpo che pulsa di dolore e gli arti più intricati delle cuffie di un iPod, il Guru è capace di chiederti, con aria serafica, di rimanere inginocchiato "poggiando tutto il peso del corpo sulla punta del piede destro", mantenendo il "piede sinistro sulla coscia destra", e come se non bastasse, di massaggiare "col pollice destro la pianta del piede sinistro." I miei pensieri sono, prima di tutto, "eh?", secondo di tutto, "ma come faccio ad auto-massaggiarmi anche la pianta del piede quando non ci vedo più dal dolore e per di più sto per rotolare via come un pangolino appallottolato?!" 
"Non smettete di respirare" ricorda ancora il monaco, soavemente. "Dovete ritrovare il piacere di respirare. Non datelo per scontato."
Il multi-tasking non è mai stato il mio forte: rimanere immobile in una posizione disumana, massaggiarsi il piede e doversi anche ricordare di continuare a vivere mi sembra chiedere davvero troppo. Improvvisamente fa un caldo bestiale, mi scopro sudato come un maiale al curry e inoltre dallo specchio noto che la mia faccia ha raggiunto una tonalità di blu elettrico da far invidia a Vishnu. "Pensavi che qui dicessimo solo 'ohm', vero?" domanda ironico il Maestro, con una ristata tonante: "Ahaha!" Poi il suo viso torna immediatamente imperturbabile come un lago di montagna.
La seconda parte della lezione per fortuna è stata meno simile a una tortura: le posizioni da supino o da sdraiato mi riescono meglio (e non fate battute, che tanto so a cosa state pensando.) Anche il Guru se ne accorge, perché viene a darmi una carezza sulla testa mentre me ne sto a gattoni sul pavimento con una gamba sollevata: "Hai visto che questo lo sai fare? Sembri la Cuccarini!"
Puntavo al modello Heather Parisi, ma non c'è male, per uno che non ha nemmeno mai giocato a Twister. 
L'ultima posizione - inginocchiarsi, incrociare i piedi e poggiare il sedere sui talloni - è in apparenza la più semplice, ma in realtà più che un esercizio è un supplizio. Eppure, alla fine della lezione, non mi sento stanco, né dolorante. Provo anzi una sensazione di benessere. Tutti i miei sette chakra sono ben oliati, allineati e girano che è una meraviglia. Mi sento come se il mio spirito avesse lasciato temporaneamente la sua prigione fisica e avesse vagato in un limbo dove il cellulare non prende e non esistono preoccupazioni, per poi rinfilarsi nel mio corpo ritrovandolo più comodo ed energico di quanto ricordasse. Ho pensato che forse è così che si sentono i credenti quando tornano dalla messa. Per un'ora sono stato concentrato su me stesso, sul mio corpo, sul mio respiro, ma allo stesso tempo ero in comunione con altre persone intente nella stesse attività. Ho sentito, per la prima volta da non so quanto tempo, di far parte di un gruppo. Non come quando la catechista col rossetto ben oltre il contorno delle labbra mi veniva a prendere dalle ultime panche per portarmi in prima fila con gli altri bambini: "Ma io voglio stare seduto con mia sorella" protestavo, e lei: "Ma no, vieni davanti con gli altri bambini", "Ma io voglio stare con mia sorella!", "Ma qui siamo tutti fratelli e sorelle!" Col cacchio, catechista! Di sorella ne ho una e mi basta...
Mentre le altre allieve arrotolano i loro tappetini il Maestro si materializza davanti a me. "Mi ricordi un po' me quando ho iniziato" confessa.
"Ah, davvero? Be', grazie, è un bel complimen..."
"Nel senso che anch'io ero rigido come un tronco di teak."
"Oh."
"Ma tu hai resistito più di me nell'ultimo esercizio" aggiunge. "Continua ad applicarti e vedrai che non sentirai più dolore. Anche il viaggio più lungo comincia con un passo." Poi mi saluta con un piccolo inchino e sparisce lasciando nell'aria una scia di incenso e patchouli. 
Dopo questo incoraggiamento, torno insieme ad Angy nello spogliatoio, dove ci scambiamo un sorriso di appagamento, scoprendoci entrambi rigenerati e finalmente liberi dalle solite preoccupazioni terrene e dalle basse esigenze della carne.
Poi, appena usciti in strada, ci chiediamo, quasi all'unisono: "Ma i monaci zen... possono fare sesso?"

Illustrazione di Charlotte Trounce.

giovedì 24 luglio 2014

Il Segreto

Mi rendo conto soltanto adesso che associare l'immagine di un cetriolo ad
un post intitolato "Il Segreto" non è poi un'idea così geniale.
C'è solo una cosa peggiore di mettersi a dieta: mettersi a dieta durante la sessione estiva. Quando però i bottoni dei tuoi pantaloni cominciano a schizzare in orbita come le stelle cadenti a San Lorenzo, allora vuol dire che è tutto finito: quel gaio periodo della tua vita, quello in cui potevi startene in letargo sul divano anche per tutto l'inverno e rimanere comunque leggiadro e snello come un Apollo, ormai è solo un ricordo. Addio pelle di pollo. Adesso, ahimè, non si può più vivere di rendita: la magrezza è una conquista che va sudata.
Dopo essermi consumato di sospiri davanti allo specchio, guardando con raccapriccio quello che solo un anno fa era un vitino di vespa, mentre oggi potrebbe benissimo essere quello di Bruno Vespa, ho deciso di prendere in mano la situazione e fare qualcosa per rimediare alle tragiche conseguenze della sedentarietà dello studente universitario. Ma come prepararsi per la prova costume e allo stesso tempo concentrarsi in vista di un esame durante il quale dovresti dare almeno l'illusione di parlare fluentemente spagnolo? Come negarmi il cibo, unico piacere rimastomi?
Mosso dalla disperazione, ho pensato di auto-punirmi prendendo due attività deprimenti e unendole in un unico, orribile appuntamento quotidiano: guardare le repliche de Il Segreto in lingua originale su Rete Quattro e, contemporaneamente, fare step.
Se non provo alcuna vergogna a scriverlo qui nero su bianco è perché ormai della mia dignità non resta che qualche residuo incrostato e ripetutamente calpestato su quello step.
Passare giorni e giorni chiusi in casa a liquefarsi su una tragicommedia spagnola tardo-medievale ritagliandosi come unica "pausa" dallo studio un'ora di fitness in compagnia delle sonnolente avventure di Pepa, Tristán e Doña Francisca è un po' come vivere in una claustrofobica dimensione parallela, dove la vita è scandita da un lento susseguirsi di atti, scene ed episodi interminabili. A un certo punto raggiungi uno stato di muta agonia, e l'unica cosa che ti fa andare avanti è la debole speranza che forse, dopo due o tre settimane, la trama - minima - de Il Segreto comincerà a premere sull'acceleratore, almeno un po', anziché continuare a trascinarsi tanto per le lunghe. Viene quasi da complimentarsi con gli autori per come riescono a stiracchiare due o tre sub-plot più annacquati della sangria del più squallido ristorantino turistico di Madrid: questo sì che è stretching narrativo!
Il secondo punto del mio programma fitness è stato abolire una volta per tutte le un tempo consuete abbuffate serali, per esplorare il variegato, croccante, verdeggiante mondo delle insalate. Ingrediente base, il cetriolo, o come lo chiamerebbe Pepa, il pepino. Praticamente ho seguito la dieta del kappa (avete presente quelle buffe tartarughe antropomorfe con una specie di chierica sulla testa che di tanto in tanto spuntavano negli episodi di Pollon Combinaguai nonostante non centrassero un tubo con la mitologia greca? Quelli sarebbero i kappa, demoni acquatici delle leggende giapponesi a cui è consigliabile regalare dei cetrioli, di cui sono ghiotti, se non si vuole essere trascinati per le caviglie giù in fondo a uno stagno. Tra l'altro, dover stare a stecchetto rende anche me particolarmente propenso ad annegare gli incauti viandanti che osino avvicinarmisi.)
All'inizio mi ci mettevo proprio di impegno a preparare insalate originali e gustose, inventando nomi diversi per ogni minima variante (tipo la Sissi salad, versione light della più calorica Caesar), poi, col passare dei giorni, l'entusiasmo è andato scemando e ho preso a schiaffarci anche i gerani del balcone. Ci mancavano solo le streghe di Macbeth a rimestare l'insalatiera formato calderone e a suggerirmi altri ingredienti ("Mettici un occhio di tritone e qualche fibra di corda d'impiccato, già che ci sei...")
 Non so quanto tutto questo possa essere servito, ma ho tenuto duro fino al mio esame, dopodiché ho resuscitato la Wii Fit, mia fida personal trainer elettronica (che mi ha accolto a braccia aperte come un figliol prodigo, dopo ben 1546 giorni di totale inattività.) Di qui innanzi non voglio più neanche sentire un accenno della sigla de Il Segreto. Oltretutto, l'unico vero segreto qui è come accidenti faccia Pepa a mantenere quel girovita da urlo.
E ha pure partorito...

 

Illustrazione di Ryo Takemasa.

giovedì 18 luglio 2013

È l'ora del RafFitness!

Prima di leggere, non dimenticate il riscaldamento!
Non è che non sia un tipo sportivo, è solo che voglio risparmiare energie per quando ce ne sarà veramente bisogno, tipo per alzarmi a cambiare canale quando il telecomando sarà fuori uso o quando gli zombie ci assaliranno in massa con l'intento di succhiarci via il cervello dai crani come vongole dal guscio.
Però ci ho provato, a fare più movimento, giuro che c'ho provato. E anche le mie amiche: Anny e Angy, di tanto in tanto, sono riuscite a convincermi a fare jogging con loro lungo amene stradine di campagna (le stesse che di notte si trasformano in ombrosi nascondigli fornicatori). Io tento di correre davvero, all'inizio, ma quasi sempre finisco a secco, seduto su un muretto a secco, a leggere un libro, e faccio allegramente "ciao" con la mano alle mie compagne accaldate, che difficilmente rinnovano l'invito, non prima che passi almeno un altro anno.
Il fatto è che detesto lo sportswear. La prima cosa che ho fatto una volta diplomato è stato dar fuoco alle Nike per fare spazio alle mie nuove, romantiche Munich a fiori. Poi è stata la volta delle terribili tute acetate e dei miei pantaloni simil-hip-hop, talmente larghi che all'ora di ginnastica dovevo correre tirandomeli su per tutto il tempo per non inciampare, neanche fossi Cenerentola allo scadere del coprifuoco.
Tuttavia, essendomi disfatto del mio esiguo guardaroba sportivo, quando mi prende il ghiribrizzo del fitness, mi crea non poco imbarazzo essere costretto a correre in frac. Trovo degradante indossare quegli orrendi pantaloncini aderenti da ciclista o, ancora peggio, quelli con gli spacchetti laterali, ma al contempo non voglio presentarmi in jeans e avere l'aspetto di un ritardatario che corre dietro l'autobus, soprattutto se accanto a me c'è una sportivissima Angy, con tanto di sexy tuta color buganvillea in stile Gabrielle Solis.
Anny continua a decantare i benefici dello sport come fonte di ossitocina e buonumore. Lei già dall'asilo rincorreva le farfalle (mentre io, superbo e indolente, pretendevo che fossero loro a posarsi su di me). Ora che, da adulta, ha sviluppato un vero e proprio terrore per gli insetti, la cosa non gli ha comunque impedito di fare sport: anziché inseguire libellule in un prato, corre pensando di essere inseguita da loro.
Istigato da questa coppia di inflessibili personal trainer, che non si sforzano nemmeno di imitare l'accento americano di Jill Cooper per darmi la carica, mi trovo costretto a ricorrere ad ogni scusa pur di non correre: "Uh, guardate, ragazze! Quelli sono fiori di iperico, altrimenti detto erba di san Giovanni! Ieri su LaEffe il Guru delle Piante ci ha fatto una crema per le bruciature! E ha anche proprietà anti-depressive!"
L'ultima volta le ho costrette ad aspettarmi per mezz'ora mentre girovagavo per un frutteto nel tentativo di fotografare col cellulare un'elusiva ghiandaia. O almeno credo fosse una ghiandaia. Quando mi hanno ricordato che il bird-watching non è considerato uno sport, mi sono trovato a chiedermi: ma allora esisterà un'attività fisica adatta a me?
Per molti anni ho nuotato. Fosse dipeso da me, sarei andato avanti a rana per sempre, ma ancora non riesco a capire perché gli istruttori di nuoto siano così ossessionati dallo stile libero. Senza contare l'odiosissimo dorso: per ogni bracciata un sorso d'acqua clorata nei polmoni.
A metà vasca ero già esanime, più spossato di Leandro dopo la traversata dell'Ellesponto. Con la piccola differenza che ad aspettare Leandro c'era la sua innamorata: un incentivo niente male. Disperato, aspettavo un momento di distrazione dell'istruttore per aiutarmi con la corsia galleggiante, e contavo le sirene dipinte sul muro, che mi rivolgevano sorrisetti canzonatori. Non so se odiavo più loro o quelle che cercano di affogare Wendy in Peter Pan. "Dai, forza, Raffy, sei quasi arrivato alla sirena verde..." cercavo invano di incoraggiarmi, "ancora qualche metro... aspetta un momento, ma perché ci sono dei girasoli dipinti tra una sirena e l'altra? Cosa c'entrano i girasoli col mare? E' un estemporaneo omaggio dell'artista a Van Gogh?... Okay, come direbbe Dory, zitto e nuota...  ecco, ho quasi superato quella cozza di sirena viola... mangia la polvere, balen(g)a!"
Perso nei miei pensieri, di tanto in tanto mi capitava di andare un po' fuori corsia e sbandare leggermente a sinistra. Come era inevitabile, un giorno ho avuto uno scontro frontale col mio istruttore, che credo sia guercio da allora.
Però tutto sommato me la cavavo. Dopotutto non è mica facile sopravvivere in un ambiente così ostile e umido, per di più frequentato da gente senza alcun pudore e fastidiose specie micotiche. Cosa c'è di peggio di un fungo al piede? Lo so io: ascoltare i vanti del tipico, arrogante farfallone sui trent'anni, in speedo bianco, che si iscrive ad un corso di nuoto con l'unico scopo di provarci con qualunque sirenetta gli sfarfalli davanti in stile farfalla, un pallone gonfiato così pieno di sé da rimanere a galla anche senza muovere le braccia.
Prima del nuoto però c'è stato il calcio. Sì, lo so che siete sorpresi, ma anch'io ho avuto un passato da Pulcino. In verità si è trattato di una sola partita. Raffy, timido scolaretto delle elementari, si è visto gettare addosso una specie di poncho di plastica color giallo canarino e poi spingere in mezzo al campo. E' stata un'esperienza traumatica: non facevo che svolazzare di qua e di là come una farfalla impazzita, fingendo di giocare e sperando che la palla non capitasse mai dalle mie parti.
Da allora i sogni di gloria di mio padre e degli uomini della mia famiglia si sono definitivamente infranti.
"Sai, quando ho saputo che tua madre aspettava un maschietto, ho pensato 'finalmente un nipotino con cui giocare a pallone!'" ha ammesso una volta il più atletico dei miei zii, con un sorriso malinconico. Sembra la sigla di Lady Oscar: tuo padre voleva un maschietto, ma, ahimé, sei nata tu...
"Mi dispiace così tanto di non essermi conformato alle vostre aspettative" mi sono scusato, con un pacca solidale sulla sua possente spalla.
Alla luce di questa confessione, credo che sia stata una piacevole sorpresa per lui e i suoi fratelli sapere che per il diciottesimo compleanno desideravo tanto una Wii, con in più una Balance Board. A dire il vero, prima della Wii, da maniaco delle televendite quale sono, avevo supplicato mia madre di comprarmi AB Rocket, ma non sono mai riuscito ad ottenere l'attrezzo ginnico dei miei sogni, e ho dovuto rinunciare anche ai domyos, quella specie di poggia-chiappe a forma di fiore per gli addominali. La Wii sembrava la risposta a tutti i miei problemi: mi avrebbe permesso di restare in forma e tonificare i muscoli senza l'inconveniente di aver a che fare con degli esseri umani. All'inizio è stato divertente giocarci e fare un po' di sano movimento, ma presto il mio rapporto con lei si è incrinato. Per quanto simili a strumenti di tortura, cyclette e bilancieri almeno si tengono i loro commenti per sé. La Wii invece ha sempre qualcosa da ridire su tutto. Quando faccio attività fisica divento particolarmente suscettibile e finisco per dimenticare le norme della buona educazione, il che non è accettabile, anche se ho a che fare con un aggeggio senza né madre né sorelle.
"Il tuo corpo sta oscillando" mi ammonisce la Wii, con la sua irritante vocetta elettronica. "Migliora il tuo equilibrio!"
"Tua madre sta oscillando" ringhio, inalberandomi, mentre invece dovrei cercare di mantenere la posizione dell'Albero come Juliana Moreira in televisione, respirare, meditare e riallineare i miei chakra.
In ogni caso è preferibile e anche più facile ignorare i rimbrotti di un automa che farsi sghignazzare in faccia da un branco di perfide e giovanissime pattinatrici sul ghiaccio: biondissime bimbette in succinte tutine coperte di glitter e piume di struzzo che sfrecciano sul ghiaccio, vorticano come fiocchi di neve e fanno a brandelli la tua autostima sotto le lame affilate dei loro pattini.
Pensandoci, l'essere umano è davvero la più sciocca delle creature: come può qualcuno farsi venire in mente di scivolare sul ghiaccio con dei Miracle Blade ai piedi, per di più per puro divertimento? O di scorrazzare su un trabiccolo a due ruote? O, ancora, di buttarsi giù dal cucuzzolo di una montagna in equilibrio su una specie di ferro da stiro?
Esclusi a priori gli sport estremi, ho dato una chance agli sport agonistici, per scoprire che non fanno proprio al caso mio, visto che mal sopporto le sconfitte: chi se ne frega di partecipare, l'importante è vincere!
Vi chiederete, e la palestra? Parliamo di quel posto pieno di gente umidiccia che fa versi a dir poco indecenti, vero? Se avessi voglia di respirare aria viziata mista a sudore nebulizzato, farei un corso di pole-dance in metropolitana, o stupirei i pendolari giocando a fare Yuri Keki con i poggiamano nell'ora di punta. Non mi importa della gym, al diavolo i muscoli tonici, portatemi un gin tonic!
Che ci crediate o no, però, ho avuto anch'io i miei momenti di gloria. In Inghilterra, per esempio, mi obbligarono a giocare a baseball e in quella circostanza devo dire che ho fatto la mia porca figura, nonostante non sapessi neanche da dove cominciare. Da allora continuo a credere di essere un talento naturale, a baseball. E vi prego, lasciatemelo credere. Lasciate che mi illuda di essere il figlio segreto di Joe DiMaggio e Marilyn Monroe.
Una volta, poi, in Svezia, un tizio vestito da vichingo lodò le mie doti di arciere della domenica, paragonandomi al dio Ullr. E io mi fido ciecamente del parere della gente che va vestita da guerriero vichingo. Oltre al fatto che ho sempre sognato di essere come Legolas (mantenendo il mio naturale colore di capelli, però.)
In ogni caso, nonostante queste corone d'alloro vinte, non ero ancora pienamente soddisfatto. Non avevo ancora trovato la disciplina olimpica fatta apposta per me.
Ma proprio quando cominciavo a perdere le speranze, la mia ricerca dello sport ideale si è conclusa nel più felice e inaspettato dei modi. Ora, finalmente, so cosa fa al caso mio. E devo questa scoperta a una donna straordinaria, Joanna Rohrback:


Non è una meraviglia di flessuosità ed equina eleganza?
Buttate via le vecchie videocassette di Jane Fonda, dimenticate pilates, badminton, squash, zumba e altri hobby dai nomi ridicoli! Scegliete anche voi, come me, il Prancercise (dovete proprio visitare il sito ufficiale), un rivoluzionario allenamento ginnico dichiaratamente ispirato al movimento dei cavalli. E' una tecnica estremamente efficace e per di più anche facile facile: in pratica è come fare dressage, ma senza cavallo!
Inoltre la tenuta consigliata è persino più elegante delle mise da tennista o golfista, ormai così passé!
Cosa aspettate? Io corro a inguainarmi nei miei leggings fluorescenti in stile Olivia Newton-John, cotonarmi i capelli e darmi al galoppo selvaggio con il Prancercise!

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...