domenica 2 marzo 2014

Emozioni FORTI di una domenica ESTREMA

Mattino in città di Edward Hopper.
"Stamattina esco e vado a comprarmi il giornale" annuncio una domenica, poggiando la tazzina vuota sul tavolo. I miei sgranano gli occhi come il professor Dorfles, tanta è la sorpresa. "Devo solo trovare le forze per farlo."
Vestirmi di domenica mattina e, soprattutto, uscire, di domenica mattina, mi sono sempre parse attività del tutto innaturali. Un po' come il free-climbing.
E' stato con immenso sforzo che mi sono sfilato la giacca da camera, dopodiché, estenuato, sono rimasto per un po' in contemplazione del pulviscolo atmosferico.
"Non so se ce la faccio..." dichiaro, cinque minuti dopo, con lo stesso tono brioso di Lana del Rey.
"Dai, su" mi incoraggia mia madre, divertita e mai inattiva. Perché, non so se l'avete notato, ma le madri hanno sempre qualcosa da fare. Mai una volta che le becchi senza che abbiano qualcosa in mano, come  i santi e il loro attributo: un paio di jeans da lavare, il manico dell'aspirapolvere, le chiavi della terrazza, la palma del martirio...
 "Su, esci e risplendi!" mi incita, spalancando le imposte. "Guarda che sole stamattina!"
"Già, è proprio una bella giornata per uscire a comprare il giornale" considero, malinconico.
Ma intanto mi trattengo ancora un po' nella stanza. In piedi. Sorreggendomi allo schienale della sedia. Come un gargoyle sorpreso dalla luce del giorno.
Poi, con immensa fatica, prendo a trascinarmi per la casa, senza una meta precisa. Faccio avanti e dietro per il corridoio. Camminando, mi meraviglio di non rilasciare una scia iridescente da lumaca.
Misuro a passi stanchi la stanza. Poi veleggio in salotto e circumnavigo il tavolo per non so quante volte. E' una cosa che faccio sempre: io lo chiamo think-walking. Camminare in tondo e senza un perché mi aiuta a riflettere. Ma se consideriamo il fatto che generalmente prendo possesso delle mie piene facoltà mentali soltanto dopo pranzo, potete intuire che la qualità dei miei pensieri in quel momento della giornata sia assolutamente mortificante. Prima delle dodici i miei neuroni fluttuano come glitter in una boule de neige, cadono dolcemente, si depositano e poi risalgono, in un ciclo di stupidità senza fine.
Devo trovare in fretta un pretesto per vestirmi e uscire subito da questa casa, prima che la pigrizia irretisca la mia volontà e mi afferri le caviglie con le sue tenaglie per poi sbocconcellarmi nel suo antro polveroso.
Sì, mi ripeto che dovrei proprio uscire e andare a comprare il giornale. Magari se ci riesco una volta diventerà una mia abitudine. Un'impresa eroica a cadenza settimanale. Adesso infilo i piedi nelle mie nuove brogues, mi abbottono il montgomery blu, mi getto attorno al collo una sciarpa (uno spruzzo di senape) e via!"
Magari potrei sfoggiare una mise diversa ogni domenica! Col tempo la gente comincerebbe ad accorgersi di questo mio reiterato gesto titanico. Inizierebbe a farsi delle domande. A chiedersi chi possa mai essere questo ragazzo, che ogni domenica mattina esce di casa per comprare il giornale. A domandarsi quale sia il suo fine. O perchè appaia solo di domenica mattina.
Diventerei in poco tempo un personaggio, una di quelle figure ammantate di fascino e mistero. La mia nuova, sana abitudine diverrebbe leggenda: Il Ragazzo della Domenica, che cammina a grandi falcate verso l'edicola, lo sguardo dritto davanti a sè, la sciarpa che svolazza romanticamente alle sue spalle e le punte fiorite delle scarpe che avanzano determinate verso nuove avventure. E intanto la gente si affaccerebbe alle finestre ad aspettarmi, e gli altri passanti si fermerebbero, bisbigliando, sussurrando e magari inziando a cantare come in un musical, non riuscendo più a contenere la curiosità. Tipo Bonjour de La Bella e la Bestia, per darvi un'idea, ma con il maschile al posto del femminile e "Raffy" al posto di "Belle":

"... è un ragazzo assai par-ti-co-la-re,
compra il giornale, che virtù!
Chissà cosa leggerà?
Dove va, neanche lo sa!
Certamente un altro non ce n'è quaggiù
..."

Ma il narcisismo e i sogni di gloria non sono mai stati abbastanza potenti come stimoli. Non carburo ad energia solipsistica. Sono ancora qui che esco tremante dal bagno (regno artico dove non c'è superficie che non sia gelida) e faccio ritorno seminudo alla mia stanza. Mia madre mi sorprende nella stessa posizione di un'ora prima, a scrutare il vuoto, in mutande. "Non ti sei ancora vestito?"
"Mi sono lavato e ho tolto il pigiama. E' un buon inizio."
"E adesso che farai?"
"Aspetto che Hopper mi faccia un ritratto."
Per pietà più che per istinto materno, si offre di aiutarmi a infilare il maglione. 
"Vorrei che ci fosse sempre qualcuno a vestirmi."
"Sì, magari un'ancella" mugugna mia sorella.
Ancora inchiodato nello stesso punto, passo in rassegna tutti gli altri stimoli che potrebbero indurmi a mettere il naso fuori dalla tana. Così penso di ricorrere all'incentivo che uso sempre nei casi più disperati, quando sono costretto ad andare da qualche parte ma non ne ho la benché minima voglia: "Chissà, Raffy" mi dico, "magari oggi è la volta buona che incontri la tua anima gemella, e se questa ridente domenica non uscirai a comprare il giornale non lo scoprirai mai." Nella mia mente sono già lì in edicola, che faccio cadere inavvertitamente una copia di Famiglia Cristiana, e nel raccoglierla la mia mano sfiora quella dell'amore della mia vita.
No, meglio scartarlo questo pensiero. E' il genere di aspettative che mi portano sempre a preoccuparmi dello stato dei miei capelli: "No, Raffy" mi correggo, "esci di casa come se dovessi rimanere zitello per sempre." Mai puntare troppo in alto, di domenica mattina soprattutto.
Così, imprecando contro Sailor Moon e la sua capacità di cambiarsi d'abito e smalto in un battito di ciglia, rimedio finalmente di coprire le mie nudità ed uscire all'aria aperta. Intorno a me, il deserto. Se per le strade c'è qualcuno, "c'è troppa luce." Una luce che sembra dipinta ad olio. Gli unici suoni sono il rintoccare delle campane e il gracchiare delle gazze. Poi avvisto un tizio con degli imbarazzanti pantaloncini da jogging e un cane al guinzaglio, che mi guardano a bocca aperta, come neanche Maria Maddalena difronte al sepolcro spalancato.


Domenica mattina presto di Edward Hopper.

Nella penombra, il giornalaio, un vecchietto in tutto e per tutto identico a quello di Up!, con tanto di fondi di bottiglia agli occhi, mi consegna con mano tremante il quotidiano da me richiesto. A quel punto mi aspettavo che l'edicola si sollevasse per aria, issata da migliaia di palloncini colorati (il che sarebbe stata la fine dei miei buoni propositi domenicali), ma invece è rimasta saldamente ancorata a terra.
Sulla via del ritorno passo dal Palazzo del Principe, un'antica dimora che dopo anni non ho ancora capito se sia disabitata oppure no. Oltre il cancello, sedute sul bordo della fontana prosciugata, due ninfe di pietra abbracciano per il collo dei cigni. Gli occhi ciechi ma estatici fissano eternamente la volta del porticato, dove qualche volenteroso pittore ha affrescato Helios, abbronzatissimo, sul suo cocchio solare, in tutta la sua fiammeggiante gloria. 
Dio, il pensiero di mettere in moto la macchina e bisticciare con la frizione di domenica mattina mi fa già star male, figuriamoci svegliarsi alle cinque, imbrigliare cavalli sputafuoco e scarrozzare un'enorme palla incandescente per ogni angolo del globo senza neanche una sosta in autogrill. Ma come fa la gente a fare tutte queste cose di prima mattina?
Quando torno a casa scopro che mentre ero via mia sorella ha tirato a lucido la casa, ordinato per colore la sua collezione di borse, soggiogato uno stato sudamericano con un sapiente golpe militare e, tra una cosa e l'altra, ha trovato il tempo di tingersi le unghie con un nuovo smalto color malva. Sì, perché mia sorella è una specie di ciclone al contrario: un turbine che, anziché morte e distruzione, lascia dietro di sé ordine, pulizia maniacale e l'eco di rimproveri come: "Nessuno che faccia niente in questa casa!" Roba che se fosse stata Dio avrebbe creato l'universo in metà mattinata e passato i rimanenti sei giorni e mezzo a smontare, spostare e rimontare continuamente catene montuose come fossero mobili dell'Ikea. O a spolverare il Deserto del Sahara.
"Sei già tornato?" mi domanda. "E' stata un'uscita lampo!"
"Ci ho messo un secolo, in realtà. Ho perso tempo perché ho inseguito un gatto per strada. Pensavo fosse Ciccio."
A giudicare dalla sua espressione mi sembra quasi che sperasse di essersi liberata della mia umbratile presenza.
Ecco, quando la tua famiglia non vede l'ora di vederti uscire di casa, è quello il momento preciso in cui diventi un pensionato. Non importa se hai vent'anni.

11 commenti:

  1. la domenica mattina in realtà non esiste.

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    1. Ahahah giusto! Forse ho sognato tutto!

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  2. La giacca da camera??? Ma tu sei già il personaggio di un libro! ...però non ti immaginavo con una sorella, sai?

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    1. Ahahah sì, la giacca da camera ormai è il mio indumento distintivo! Al liceo mi chiamavano zio, ora per i miei amici di università sono "nonno Raffy." Quanto a mia sorella, non so immaginarmi senza averne una! Di lei forse ho parlato ancora poco perché ho iniziato il blog proprio quando lei ha iniziato a spiegare le ali... :)

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  3. Leggere del momento che sto vivendo mentre ci sono dentro è davvero buffo.. Quando la gente inizierà ad aprire le finestre al tuo passaggio penso proprio che vorrò esserci :)

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    1. Stai vivendo anche tu un momento di pigrizia immobilizzante? :)
      Credo che il clamore collettivo al mio passaggio mi metterebbe un filino in imbarazzo, ora che ci penso :D

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  4. Ahahahaah troppo tenero questo post, Chigghi.... NOn avevo mai pensato a te come un soggetto dei quadri di Hopper ;)
    Questo racconto mi ha ricordato un po' quel periodo in cui ogni venerdì (se non ricordo male) andavo a comprare quei volumi sulla storia dell'arte del Corriere della sera... Era parecchio fastidioso uscire appositamente per questo, però la noia si mescolava alla curiosità di scoprire il nuovo artista. E mi ricordo che anche io immaginavo che l'edicolante e tutta la gente che mi vedeva passare: "Ah questa è quella che si va a comprare i volumi sulla storia dell'arte, sicuro la studierà all'università..." Ahahah, che scemi :)
    Ciao nonno Raffy

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    1. Hopper non ti fa pensare a me? :) Forse perché è leggermente fissato coi nudi femminili, ma anch'io adoro starmene imbambolato, nudo, a fissare il nulla :)
      Comunque credo che siamo entrambi parecchio egocentrici, ma molto :)
      Grazie piccola dolce anny, andiamoci insieme in edicola :***

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  5. La domenica mattina si esce solo se si è dei giornalai o degli ultracattolici che senza il giusto predicozzo di fine settimana non son contenti.
    Stop.
    Tutto il resto è solo rumore bianco...e un altro premio per te sul mio blog ^_^

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    1. Ahahah hai ragione, io dopo la comunione ho detto addio per sempre alle levatacce pie! :P
      Ma come, un Oscar anche per me? *-* Grazie mille, corro a vedere! :D

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  6. A meno che si tratti di andare a fare una gita estiva fuori città anche per me è abbastanza inconcepibile vestirsi e uscire la domenica mattina. Qualche mese fa sono andata a vedere una mostra di domenica mattina per evitare la folla ed è stata un'esperienza quasi surreale... il centro cittadino era così diverso dalle giornate lavorative. Ho scoperto un mondo nuovo, è stata un'esperienza interessante ma che non mi sembra comunque il caso di ripetere altrimenti diventa un'abitudine.
    PS come forse ti ho già detto sto leggendo qua e là a ritroso e spero non ti dispiaccia ricevere commenti a post datati... alcuni mi fanno troppo ridere.

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