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martedì 28 gennaio 2014

Ma che c'è Surreal Time? #9 - Il boss delle cerimonie

Un invito a nozze per tutti gli estimatori del trash.
"Nel mezzo di una valle incantata ai piedi di un vulcano sorge un luogo da favola" a metà tra Disneyland e Las Vegas: è il Grand'Hotel La Sonrisa, il castello di don Antonio, dove gli incubi di Enzo Miccio diventano realtà e matrimoni oltre il limite del buon costume vengono spacciati per "tipicamente napoletani."
Real Time sembra decisa a seguire la nobile vocazione del documentarismo pseudo-antropologico, con una nuova, seguitissima serie, al cui confronto i grossi grassi matrimoni gypsy sembrano eleganti soirée patrocinate dal Rotary. Il boss delle cerimonie, riunendo tanto le avventure dei serviti quanto quelle dei servitori, non è che il chiassoso contraltare di Downton Abbey. Don Tony Abbey.
Carillon umani all'ingresso, carrozze principesche, stormi di candide colombe... non c'è fine alle richieste degli sposi, e soprattutto alle pretese dei loro genitori, pronti a tutto pur di assicurare ai loro figli delle nozze in "magna pompa." Il genero di don Antonio, Matteo (che si presume prima o poi diventerà don Matteo) racconta a Vanity Fair di clienti che hanno perfino chiesto la luna. Letteralmente: in una notte troppo buia un pallone aerostatico ha preso il posto della pallida dea, che, sebbene formalmente invitata, evidentemente non sapeva con che faccia presenziare a un ricevimento tanto chic.
A questo punto c'è quasi da pensare che chi non possa permettersi i costi astronomici di una festa di nozze al castello, conceda al castellano lo ius primae noctis.
Dopo due episodi e quattro matrimoni memorabili, è già possibile delineare punto per punto la rigorosa liturgia di ogni sposalizio kitsch che si rispetti.
Si parte con il colloquio con i ristoratori per concordare il menù del banchetto, una dura prova per il povero Matteo, che fa quasi tenerezza, con quella sua testa perfettamente ovale, il sorriso mite e lo sguardo miope di una talpa, mentre cerca di rabbonire gli inamovibili e vagamente intimidatori genitori della sposa. "Voyo vedere lo shpreco del cibbo" ha veementemente preteso Luca, uno degli sposi protagonisti, dando un ottimo spunto alla FAO per il suo nuovo motto ufficiale.

Mamma Vincenza si accontenta anche di un matrimonio in stile "William & Kate".
Dopo quella tra carne e pesce, la scelta più importante che una nubenda deve affrontare è certamente quella del vestito: must irrinunciabile è il bustier trasparente, per lasciare poco o niente all'immaginazione del parroco. L'obiettivo è strizzarsi il più possibile finché i rotoli di ciccia esondanti non ti fanno sembrare una deliziosa torta nuziale a dieci strati.
In un giorno così importante, anche suoceri e genitori si preoccupano di non sfigurare. Gennaro, per esempio, alla vigilia delle nozze di sua figlia Giusy, infilati i suoi calzoncini color bella-di-notte, non ha esitato a sottoporsi a un trattamento intensivo di lampade abbronzanti, cui le telecamere ci hanno permesso fin troppo generosamente di assistere. Non si può certo accompagnare la propria figlia all'altare quando si è bianchi come una bufalina, dopotutto: è bene pazientare finché il volto di Padre Pio tatuato sul braccio non cominci a somigliare a Morgan Freeman.
Gli sposi up to date come Luigi (che ha già dei peli sul petto rampicanti a fargli da maglioncino naturale) prima di indossare il completo total black della cerimonia (che personalmente non metterei nemmeno alle esequie di un becchino), vestono gli sgargianti panni del Principe Azzurro per la tradizionale serenata neomelodica. Durante questa pittoresca festa di quartiere, il Romeo di turno può dedicare alla sua Giulietta una canzone d'amore, senza tralasciare pezzi che vertano su temi impegnati come la parità dei sessi: "... sei moderna e vuoi la tua libbbertà [...] oggi c'è la parità, te sì organizzata, con le tue amiche vai a ballà e io u' geluso nunn'o pozzo fa." D'altronde si sa che una delle prime rivendicazioni del movimento femminista è stato il diritto ad andare a ballare con le amiche: scommetto che anche Simone de Beauvoir ogni anno aspettasse con ansia l'otto marzo per la consueta serata al femminile in pizzeria.
Affinché nessuna nota stonata incrini l'armonia delle nozze, ogni party-planner diligente sa che deve rivolgersi ad un impresario musicale di successo come Annalucia, una vera e propria autorità in fatto di "mannaggiament" di cantanti neomelodici.
All'alba del grande giorno, quando è ancora buio pesto, l'estetista e il parrucchiere si alzano col canto del gallo per trasformare la sposina in una regina, "uguale uguale alla Maria Antonietta di Lady Oscar."

Che rientrino o meno nell'album dei ricordi degli sposi, queste sono
immagini che rimarranno per sempre tatuate sulle nostre rétine
.
Dopo il rito e il riso, i cancelli del Grand'Hotel si spalancano, il red carpet si dipana ai piedi degli sposi e il salone reale apre i battenti per accogliere gli invitati con la sua sovrabbondanza decorativa (che se non definisco 'barocca' è solo per non offendere il barocco.) Le bocche contornate a matita di zie e cugine si spalancano dalla meraviglia di fronte alle statue d'oro, i pavimenti scintillanti, le vetrate blu elettrico e gli affreschi che vanno al di là di ogni esperimento manierista. Sotto lo sguardo fortunatamente cieco di innumerevoli busti di Apollo, ha inizio la grande abbuffata (con tanto di "bis e contrabbis!"), intervallata da ogni genere di spettacolo, con protagonisti drag-queen, nani, saltimbanchi e ballerine in mutande paillettate che si contorcono al ritmo di Disco Napoli ("Le conoscevo già" ci tiene a farci sapere Mariapia, la festeggiata. "Sono le stesse che si sono esibite alla cresima di mia sorella.") A un certo punto, molto prima dell'apertura dei regali, potrebbe capitarvi di vedere la sposa rovistare affannosamente da qualche parte vicino alla patta dei pantaloni color "gru" (écru) del coniuge. Non temete, è solo un gioco erotico per intrattenere gli invitati: la sposa infila un tappo nei calzoni del maritino e poi deve farlo passare da una gamba all'altra. L'emozione dello sposo, come è accaduto, può alle volte rendere più difficoltosa l'impresa, in cui non disdegnano di cimentarsi anche i consuoceri.
Per smaltire l'astice al burro e lo struzzo ripieno, il parentado al completo si scatena in pista, ed allora è tutto un vorticare di abiti sgargianti e stole animalier, un baluginio di brillantini al naso e unghie istoriate. Quando le zie si tolgono gli zatteroni, poi, sembra quasi di sentire l'inconfondibile l'aroma del prosciutto stagionato nel nylon.
Alla fine, quando ormai è sera inoltrata, la torta è tagliata, l'intossicazione da frutti di mare crudi è scongiurata e i fuochi d'artificio danno un tocco di colore all'altrimenti deprimente sobrietà del firmamento, la sposa può finalmente rilassarsi e spipparsi un sigaro.
Ogni fiaba di questo pacchiano Pentamerone si conclude con lo stesso, commovente lieto fine: don Antonio - elegantissimo con i suoi occhiali dorati, la croce gemmata sul cuore e la maglietta della salute nera in bella vista sotto la camicia fluo -  saluta gli sposi con un sorriso vescovile e un cenno ieratico delle dita ingioiellate, per poi ritirarsi pensoso nel suo studio e redigere un altro emozionante capitolo delle sue memorie di boss delle cerimonie.
Le generalizzazioni e gli stereotipi di cui una trasmissione del genere è infarcita hanno suscitato l'indignazione (comprensibile) di napoletani e non (a partire dal titolo, che è tutto un programma), ma che "i napoletani non siano tutti così" credo sia chiaro a tutti gli spettatori con un minimo di senno. Che vogliate chiamarli tamarri, coatti, truzzi, zaguari, zarrosauri, cozzali, buzzurri, zampi o ricottari, il cattivo gusto è diffuso a macchia di leopardo in tutta Italia e all over the world.
Polemiche a parte, so che non potrò più fare a meno di questo ricco buffet di unto, dorato, croccante, nauseante trash. Tutti noi almeno una volta nella vita siamo stati costretti a sorbirci un interminabile filmino di nozze, una delle più sadiche torture che un essere umano possa infliggere a un suo simile. Ma quando ci ricapita di vederne uno e poter sghignazzare senza ritegno, liberi dal timore di offendere la zia che ha aspettato per una vita intera di vedere la sua bambina conciata come la principessa del porno ungherese?
Il risvolto inquietante di questo gran divertimento è l'idea che le coppie che abbiamo visto convolare a nozze siano seriamente intenzionate a riprodursi. Anzi, alcune si sono già portate avanti col lavoro e aspettano figli che in un futuro non troppo lontano intaseranno YouTube coi loro video dei pre-diciottesimi...

lunedì 21 ottobre 2013

Ma che c'è Surreal Time? #8 - Non prendetemi per i fornelli

"Gnocco cerca patata. Astenersi cozze."
Prosegue la nostra descensio ad inferos nel mondo di Real Time, l'unico canale televisivo che ha il coraggio di mostrarvi ventenni hamish con la dentiera, zitelle in sovrappeso che mangiano peli di gatto e coniugi che si trastullano con corroboranti clisteri al caffè. Dopo questo, godetevi la seguente composè: bon appétit!

L'ultima, indigesta portata offerta dalla mensa di Real Time è Ti prendo per la gola: per farla breve, un Uomini e Donne culinario. E grazie a Dio, a differenza di Sing Date, qui nessuno deve cantare.
Una ragazza piacente (ma evidentemente troppo esibizionista  per tenersi uno straccio d'uomo) deve scegliere il suo nuovo partner affidandosi unicamente alle papille gustative.
Ok, forse dovrei spiegarmi meglio: il gioco non prevede che la Tronista di turno assaggi i suoi patinati pretendenti, degusti loro un dito del piede o mangiucchi le loro unghie, ma semplicemente che si lasci sedurre dal piatto più afrodisiaco e abbocchi così all'amo del cuoco misterioso. Messi davanti ai fornelli, i Principi Azzurri sprecherebbero metà del tempo concesso loro a specchiarsi con un cucchiaino, ma per fortuna a guidarli c'è uno chef professionista, Gianluca Esposito, un Nonsochì di Chinonsò con la punta del naso a forma di pomodorino ciliegino, altrimenti noto come Rudolph, la renna che salvò il Natale.
La paraninfa di questo gioco d'amore, la maitresse di questa casa d'appuntamenti col destino è invece Valentina Raffaelli, una designer appena tornata da Amsterdam con lo scopo di importare anche qui in Italia la spettacolarizzazione dell'erotismo ormai tipicamente neerlandese. Ben pochi volti di Real Time riescono ad essere più irritanti di questa new-entry: una specie di lentigginosa Biancaneve dai capelli maltagliati e la voce au gratin. Un misto tra una pin-up, Susanna Tutta Panna, una tatuatrice di Brighton e un manichino di Accessorize. Una figura che sembra uscita da un quadro di Norman Rockwell.
Ma la cosa peggiore di questa leziosa mezzana è l'abominevole abitudine di spiluccare dal piatto della concorrente. Il mio commento al riguardo non può che essere lo stesso di Gualtiero Marchesi dopo aver ascoltato dall'ingenua Benedetta Parodi la ricetta del kedgeree: "Che schifo."
Se anche solo osasse avvicinare la sua sudicia forchetta al mio piatto, la prenderei per la gola. Letteralmente.
Ma lasciamo cuocere nel loro brodo gli spasimanti e trasferiamoci piuttosto nella cucina di Sebastiano Rovida, l'esperto di antipasti mignon ed equilibrismo gastronomico dalla voce fastidiosamente cantilenante. Nel suo nuovo programma, Finger Food Factory, possiamo ammirare tutta la certosina precisione con cui suda sette camicie per produrre un singolo canapè di proporzioni microscopiche, un assaggino che si fa prima a tirar su col naso che a mettere in bocca. E' oltremodo frustrante vederlo impegnarsi tanto i complessi procedimenti alchemici per poi innalzare lillipuziane sculture di cibo stabili quanto un elefante di Dalì.


Non so se l'avete notato, ma Sebastiano, oltre che a cucinare, si sforza anche di fare il simpaticone, nonostante come aiuto-chef a Fuori menù fosse affabile e collaborativo come un astice vivo. Ma il bipolarismo è una caratteristica che accomuna un po' tutti i personaggi di Real Time, come anche le divinità indù: Carla Gozzi in Ma come ti vesti? è una stronza coi fiocchi (e anche con gli strass), ne Il guardaroba perfetto invece veste i panni di Mahatma Fendi.
Replicando l'accoppiata nepotista Renato-Angelo, anche Sebastiano si è munito di un paggetto, il piccolo Leo. Ma da dove salta fuori il puttino? E' uscito da una bustina di Paneangeli, è imparentato col cuoco o l'hanno rapito? Sarà assicurato? Siamo sicuri di volerlo tenere in una cucina dove ci sono coltelli, coppa-pasta e persino la fiamma ossidrica per caramellare? E' legale costringere un bambino a lavorare in cucina, anche se insopportabilmente saccente?
"C'è un lecca-pentole?" ha chiesto un giorno l'assistente in età pediatrica, non riuscendo a versare sul piatto i residui di gelato rimasti ancora attaccati al fondo della boule. Potete immaginare quanto questa domanda mi abbia scioccato, dato che non ho mai sentito parlare di lecca-pentole e che di solito le pentole le lecco io personalmente. Non so cosa mi turbi di più: il suo sfruttamento in quanto minore o la sua padronanza degli strumenti da cucina. Tutto sommato, però, il caro Sebastiano, fiamma ossidrica a parte, non è poi un tutore così sconsiderato.
Chi invece di sicuro i bambini se li mangia a colazione è Giulia Sbernini, che a Junk Good (programma che probabilmente ho seguito solo io), con la scusa di convertire il junk food in cibo salutista, s'ingozza come un tritarifiuti. Trovo inquietante il suo vezzo di personificare le leccornie che prepara (e che gnotte): i falafel li chiama "i miei piccolini", le doughnuts sono "le ragazze" e potrei anche continuare...
Il prossimo programma gastronomico di Real Time sarà condotto dalla strega di Hans e Gretel, in diretta dalla casetta di marzapane.

domenica 6 ottobre 2013

Ma che c'è Surreal Time? #7 - Benedetta cucina!

Benedetta passa a Real Time: ci starà come il cacio sui maccheroni o come un cavolo a merenda?
Ho cercato di disintossicarmi, ma ci sono ricaduto. Fa il suo ritorno, a grande richiesta,
la rubrica più irreale di sempre, con una "grande novità"...

Da quando ho scoperto le incredibili proprietà rilassanti della Nigella, non riesco più a farne a meno. Non parlo dell'olio essenziale di Nigella sativa, anche detta sesamo nero, ma di Nigella Lawson, la Monica Bellucci dei fornelli inglesi. Mi basta guardarla o anche solo lasciarla lì che cucina, mentre studio e sbrigo le mie faccende, per sentirmi in pace con il mondo.
Tutto merito di quella voce calda e suadente, di quella luce che ha negli occhi, delle sue forme generose e della golosità quasi infantile con cui assaggia ogni sua ricetta. Non sopporto l'aggettivo "burrosa" spalmato su una donna, ma non credo esista vocabolo più adatto a descriverla: a costo di sembrarvi un maniaco potenzialmente cannibale, penso che se la mettessi in padella si scioglierebbe lentamente rilasciando un avvolgente profumo di buono... 
Ammirare Nigella che cucina è un'esperienza mistica in 3D: sembra quasi di sentire il profumo dei brownies e trovarsi lì con lei, ad aspettare che si raffreddino per assaggiarli. L'unico sottofondo è quello dei rassicuranti rumori della cucina: il riversarsi untuoso dell'olio, le fusa dei fornelli, il fruscio delle sue lunghe ciglia finte, il sobbollire delle uova in purgatorio. Te ne stai lì, immerso in quella sabatina tranquillità, senza essere importunato da stupide canzoncine, che su Real Time sono quasi sempre cover in chiave swing di canzoni famose (vedi Csaba, e soprattutto Renato). Per carità, lo swing può anche essere divertente, ma dopo cinque minuti non se ne può più di My Sharona cantata dalle Sorelle Marinetti o Highway to hell reinterpretata dalle gemelle Kessler.


Il video è un po' lungo, ma basta un piccolo assaggio
per rimanere incantati.

Dipendesse da me, ordinerei Nigella a pranzo, colazione e cena, ma inspiegabilmente Real Time ha pensato di aggiungere una nuova portata al suo già ricco menù: Benedetta Parodi, un prodotto non proprio di stagione, ma che, se congelato nel modo giusto, conserva pressoché intatte le sue proprietà organolettiche.
Ma mi chiedo, c'era proprio bisogno di un altro sedicente chef? Non c'è già abbastanza gente a darci dentro col batticarne?
La nuova trasmissione di "zia Bene" non arriverà prima del mese dei morti, giusto in tempo per pestarci la pazienza nel mortaio, ma considerando i pasticci che ha preparato su Mediatett prima e  La7 poi, è meglio cominciare sin da ora a prepararci psicologicamente all'evento. Con quel sorriso da pesce rombo e la goffaggine di Pippo, non so davvero come possa pensare di competere con la polposa Nigella, questa Afrodite britannica nata dalle acque ribollenti di una bouillabaisse e giunta a noi su una capasanta sospinta dalla ventola del forno.
Però sono felice che Benny non sia più costretta alla mission impossible del "Salvacena", una tortura che prevedeva la preparazione di un intero pasto da completare in una manciata di minuti, scanditi dall'ansiogeno count-down di tutta la dinastia Parodi al completo: la prole, la mamma, la comare, la sorella disoccupata e il perennemente allupato marito Fabio: "Manca un minuto al TG! Spicciati!"
Mi faceva un po' pena vederla affannarsi e agitarsi per tutta la cucina come un pollo senza testa. La poverina doveva mescolare il sughetto tenendo il cucchiaio tra le dita dei piedi, sminuzzare le carote con tutte le braccia a disposizione e nel frattempo azionare il frullatore premendo il pulsante con una testata. Okay, Benedetta salva la cena, ma a lei chi è che la salva?
In ogni caso spero che si tolga il vizio di leccarsi le dita e, soprattutto, che la pianti di emettere quel suono umidiccio che fa con la bocca mentre parla. Non so bene come descriverlo... anzi sì: è una specie di risucchio a denti stretti che trovo oltremodo ributtante.



Un video istruttivo su quanti doppi sensi si possono
fare sulle pere, dall'autoerotismo ai clisteri.
Non perdete il momento fetish al minuto 08.41.
Vi segnalo anche un'altra ospitata con un altissimo
momento di televisione (al minuto 04.27).
Protagonista uno spremiagrumi dal curioso design.

Per chi se lo fosse perso, c'era già stato un primo cross-over tra la sofisticata La7 e la patinata Real Time lo scorso autunno, quando la Parodi ha accolto nella sua cucina niente meno che Carla Gozzi. Per l'occasione, la fashionista dai capelli color Calvè ci ha preparato una tristissima zuppa di cavolfiore ipocalorica (non sia mai che la Gozzi s'ingozzi) e ci ha rivelato il suo look da perfetta casalinga anni '50: un paio di mules con pizzo, una petite robe noire e una robe tablier di pizzo. Un outfit comodo e pratico, insomma. Anch'io dopotutto cucino in marsina, cilindro e monocolo.
Scopriamo inoltre che Carla Non-Magna, oltre ad essere un'esperta di stile, è anche una campionessa di stile libero, che non rinuncerebbe mai ai suoi dieci minuti di sport quotidiani e che ha eliminato il sale dalla sua dieta, dato che preferisce utilizzarlo in altri modi, tipo rotolarcisi per conservarsi meglio nei secoli.


Carla Gozzi: dai volant ai vol-au-vent 
00.45 - Carla annuncia "una grande novità";
06.32 - La mise da cucina di Carla;07.15 - Carla dice no al sale;
08.00 - Lezione di aerobica;
13.05 - Et voilà: vomito di gatto.

La nostra argentea guru della moda improvvisa anche una lezione di aerobica, mandando in brodo di giuggiole Benedetta con un esercizio per assottigliare il punto-vita, da fare mentre cuociono i broccoli, che guarda caso è noto come swing: la bionica Carla, sorprendendo chi, come me, la credeva fatta di un unico pezzo di titanio, riesce a flettere le ginocchia senza doversi lubrificare le giunture cromate, poi si aggrappa al piano-cucina e comincia a dondolarsi con le gambe a destra e sinistra, come se si fosse seduta su di un'invisibile ma scivolosissima tazza del gabinetto. Un allenamento semplice e divertente, da accompagnare magari alle musichette swing sopracitate. Onestamente non so proprio come faccia, questa benedetta donna, ad essere alla moda, sportiva, salutista, perfetta in tutto e rigida come uno stoccafisso. Quando una goccia di brodo di cavoli le è schizzata addosso e l'ho vista emettere delle scintille, ho avuto la conferma che Carla Gozzi è effettivamente un cyborg. Anche perché non mi è sfuggito lo sguardo peccaminoso che ha rivolto al mixer ad immersione (non mi stupirebbe se i robot come lei li utilizzassero nei momenti di relax al posto dei vibratori.)
Tornando a Sottiletta Parodi, non ci resta che aspettare novembre per il suo nuovo programma. Vi starete senz'altro chiedendo che cosa bolle in pentola, e magari state già pregustato un nuovo, originalissimo format che darà una rimestata al palinsesto televisivo...
E invece no. Le hanno rifilato gli avanzi: l'edizione italiana di un talent per pasticceri, Bake off. Una pizza di programma, insomma. Più che cotto e mangiato, scotto e già masticato.  

Il post è in continuo aggiornamento...

domenica 23 dicembre 2012

Ma che c'è Surreal Time #6? - Merry Csmas cn Csaba e Ernst

Trova le differenze.
Come potevo non commentare la venuta di Csaba, la nuova, glaciale padrona di casa Real Time? Anch'io mi sono lasciato sedurre dai promo color Baileys del suo Merry Christmas con Csaba, ma soprattutto, ad incuriosirmi è stato il nome, Csaba, di origine ungherese, che significa "dono" oppure "pastore". In effetti entrambi i significati si addicono perfettamente ad una che sembra uscita da un presepe. Se non appena scesa dalla barca del suo fidanzato, Braccio di Ferro.
Con la sua boccuccia rossa sempre sorridente e il testone dondolante, la nostra Csaba ci ha accolti generosamente nella sua asettica, ordinatissima cucina, sterilizzata chirurgicamente, e ci ha guidato csabato dopo csabato per tutto l'avvento, dispensando consigli preziosi (elencati nelle sue rigide scalette) su come conquistare parenti e amici con prelibate ricette natalizie.
Nella prima puntata, Csaba ci ha deliziato preparando i biscotti con cui decorare l'albero di Natale, in compagnia dei suoi dolci, biondi, angelici figlioletti (avuti per Immacolata Concezione), talmente beneducati e perfetti da sembrare cherubini appena discesi dal cielo per celebrare la nascita del Bambin Gesù. Credo che abbiano una carica a molla, da qualche parte: basta girare la chiave e si muovono come bambini veri.
Messi a letto i pargoli dopo il quotidiano cucchiaio di fegato di merluzzo, Csaba ha deciso di noleggiare un paio di amiche per un tea party natalizio. A vederle tutte insieme, sedute composte sul divano, sorseggiando tè matcha, sembrava di fissare una vetrina de LaRinascente. Un clima allegro da veglia funebre.

Csaba ha davvero la vitalità di un levriero di porcellana: così impettita, rigida ed elegante, sarebbe perfetta per decorare l'ingresso di casa mia.
Solo nella terza puntata, ha cominciato a scongelarsi un po', a fare battute di spirito, e persino a conversare amabilmente col polpo mentre lo "spaventava" (cioè lo immergeva simpaticamente nell'acqua bollente per tre volte per evitare che i tentacoli si arricciassero in modo antiestetico). Ci ha persino rivelato nostalgici aneddoti di vita familiare, e si è quasi commossa quando ci ha raccontato di come suo figlio Edoardo si diverta a togliere le lische al salmone. Quale bambino, dopotutto, non annovera il deliscamento del salmone tra le proprie attività ludiche preferite?
Ma se Csaba pian piano ha cominciato a rilassarsi, non si può dire lo stesso delle sue ricette, rigide e odiosissime, con misurazioni pignole tipo "125 grammi di farina." Spiegatemi voi che differenza fanno quei 0,05 grammi in più!
Dall'eterea Csaba, l'elfo aiutante di Babbo Natale, passiamo al possente Ernst Knam (o Gnam!), il re del cioccolato. Se il nome vi inquieta, la sua espressione taurina ve la farà fare addosso. Chissà se "in qvesti ciorni di cioia", l'intimidatorio Ernst abbia lasciato finalmente liberi i suoi tremebondi dipendenti.
In fondo, però, non è poi così cattivo come sembra: sotto la dura scorza si nasconde un morbido cuore di cioccolato, dall'inconfondibile scioglievolezza. Burbero e massiccio, ma anche coccoloso come un San Bernardo. E credo che non gli dispiacerebbe neanche avere una fiaschetta legata al collo.
Nel corso della prima puntata ha anche insegnato al suo dipendente coreano, con estrema dolcezza, una selezione di parolacce tedesche. E se non è tenerezza questa!

Guten Morgen finesse!
Buon Natale e felice anno nuovo!


sabato 8 dicembre 2012

Ma che c'è Surreal Time? #5 - Torte in faccia

Dietro la facciata di zucchero, anche le migliori pasticcerie nascondono retroscena amari.
Il regno finora pacifico di Real Time è stato di recente teatro di un duello a colpi di sac à poche tra Buddy Valastro, il boss delle torte italo-americano, e Renato Ardovino, il sogno erotico di tutti i diabetici d'Italia. Se vi interessa la mia opinione, Buddy è insopportabile: è arrogante, egocentrico, quando parla (o meglio, urla) sembra un pollo che starnazza (mi riferisco alla sua vera voce, non al suo doppiatore), fa versi orgasmici dopo aver mangiato anche solo una stupidissima bruschetta che saprebbe preparare persino mio padre, e in più cosparge qualsiasi piatto con abbondanti nevicate di formaggio (tanto varrebbe grattuggiarci sopra una pecora viva, e la facciamo finita). Tra la carne rossa, il parmigiano di Cucina con Buddy e la crema al burro de Il boss delle torte, molto presto il colesterolo prenderà il sopravvento sul suo corpo e guarnirà cannoli al posto suo. Sono fermamente convinto che anche la sua famiglia lo detesti profondamente. Fanno sorriso a cattivo gioco solo perché è lui che li sfama tutti (e sospetto che Buddy non perda l'occasione per ricordarglielo, tacchino ripieno che non è altro.) Sempre che non intervenga prima il colesterolo, un giorno o l'altro lo troveranno maciullato nell'impastatrice, o forse chiuso nel congelatore e imbottito di crema al burro. E il colpevole sarà verosimilmente il cugino Anthony, che, poverino, si è beccato un numero spropositato di torte in faccia solo perché ha la sfortuna di essere il più giovane in quella specie di Salone Margherita che hanno il coraggio di chiamare "pasticceria", piena zeppa di gente troppo sudata e pelosa per il loro mestiere.
E' fatto di tutt'altra pasta, o meglio, impasto, il nostro Renato "Renato, Renato, così carino così edu(l)c(or)ato", che ci delizia ogni dì con torte spettacolari quanto quelle di Buddy, ma infinitamente più raffinate. Più concettuali che mimetiche.
Peccato che per realizzarle sia indispensabile chiedere in prestito ai medici di Malattie imbarazzanti i loro strumenti chirurgici. In particolare trovo il "coppapasta" decisamente inquietante.
Il nostro Renato è un a maniaco della precisione e della cura del dettaglio. Persino il suo naso è una perfetta protesi in pasta di zucchero, modellata con il suo amato ball tool. Credo che lo stacchi e lo rimetta in freezer alla fine di ogni puntata.

Buddy: "Oggi preparo una torta per una compagnia circense e mi sono già calato nel ruolo.
Voglio fare uno scherzo al cugino Anthony: la settimana scorsa gli ho lanciato una
torta in faccia, questa volta voglio testare su di lui le mie doti di lanciatore di coltelli..."
Come Buddy, però, anche Renato sembra avere la sinistra tendenza ad assumere membri della propria famiglia con il solo scopo di umiliarli. Impossibile non notare la natura malsana del rapporto che lo lega al nipote Angelo, che ha davvero la pazienza di un serafino. Perché, mi chiedo, perché mai sottoporlo a prove impossibili da superare in soli tre minuti, sapendo benissimo che non ci riuscirà? Perché condannare a colpi di frusta da cucina un povero ragazzo che non è riuscito a guarnire tremila cupcakes (o come dice Renato, "cappecheche") usando nel frattempo un cerchio infuocato come hula-hop nel tempo prestabilito? Chi riuscirebbe mai a ricoprire di rose di zucchero una torta con le mani legate dietro la schiena? Non è alla base della pedagogia l'impegno dell'insegnante nell'assegnare allo studente solo prove che siano per lui realmente fattibili?
Tutto questo è una bacchettata sulla mano della Montessori, una pratica disumana e umiliante che ferirà irreparabilmente l'autostima di Angelo. Non bisognerebbe mai dimenticare che il cuore e la mente di un fanciullo sono malleabili come pasta di zucchero e vanno plasmati con tatto e delicatezza per decorare la stabile torta a tre piani della consapevolezza di sè.
E poi... quel "Provaci ancora, Angelo!", alla fine di ogni prova, ha un amarissimo suono canzonatorio che ferisce più di qualsiasi rimprovero, spacca i timpani della fiducia in se stessi più delle squillanti trombe della sigla di Torte in corso con Renato.
Concludo questa mia predica di vaga ispirazione nichivendoliana dichiarandomi dalla parte di Angelo, e dalla parte del cugino Anthony. Io voglio urlare "Basta!" al mobbing perpetrato da uomini che, pur preparando continuamente dolci, non riescono ad essere dolci nemmeno con i loro cari.
Aiutiamo questi ragazzi, prima che si riducano a succhiare limoncello dai babà pur di sopravvivere ad un'altra, degradante giornata di lavoro.

Per quanto provi a sorridere, Angelo non ci riesce più da tempo.
Buddy e Renato non sono pericolosi soltanto per i loro parenti-dipendenti, ma anche per i loro spettatori. Entrambi alimentano aspettative a dir poco irrazionali in fatto di pasticceria. Per esempio, in occasione della sua festa di laurea, mia sorella pretendeva dal pasticcere una torta a venti piani con sopra praticamente qualunque cosa... dalle Sette Meraviglie del Mondo Antico al Burj Al Arab di Dubai, più una fornita gipsoteca comprendente Venere di Milo, Nike di Samotracia e Amore e Psiche, e infine, come ciliegina sulla torta, una fedele riproduzione in pasta di zucchero della festeggiata adagiata su una dormeuse in stile Paolina Bonaparte. Una semplice torta californiana non era abbastanza dopo i draghi cinesi straripanti di ganache sfornati da Buddy.
Io per ora mi accontento di una crostata di frutta con crema pasticcera al latte di soia, ma senza volerlo la mia fantasia vagheggia già una torta di laurea a due piani, color giallo grano, con delicati papaveri rossi e uno zuccheroso Don Chisciotte con la lancia di cioccolato fondente puntata contro giganteschi mulini a vento di marzapane (che non mangerò perché nessuno mangia davvero il marzapane, ammettiamolo). E ci aggiungerei anche un personaggio della letteratura inglese che possa in qualche modo andare d'accordo con l'eroe spagnolo...
Come avrete notato, non ho grandi pretese: questa della torta cervantesca è un'idea che ho buttato giù qui al momento. Non ho passato notti intere a fantasticarci su, disegnando bozzetti e calcolando preventivi...
Ma a chi voglio darla a bere?

venerdì 30 novembre 2012

Ma che c'è Surreal Time? #4 - Cambio canale...disperatamente

Per arredare casa, meglio il bianco e nero di Paola o i colori psichedelici di Barbara? 
Ogni volta che Real Time trasmette Cerco/Vendo casa... disperatamente, io cerco il telecomando altrettanto disperatamente. Nutro una profonda ammirazione per chiunque sia riuscito a vederne un episodio intero. A farmi desistere sono bastati i siparietti tra Paola Marella e i suoi collaboratori. Ho intravisto per mesi vecchie repliche in cui non faceva altro che flirtare spudoratamente con l'architetto Luca Cabassi, neanche fossero la tata e il signor Sheffield. Che poi Luca più che un esperto di divani e lampadari, si direbbe appena uscito dalla lampada di Aladino o da un flacone di Mastro Lindo Sgrassatore. 
Mi struggo dalla voglia di sapere se la nostra bicromatica mediatrice immobiliare continui a fare piedino sotto la scrivania anche ai nuovi architetti, ma se per saperlo devo sorbirmi ristrutturazioni approssimative, macchie d'umido, colori improbabili alle pareti e Ra ta ta ta in loop, allora preferisco tenermi la curiosità. 

Ecco i numerosi personaggi dello spettacolo che si sono ispirati a Paola Marella per le
loro chiome bicolore. Rogue è stata recentemente citata per plagio dalla conduttrice.
In passato il motto era "a letto dopo Carosello", oggi "a nanna dopo due secondi di Paint your life", programma estremamente soporifero, anche noto come l'Art Attack per adulti. E quando dico "per adulti" non intendo "a luci rosse", perché niente a questo mondo è meno sexy della salopette bianca della flemmatica Barbara Gulienetti, che ha sempre l'aria tramortita di una che ha sniffato vernice per ore. Lei e gli spettatori del suo programma fanno a gara a chi perde conoscenza per prima. D'altronde è normale perdere un po' di contatto con la realtà quando si trascorrono pomeriggi interi a spennellare pareti con i tutti i colori dell'arcobaleno e creare inutili trompe l'oeil.
Da quando l'ho vista deturpare un pianoforte tingendolo di blu elettrico e coprendolo di spartiti in decoupage, non ho più avuto il coraggio di guardarla.
Senza  contare quella volta che trasformò la specchiera del bagno in una scrivania. Bellissima. Peccato che non ci entravano neanche le braccia.
Ma infondo non importa se gli oggetti siano funzionali o no, ciò che conta è che sembrino fatti da un bambino in età prescolare e che facciano lacrimare gli occhi.
"Io lo trovo bellissimo" commenta alla fine di ogni creazione. "Non è meraviglioso?"
Fortunatamente per lei non può sentire la mia risposta. Intanto, da qualche parte, un interior designer muore di dolore.
Dimenticavo che Barbara presenta anche Com'è fatto, il programma concepito per intrattenere i pedanti professori di educazione tecnica di tutta la nazione. Me lo immagino incollato al televisore, il mio professore, con l'unghia del mignolo più lunga delle altre per indicare meglio gli errori sulle proiezioni ortogonali dei suoi imprecisi alunni... me lo immagino perfettamente, ipnotizzato davanti alla catena di montaggio dei cotton fioc, con un rivolo di bava che gli pende dalla bocca.

venerdì 23 novembre 2012

Ma che c'è Surreal Time? #3 - Trucco e parrucco

Tabatha Mani di Forbice e Clio Pel di Pesca a confronto: chi la spunterà?
Aspettando con ansia il nuovo, imperdibile palinsesto natalizio di Real Time, che vanterà entusiasmanti tutorial festivi come Merry Christmas con Csaba, ho deciso di dedicare qualche minuto della mia giornata al dileggio gratuito di due celebri protagoniste del nostro canale preferito, entrambe con nomi improbabili, anche se mai quanto quello di Csaba Dalla Zorza (il nome mi fa pensare alla rampolla di un'antica casata nobiliare... di un altro pianeta. Ma chi era il suo padrino al battesimo? Dart Fener?)


Parlando di guerre spaziali, ultimamente l'idilliaco mondo di Real Time è stato invaso da una tenebrosa presenza, una creatura vagamente (e sottolineo vagamente) umanoide, ma di chiara ascendenza venusiana, se consideriamo il volto serpentesco, le labbra sottili, gli occhi ridotti a fessure e la lingua biforcuta. Alcune voci indiscrete la vogliono figlia illegittima di Lord Voldemort e della sua serpentessa Nagini, oppure di un'iguana (pare infatti che i suoi corti capelli biondo platino si sollevino da soli come la cresta di tale rettile.) Una cosa è certa: dev'essere uscita da un uovo.
Il suo nome è Tabatha, ed è qui sostanzialmente per terrorizzarci a morte con i suoi sguardi assassini e le sue scarpe tempestate di cristalli di criptonite nera. Ah, e ogni tanto aiuta parrucchieri ed hair-stylist con un diavolo per capello a rimettere in sesto i loro saloni di bellezza, sempre ammesso che non sia impegnata a scorazzare a bordo della sua navicella spaziale (mascherata da macchina da scontro) o a vomitare sostanze tutt'ora oggetto di studio da parte della NASA. Mi riferisco al liquido viscoso e bianco che rigurgita con eleganza innata nello spot del suo programma, che spero vivamente sia gelato alla vaniglia. Ironica la scelta di Mi manchi come solonna colora, tra l'altro.


Dopo averla vista sfilare per New York per settimane e settimane, vestita come Ugly Betty e truccata come una drag queen di Priscilla - la regina del deserto, è tornata anche Clio ("Il trucco c'è, ma non si vede e fa pure un po' schifo") per convincere le donne italiane a finirla con il look "acqua e sapone" e aiutarle a conciarsi come un ara macao.
Pare che in questa nuova stagione abbia abbandonato la domanda (cafona) che riservava a tutte le sue "assistite", ovvero "Ma ti ricordi com'eri prima?"
Nessuna di loro però ha mai dato la risposta giusta: "Meglio di te sicuramente, sottospecie di cocorita."
Per fortuna la nostra Clio non ha rinunciato alle ricette del suo angolo di cosmesi fai-da-te: "Bene, ragazze, oggi vi mostro come preparare un ottimo fondotinta fatto in casa! E' semplicissimo: vi occorrono solo 20 gr. di polvere di cristalli di tortveitite, un cucchiaio di olio di semi di agnocasto, un pizzico di bicarbonato, una pietra filosofale, una spruzzata di pus di yeti, una radice di yateveo, due gocce di Chemical X e, naturalmente, butyrospermum parkii in quantità. E voilà, cotto e spalmato!"
E che ci vuole?

Tra pochissimo, direttamente dal canale 31, altre due protagoniste vi aspettano per una nuova puntata di Ma che c'è Surreal Time?!

sabato 3 novembre 2012

Ma che c'è Surreal Time? #2 - Ipocrisie per gli ospiti

Il menu du jour prevede Cortesie per gli ospiti, altrimenti noto come Questo passa il convento.
Continua il nostro viaggio nel magico mondo di Real Time, la dimensione parallela in cui le donne non sanno di essere incinta ("Pensavo fosse una puzzetta, invece era una bebè!"), le torte devono necessariamente straripare di crema di burro, e le madri (mantenute e troppo truccate) esigono la presenza di due coccodrilli, un orangotango, due piccoli serpenti, un'aquila reale, un gatto, un topo, un elefante e due liocorni per il mega-party di compleanno del loro figlioletto neanche decenne.
L'unico programma che, personalmente, riesco ancora a guardare senza vomitare è Cortesie per gli ospiti. Poi la ministra Se-Non-Ti-Piace-La-Minestra-Salta-Dalla-Finestra Fornero si domanda come mai i giovani d'oggi siano così choosy: chi accetterebbe di svegliarsi all'alba per preparare il caffè in autogrill quando c'è gente che viene pagata per farsi invitare a cena, mangiare e brindare a sbafo, criticare l'arredamento, ridere degli imbarazzanti porta-carta igienica del padrone di casa e frugare nei cassetti altrui?
Non capisco proprio come mai il tenebroso Roberto Ruspoli, l'esperto di life-style (qualunque cosa sia: uno strano miscuglio di bon ton, decorazione della tavola e psicologia spicciola), abbia mollato la trasmissione. Forse ha finito le magliettine aderenti, o le frecciatine avvelenate, ma in ogni caso ci mancherà: era l'unico che riuscisse ad alzare il livello delle soporifere e narcisistiche conversazioni dei commensali. E poi l'avete visto quella specie di pupazzo da ventriloquo con cui l'hanno sostituito, Riccardo? Io ne ho già abbastanza delle sue caviglie. Si tagliuzza i pantaloni per ricavarne tovaglie? E poi so anche che Chiara Tonelli è nera di rabbia perchè le ha soffiato il record per le orecchie più paraboliche di tutta Real Time.
Chiara, ligia al dovere, è sempre lì, con i suoi orrendi bustier, che accarezza intonachi e si struscia ai parquet. La donna che sussurrava agli infissi. Avrà un sicuramente un passato da accarezzatrice di doghe in legno Eminflex.
Se c'è qualcosa che proprio non sopporto di Chiara, però, è quello lo stupido gesto che fa con la mano, quando fa roteare l'indice per segnalare ai suoi colleghi che sta per andare a ficcanasare in giro (per giudicare l'arredamento, ufficialmente... ma chi ci assicura che non stia cercando la cassaforte?)
Quanto al cuoco Alessandro Borghese, il suo livello di pinguitudine è un ottimo criterio per capire a quale stagione appartiene la replica che state guardando: puntata dopo puntata il suo giro vita lievita come un soufflé, mentre i capelli, lunghi come linguine al nero di seppia, ormai può anche usarli come salvietta a fine degustazione.
Detto questo, dunque, dovrò ricordarmi di non invitarli ai miei tea party, perchè non credo sarebbero molto clementi con me.
Le figure più interessanti, però, sono senz'altro loro, i concorrenti, determinati a dimostrarsi perfetti anfitrioni e meravigliosamente surreali: quant'è credibile che la proprietaria di un attico in una grande metropoli italiana (con tanto di cameriera asiatica e maggiordomo) conosca il nome del suo pescivendolo, si scambi baci sulla guancia con la fiorista e confidi le sue pene al macellaio? O che uno studente universitario intinga i tarallucci nel vino col proprietario della sua enoteca di fiducia? Io in un'enoteca non ci ho neanche messo piede.
Roberto, Chiara e Alessandro: loro sì che ci vanno, in enoteca.

sabato 29 settembre 2012

Ma che c'è Surreal Time? #1 - Il guardaroba perfetto

"Il guardaroba di ogni donna dovrebbe essere come uno showroom:
creativo ed espositivo." (cit. Carla Gozzi)
E' con grande piacere che inauguro oggi Ma che c'è Surreal Time?, una nuova rubrica frutto dell'esasperazione, tutta dedicata al surreale mondo di Real Time, il canale più assillante della televisione italiana.
La mia prima vittima è Il guardaroba perfetto, il nuovo programma dell'opalescente Carla Gozzi, questa volta orfana di Enzo Miccio, filiforme partner di sempre in Ma come ti vesti?, troppo impegnato a promuovere il suo romanzo su Grace Kelly (sto scrivendo questo post mentre faccio la fila in libreria per acquistarlo.)
La trasmissione è, senza troppi giri di parole, un Ma come ti vesti? a domicilio: la missione di Carla, benefattrice à la page, è aiutare povere (attrici che interpretano, da cani, il ruolo di) donne comuni alle prese con i loro guardaroba ribelli. Scheletri nell'armadio, mise imbarazzanti, abbinamenti improbabili e tanto altro ancora nella trasmissione pomeridiana che ha già annoiato milioni di fan!
Donne in crisi invocano a gran voce il suo nome e Carla accorre subito in loro aiuto, vestita come la bibliotecaria del liceo di Grease, trascinandosi dietro non Enzo, ma la sarta Enza (una specie di trolley umano, visibilmente a disagio davanti alle telecamere, con un foulard al collo come patetico tentativo di renderla fashion).

Le Cronache di Carla: il visone, l'esteta e l'armadio
Una volta a casa della malcapitata, dopo aver messo sottosopra il suo guardaroba, Carla dispensa consigli preziosi e ridà vita a vecchi abiti intrisi di naftalina, combinandoli in nuove e originalissime mise. Ma le donzelle in difficoltà che Carla soccorre non sono poi così ingenue, anzi, ne sanno una più del Diavolo veste Prada in fatto di stile, eppure la nostra platinata fashionista riesce sempre a stupirle con idee innovative: "Carla, sono senza parole! Mai avrei immaginato di abbinare il blu con il bianco!" oppure "Carla, sei mitica! Le scarpe da ginnastica stanno benissimo con la mia tuta da jogging, non l'avrei mai detto!", o ancora: "Ma davvero mi stai dicendo che posso abbinare questa cinta verde Tiffany con queste scarpe verde Tiffany? E' fantastico! Grazie, Carla, non so come farei senza di te!".
Tutti questi sorprendenti outfit (che Miranda Priestly definirebbe "Avanguardia pura!") vengono catalogati in base alle occasioni d'uso stabilite da Carla: da "Tempo libero" a "Lavoro", da "Serata romantica" a "Guerra nucleare".
Dopo aver elargito regole generali che qualsiasi commessa part-time saprebbe recitarvi a macchinetta, Carla sceglie di infierire su un vecchio abito per modernizzarlo un po' e chiama a rapporto la fida sarta: "Enza! Qui, bella! Miciomiciomicio!"

"Enza, scelgo te!!"
Enza, gemella buona di Maga Magò (fino ad allora acquattata in un angolo a giocare con un gomitolo di lana), avanza col passo felpato e il sorriso stordito di un'aristogattona sotto anestetici, e, pronunciando a malapena tre miagolii, valuta come e quanto mutilare lo sfortunato capo di turno. Non manca mai l'inquadratura della sarta all'opera, col suo lezioso puntaspilli a forma di cuore e il primo piano della décolleté nera (appena appena zeppata) che pigia sul pedale della macchina per cucire.
A lavoro finito, il caso umano della puntata si reca da lei e domanda, con voce atona: "Enza, è pronto il mio abito? Sono proprio curiosa di vedere com'è venuto" (l'entusiasmo è palpabile, come nella sala d'aspetto di un dentista.)
Intanto Carla mette ordine nel guardaroba, armeggiando con cappelliere e scatole cinesi piene di accessori, col risultato di renderlo terribilmente spoglio e triste, anche se perfetto. Segue la gioia e la meraviglia della sua assistita (vicina all'Oscar quasi quanto Manuela Arcuri) che si spreca in lodi eccessive, salamelecchi, inchini, sviolinate, dichiarazioni d'amore e proposte di matrimonio per aver realizzato ciò che a lei (povera, pusillanime naufraga in un mare di abiti inconciliabili) sembrava impossibile.
La telecamera punta sul viso benedicente di Carla, con lo scintillante chignon biondo Legolas e le labbra rosso fuoco, che annuncia solenne, con l'aria di chi ha appena tirato fuori un gruppo di top-model da un edificio in fiamme, "Ora sì che il tuo è un guardaroba perfetto."
Se venisse da me, le direi di lasciar perdere il mio guardaroba (o meglio, il guardaroba di mia sorella + il mio cassetto) e di darsi una mossa a riordinare l'armadietto dei medicinali, la scarpiera del ripostiglio e la libreria, o, ancora meglio, l'inaccessibile soppalco ingombro di scatoloni del garage.

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