mercoledì 12 dicembre 2012

Pubblicità insopportabili #15 - Profumi e bellocci

"A' bello! Vérsace un po' de 'sto profumo!"
Mentre la Perugina tira fuori dal freezer il vecchissimo spot natalizio dei Baci (la bambina protagonista i Baci li regala i pronipoti, ormai), qualche operoso pubblicitario ha lavorato in modo febbrile per suggerire allo/a spettatore/trice sprovveduto/a i regali più banali che si possano lasciare sotto l'albero del/la proprio/a fidanzat/o: profumi. Puntualissimi, dal primo di dicembre, i palinsesti televisivi si riempiono di seducenti effluvi floreali. Accendi il televisore ed ecco che ti ritrovi a Limoni, con lo svantaggio di non poterti improfumare gratis con i tester.
Julia Roberts presta il suo iconico sorriso da Monna Lisa al profumo dal nome più brutto mai concepito, La vie est belle, mentre Eva Mendez si addormenta sull'Eurostar, cullata da una dolce musica (con decisamente troppe parole nel testo), e sogna di volteggiare nel cielo notturno, stringendo tra le mani una boccetta di Angel.
Ma il re di questo inebriante Olimpo pubblicitario è senza dubbio il divino Eros, che scaglia i suoi dardi amorosi per la nuova fragranza di Versace. Notate anche voi i lineamenti delicati, il corpo efebico e acerbo dell'etereo fanciullo alato che faceva palpitare i cuori di dei e mortali? No, non li avete notati, perché il modello scelto è Brian Shimansky, una specie di culturista vestito da boxeur, con coulotte fantasia e "sandali" da ginnastica. Un Rocky Balboa con la fronte talmente sporgente da lasciargli i piedi asciutti nonostante la pioggia battente.
Impossibile non innamorarsi di questo untissimo Maciste, che incede con passo da cavernicolo verso il suo piedistallo allo scopo di godere della sua stessa, prepotente, massa muscolare, assumere pose plastiche random e scagliare una freccia a salve.


Lo spot strizza l'occhio agli ideali di bellezza classici, la famosa kalokagathìa greca (in questo caso sarebbe più opportuno parlare di kalo-cagatina), e si ispira chiaramente all'eleganza e alla raffinatezza delle culle della civiltà occidentale: Atene, Roma e, soprattutto, Las Vegas.
In soli trenta secondi, Versace riesce a far rivivere tutta la drammaticità dell'epica: l'eroismo dell'Odissea, il pathos dell'Iliade... e il buongusto di Tamarreide.
Manca solo uno slogan vincente per conquistare gli spettatori più raffinati, tipo: "Versace Eros, il profumo preferito dai tronisti."
E da un dio "che non deve chiedere mai", passiamo a una vecchia conoscenza, la Furia scatenata di Prada Candy. In una Versailles ritinteggiata da Barbie (o da Barbara Gulienetti), una timida allieva di pianoforte, Léa Seydoux, si trasforma nel giro di pochi secondi in una belva assatanata e aggredisce brutalmente il suo maestro, trascinandolo in un tango mortale, mentre gli sussurra insensatezze* in un inglese che sa di escargot. Un incontro di wrestling che intenerisce e scalda il cuore. Un profumo reso unico dalle dolci note fruttate dell'estratto di cocaina.


Al secondo posto, dopo i profumi, nella classifica dei regali più gettonati (e più rigettati), le trousse di Pupa, una tradizione intramontabile, come il panettone o la tombola. Quest'anno saltimbanchi, giocolieri, trapezisti e mimi ci accolgono nel magico mondo del circo, invogliando le potenziali clienti a truccarsi come Moira Orfei.
Ma io mi soffermerei soprattutto sulle note del coinvolgente jingle che non riesco a smettere di canticchiare: "Welcome to the Pupa's party! Surely the best show in town! [...] It's the most magical party in the world!"
Da "lo spettacolo più bello in città", viene subito dopo promosso a "la festa più magica del mondo". E' evidente che l'autore di questo originalissimo e accattivante motivetto fosse in stato confusionale. Ma chi l'avrà scritto? I Gazosa? O forse Valeria Rossi di Dammi tre parole?
In ogni caso, meglio l'insulsa canzoncina Pupa che un qualsiasi pezzo tratto dall'album natalizio di Claudio Baglioni.


Appassionati di Pubblicità insopportabili, continuate a seguire Il Tè: presto un'insopportabile sorpresa per voi!

* Guardando A qualcuno piace caldo, mi sono accorto che le insensatezze strillate dalla modella di Prada Candy corrispondono al testo di Runnin' Wild, una canzone interpretata da Marilyn Monroe all'interno del film, in cui veste i panni della suonatrice di ukulele Zucchero Candito (mi sento molto Paolo Limiti in questo momento e la cosa non mi manda in estasi).

sabato 8 dicembre 2012

Ma che c'è Surreal Time? #5 - Torte in faccia

Dietro la facciata di zucchero, anche le migliori pasticcerie nascondono retroscena amari.
Il regno finora pacifico di Real Time è stato di recente teatro di un duello a colpi di sac à poche tra Buddy Valastro, il boss delle torte italo-americano, e Renato Ardovino, il sogno erotico di tutti i diabetici d'Italia. Se vi interessa la mia opinione, Buddy è insopportabile: è arrogante, egocentrico, quando parla (o meglio, urla) sembra un pollo che starnazza (mi riferisco alla sua vera voce, non al suo doppiatore), fa versi orgasmici dopo aver mangiato anche solo una stupidissima bruschetta che saprebbe preparare persino mio padre, e in più cosparge qualsiasi piatto con abbondanti nevicate di formaggio (tanto varrebbe grattuggiarci sopra una pecora viva, e la facciamo finita). Tra la carne rossa, il parmigiano di Cucina con Buddy e la crema al burro de Il boss delle torte, molto presto il colesterolo prenderà il sopravvento sul suo corpo e guarnirà cannoli al posto suo. Sono fermamente convinto che anche la sua famiglia lo detesti profondamente. Fanno sorriso a cattivo gioco solo perché è lui che li sfama tutti (e sospetto che Buddy non perda l'occasione per ricordarglielo, tacchino ripieno che non è altro.) Sempre che non intervenga prima il colesterolo, un giorno o l'altro lo troveranno maciullato nell'impastatrice, o forse chiuso nel congelatore e imbottito di crema al burro. E il colpevole sarà verosimilmente il cugino Anthony, che, poverino, si è beccato un numero spropositato di torte in faccia solo perché ha la sfortuna di essere il più giovane in quella specie di Salone Margherita che hanno il coraggio di chiamare "pasticceria", piena zeppa di gente troppo sudata e pelosa per il loro mestiere.
E' fatto di tutt'altra pasta, o meglio, impasto, il nostro Renato "Renato, Renato, così carino così edu(l)c(or)ato", che ci delizia ogni dì con torte spettacolari quanto quelle di Buddy, ma infinitamente più raffinate. Più concettuali che mimetiche.
Peccato che per realizzarle sia indispensabile chiedere in prestito ai medici di Malattie imbarazzanti i loro strumenti chirurgici. In particolare trovo il "coppapasta" decisamente inquietante.
Il nostro Renato è un a maniaco della precisione e della cura del dettaglio. Persino il suo naso è una perfetta protesi in pasta di zucchero, modellata con il suo amato ball tool. Credo che lo stacchi e lo rimetta in freezer alla fine di ogni puntata.

Buddy: "Oggi preparo una torta per una compagnia circense e mi sono già calato nel ruolo.
Voglio fare uno scherzo al cugino Anthony: la settimana scorsa gli ho lanciato una
torta in faccia, questa volta voglio testare su di lui le mie doti di lanciatore di coltelli..."
Come Buddy, però, anche Renato sembra avere la sinistra tendenza ad assumere membri della propria famiglia con il solo scopo di umiliarli. Impossibile non notare la natura malsana del rapporto che lo lega al nipote Angelo, che ha davvero la pazienza di un serafino. Perché, mi chiedo, perché mai sottoporlo a prove impossibili da superare in soli tre minuti, sapendo benissimo che non ci riuscirà? Perché condannare a colpi di frusta da cucina un povero ragazzo che non è riuscito a guarnire tremila cupcakes (o come dice Renato, "cappecheche") usando nel frattempo un cerchio infuocato come hula-hop nel tempo prestabilito? Chi riuscirebbe mai a ricoprire di rose di zucchero una torta con le mani legate dietro la schiena? Non è alla base della pedagogia l'impegno dell'insegnante nell'assegnare allo studente solo prove che siano per lui realmente fattibili?
Tutto questo è una bacchettata sulla mano della Montessori, una pratica disumana e umiliante che ferirà irreparabilmente l'autostima di Angelo. Non bisognerebbe mai dimenticare che il cuore e la mente di un fanciullo sono malleabili come pasta di zucchero e vanno plasmati con tatto e delicatezza per decorare la stabile torta a tre piani della consapevolezza di sè.
E poi... quel "Provaci ancora, Angelo!", alla fine di ogni prova, ha un amarissimo suono canzonatorio che ferisce più di qualsiasi rimprovero, spacca i timpani della fiducia in se stessi più delle squillanti trombe della sigla di Torte in corso con Renato.
Concludo questa mia predica di vaga ispirazione nichivendoliana dichiarandomi dalla parte di Angelo, e dalla parte del cugino Anthony. Io voglio urlare "Basta!" al mobbing perpetrato da uomini che, pur preparando continuamente dolci, non riescono ad essere dolci nemmeno con i loro cari.
Aiutiamo questi ragazzi, prima che si riducano a succhiare limoncello dai babà pur di sopravvivere ad un'altra, degradante giornata di lavoro.

Per quanto provi a sorridere, Angelo non ci riesce più da tempo.
Buddy e Renato non sono pericolosi soltanto per i loro parenti-dipendenti, ma anche per i loro spettatori. Entrambi alimentano aspettative a dir poco irrazionali in fatto di pasticceria. Per esempio, in occasione della sua festa di laurea, mia sorella pretendeva dal pasticcere una torta a venti piani con sopra praticamente qualunque cosa... dalle Sette Meraviglie del Mondo Antico al Burj Al Arab di Dubai, più una fornita gipsoteca comprendente Venere di Milo, Nike di Samotracia e Amore e Psiche, e infine, come ciliegina sulla torta, una fedele riproduzione in pasta di zucchero della festeggiata adagiata su una dormeuse in stile Paolina Bonaparte. Una semplice torta californiana non era abbastanza dopo i draghi cinesi straripanti di ganache sfornati da Buddy.
Io per ora mi accontento di una crostata di frutta con crema pasticcera al latte di soia, ma senza volerlo la mia fantasia vagheggia già una torta di laurea a due piani, color giallo grano, con delicati papaveri rossi e uno zuccheroso Don Chisciotte con la lancia di cioccolato fondente puntata contro giganteschi mulini a vento di marzapane (che non mangerò perché nessuno mangia davvero il marzapane, ammettiamolo). E ci aggiungerei anche un personaggio della letteratura inglese che possa in qualche modo andare d'accordo con l'eroe spagnolo...
Come avrete notato, non ho grandi pretese: questa della torta cervantesca è un'idea che ho buttato giù qui al momento. Non ho passato notti intere a fantasticarci su, disegnando bozzetti e calcolando preventivi...
Ma a chi voglio darla a bere?

martedì 4 dicembre 2012

Il latte alle ginocchia: pensieri intolleranti


Questa bestia feroce, detta "mucca", secerne un umore tossico noto come "latte."
Trascorrere sei ore chiusi in una stanza con altre persone in attesa di scoprire se siete intolleranti al lattosio o no può essere molto utile anche per capire il vostro livello di tolleranza verso l'umanità.
Nel caso ve lo domandiate, sì, state per venire a conoscenza dei dettagli mai raccontati sul giorno in cui ho saputo di essere intollerante al succo di mucca.
Recatomi al mio ospedale di fiducia, dopo un'orrenda dieta a base di petti di pollo scondito e uova sode, sono stato relegato in un "minuscolo spazio vitale" insieme a un gruppo di estranei di tutte le forme e le età. Dopo i primi convenevoli e le battute di spirito del caso, l'infermiera ci ha ingiunto - con mio sommo disgusto - di bere un litro di nauseabondo latte intero. Non potendo farne a meno, ho obbedito, trattenendo a stento i conati di vomito. Non era quello della Lola, e, disgraziatamente, l'aggiunta di Nesquik non era contemplata.
Perpetrata questa tortura disumana, a noi presunti intolleranti non restava altro che soffiare ogni ora all'interno di curiosi sacchetti argentati, simili ad un succo di frutta Yoga Tasky, e aspettare il verdetto. Quali di noi sarebbero stati ammessi alla mensa di Nonno Nanni? E chi invece sarebbe stato esiliato nelle terre desolate di Valsoia? Al breath test l'ardua sentenza.
I miei compagni di intolleranza, che, come molti adulti italiani, preferiscono fissare il muro per sei ore piuttosto che leggere un libro (anche solo per ingannare l'attesa), cominciano ben presto a fare amicizia, distraendomi dalle avvincenti avventure di Emily St.Aubert de I misteri di Udolpho.
In poche ore a stretto contatto con individui della tua stessa specie è possibile già delineare dei tipi umani. Il più irritante era senza dubbio il Quarantenne Esaltato. Il perfetto esemplare di uomo che non riesce a stare fermo neanche un minuto, spinto dalla pressante urgenza di ostentare la propria incontenibile virilità. E' di fatto la prima donna del gruppo, l'individuo ipnotizzato dalla sua stessa voce, che non può fare a meno di dimostrare con il suo abbigliamento, la parlantina fluente e la potenza fisica quanto sia giovanile ed energico. Prima dondola freneticamente le gambe, poi si alza e fa su e giù sulle punte dei piedi, poi torna a sedersi, infine si rialza per misurare a grandi passi la stanza, con l'unico scopo apparente di permettere agli astanti di bearsi della sua vista. Era l'unico che si sforzava di soffiare fortissimo nella piccola "zampogna" del breath test, facendo un rumoraccio incredibile, neanche fosse il lupo cattivo intenzionato a spazzare via col fiato le casette dei tre porcellini. Uomini come il Quarantenne Esaltato vedono motivo di vanto praticamente in qualunque cosa, dalla capacità polmonare alla lunghezza dell'alluce.
In simbiosi col maschio alfa appena descritto, ho avuto modo di osservare, da perfetto flâneur ospedaliero, anche l'Uomo Ombra, quello che da ragazzino seguiva ovunque il bulletto della classe, vivendo, appunto, alla sua ombra e accontentandosi delle sue briciole. Anche se ora è un uomo d'affari, in giacca e cravatta, l'Uomo Ombra è naturalmente portato a fare da spalla al maschio alfa. Il suo compito è annuire a tutto quello che dice il Quarantenne Esaltato, dandogli l'illusione di essere ascoltato perché simpatico, interessante e carismatico, ma senza dargli troppa corda, per non far straripare il suo sconfinato ego. Si tratta di un compito non facile, una missione delicata, un lavoro di precisione che richiede doti di equilibrista.
Infine c'è la Aficionada degli Ospedali, la donna che ne ha passate di tutti i colori, quella che fa un baffo a Il malato immaginario di Molière. Naturalmente si sente in obbligo di raccontarti, con dovizia di particolari, tutte le operazioni che ha subito, gli ospedali che ha frequentato (con tanto di voti e recensioni) e tutte le malattie più raccapriccianti di cui è stata vittima, dal gomito del tennista alla sindrome del lupo mannaro. Sentire i suoi racconti e guardare una puntata di Wild è praticamente la stessa cosa, ma si potrebbe paragonare anche ad un cross-over di Malattie imbarazzanti e Non sapevo di essere incita. Preferisco non parlare, infatti, dei terrificanti effetti collaterali subiti da questa donna dopo la sua gravidanza: in confronto l'apocalittico parto cesareo di Bella in Breaking dawn - con dissanguamenti, colonna vertebrale frantumata e conseguente vampirizzazione - è una visita ginecologica di routine. Non ricordo bene cosa le sia successo, ma mi pare che a un certo punto il corpo della malcapitata si sia riempito completamente di un liquido misterioso, gonfiandola più di una modella di Botero. La ragazza seduta accanto a me ha deciso di comprare all'ingrosso una scorta annua di anticoncezionali subito dopo questo racconto a tinte fosche.
Io, naturalmente, ho dovuto faticare molto per riuscire a concentrarmi sul mio romanzo gotico. Non che fosse particolarmente collaborativo: i primi venti capitoli sono quasi tutte descrizioni paesaggistiche. Dovevo immaginarlo che, essendo uno dei primi romanzi horror della letteratura, non dovesse essere poi così spaventoso, ma non pensavo potesse addirittura indurre sonnolenza, peggio di un antistaminico... Sfortunatamente non ho a portata di mano il testo originale, ma cercherò qui di seguito di darvi un'idea della piattezza delle mie letture con questo mio modesto omaggio personale allo stile di Ann Radcliffe:
"...Padre, non ammirate anche voi la bellezza di questo romantico paesaggio? Il cielo al tramonto, tinto d'oro e porpora, risplende in modo così sublime da commuovere anche un bruto. E laggiù, quei pini ombrosi, disposti in fila lungo l'orizzonte, sono così simili a monaci oranti di fronte allo splendore del Creato. Quali scenari meravigliosi la Natura sa regalarci! Immagini che deliziano il cuore e la mente, innalzando lo spirito ed elevandolo all'Altissimo."
"Ne convengo, mia cara Emily" rispose St. Aubert: "Guarda lassù, le stelle alpine che ornano a guisa di gemme la gola della montagna, anticipando lo splendore delle loro sorelle celesti. La sensibilità umana non può che trarre conforto e giovamento dalla visione del divino operato! Quali magnifici effluvi esalano i fiori selvatici e le piante aromatiche che sporgono dalle rocce e picchiettano l'erba. Persino questo costante puzzo di sterco di cavallo ha un effetto balsamico sul mio spirito, così provato dalle brutture della vita...
"

Venti capitoli dopo...

 "Non trovate anche voi, Valancourt, che questo sublime paesaggio rinfranchi l'anima e avvicini lo spirito al Divino?" incalzò Emily, con gli occhi imperlati di lacrime per la commozione. "L'ultimo bagliore del giorno, la tenue luce dei casolari, la donzelletta che vien dalla campagna, il volo festoso del pipistrello al crepuscolo non vi ispirano sentimenti di quiete e dolcissima malinconia?"
"La Natura incarna tutta la bellezza e la bontà sconfinata del suo Artefice. Questo splendido paesaggio montano è un invito alla vita modesta e semplice, così tanto preferibile alle scene movimentate e brillanti della vita mondana, che ottiene, ahimé, il favore del mondo. Sciocco è l'uomo che non comprende quanta felicità si può trarre dalla vista di un cedro la cui chioma fluente è accarezzata dal soffio amico del vento, o dallo sguardo luminoso della vacca al pascolo, ben più eloquente di molte inconcludenti chiacchiere da salotto..."

Ecco. Potete ben immaginare, dunque, quale infinito supplizio abbia dovuto patire prima di conoscere finalmente la verità: intolleranza al lattosio del 40%, intolleranza ai classici prolissi e ripetitivi del 40% e intolleranza al genere umano dell'80%. D'altronde l'ho sempre detto: su dieci persone, me ne stanno sulle scatole undici. Fortunatamente per la mia vita sociale, la mia prima impressione è spesso sbagliata, perciò riesco quasi sempre a recuperare almeno sette delle sopracitate dieci...

venerdì 30 novembre 2012

Ma che c'è Surreal Time? #4 - Cambio canale...disperatamente

Per arredare casa, meglio il bianco e nero di Paola o i colori psichedelici di Barbara? 
Ogni volta che Real Time trasmette Cerco/Vendo casa... disperatamente, io cerco il telecomando altrettanto disperatamente. Nutro una profonda ammirazione per chiunque sia riuscito a vederne un episodio intero. A farmi desistere sono bastati i siparietti tra Paola Marella e i suoi collaboratori. Ho intravisto per mesi vecchie repliche in cui non faceva altro che flirtare spudoratamente con l'architetto Luca Cabassi, neanche fossero la tata e il signor Sheffield. Che poi Luca più che un esperto di divani e lampadari, si direbbe appena uscito dalla lampada di Aladino o da un flacone di Mastro Lindo Sgrassatore. 
Mi struggo dalla voglia di sapere se la nostra bicromatica mediatrice immobiliare continui a fare piedino sotto la scrivania anche ai nuovi architetti, ma se per saperlo devo sorbirmi ristrutturazioni approssimative, macchie d'umido, colori improbabili alle pareti e Ra ta ta ta in loop, allora preferisco tenermi la curiosità. 

Ecco i numerosi personaggi dello spettacolo che si sono ispirati a Paola Marella per le
loro chiome bicolore. Rogue è stata recentemente citata per plagio dalla conduttrice.
In passato il motto era "a letto dopo Carosello", oggi "a nanna dopo due secondi di Paint your life", programma estremamente soporifero, anche noto come l'Art Attack per adulti. E quando dico "per adulti" non intendo "a luci rosse", perché niente a questo mondo è meno sexy della salopette bianca della flemmatica Barbara Gulienetti, che ha sempre l'aria tramortita di una che ha sniffato vernice per ore. Lei e gli spettatori del suo programma fanno a gara a chi perde conoscenza per prima. D'altronde è normale perdere un po' di contatto con la realtà quando si trascorrono pomeriggi interi a spennellare pareti con i tutti i colori dell'arcobaleno e creare inutili trompe l'oeil.
Da quando l'ho vista deturpare un pianoforte tingendolo di blu elettrico e coprendolo di spartiti in decoupage, non ho più avuto il coraggio di guardarla.
Senza  contare quella volta che trasformò la specchiera del bagno in una scrivania. Bellissima. Peccato che non ci entravano neanche le braccia.
Ma infondo non importa se gli oggetti siano funzionali o no, ciò che conta è che sembrino fatti da un bambino in età prescolare e che facciano lacrimare gli occhi.
"Io lo trovo bellissimo" commenta alla fine di ogni creazione. "Non è meraviglioso?"
Fortunatamente per lei non può sentire la mia risposta. Intanto, da qualche parte, un interior designer muore di dolore.
Dimenticavo che Barbara presenta anche Com'è fatto, il programma concepito per intrattenere i pedanti professori di educazione tecnica di tutta la nazione. Me lo immagino incollato al televisore, il mio professore, con l'unghia del mignolo più lunga delle altre per indicare meglio gli errori sulle proiezioni ortogonali dei suoi imprecisi alunni... me lo immagino perfettamente, ipnotizzato davanti alla catena di montaggio dei cotton fioc, con un rivolo di bava che gli pende dalla bocca.

martedì 27 novembre 2012

Pubblicità insopportabili #14 - Enfants prodige

Premialo con Haribo!
(Raccomandato da 9 madri di bambini prodigio su 10)
Se c'è una cosa delle pubblicità che proprio mi scalda il cuore, sono gli attori bambini assoldati al servizio del mefistofelico esercito del consumismo. Da fuori potrebbero anche sembrare dei bambini veri, con caschetti biondi e sbarazzini, lentiggini, occhietti lucenti e dentini da latte che affondano in soffici brioches al cioccolato, ma in realtà sono creature finemente addestrate a farci bene qualunque tipo di idiozia.
I bambini senza dubbio più surreali della televisione sono quelli che popolano le idilliache scene campestri della Mulino Bianco. Più che "il mulino che vorrei", i pubblicitari hanno pensato a "il bambino che vorrei", cioè un adulto in formato tascabile, con tanto di interessi e ossessioni tipici dell'età matura.


Per esempio, l'irritante bambino lentigginoso assaggia un biscotto preparato con amore da Antonio Banderas ed esclama: "Mmm.. che buoni signor mugnaio, ma come li fa?"
Ma come "come li fa?"! Ma stiamo scherzando?
A un bambino normale non gliene frega una macina di come si fanno i biscotti, nè tanto meno della provenienza delle uova. Un bambino normale è troppo impegnato a imbottirsi le guance come uno scoiattolo per chiedere con aria scettica se le colleghe della gallina Rosita siano allevate a terra oppure no.
Senza contare poi la bimbetta che afferma, tronfia: "Non lo mangio perchè è buono... lo mangio perchè è sano." E qui mi parte la pernacchia in automatico.
Restituite a questi bambini la loro infanzia!
Certi piccoli attori vanno persino oltre, arrivando a inscenare dialoghi inintellegibili degni di Samuel Beckett. Mi riferisco al simpatico bambino pugliese che duetta con Alessandro Gassman nei panni di un cameriere nella nuova pubblicità di Ferrarelle. Innanzitutto, fossi nel grembiule di Alessandro, esordirei con un: "Fuori dalla mia cucina." In secondo luogo, per quanto abbia visto e rivisto questo spot, non riesco ancora a capire il senso della sua comicità. A parte l'intrinseca simpatia du criatur, non capisco perchè dovrebbe mentire sul nome, dichiarando di chiamarsi Mario e poi rivelarsi Robertino, se questo è il suo vero nome.
Avanguardia pubblicitaria.


Decisamente pià basse le aspettative di Haribo riguardo l'infanzia. Nell'ultimo spot della nota ditta di dolciumi (che non sono riuscito a trovare su YouTube), la mamma decide di premiare con orsetto alla frutta il suo bambino, che ha appena ricevuto un "Bravo" dalla maestra.
Di fronte a questa scena molte mamme della mia famiglia - decisamente più esigenti - hanno storto il naso. E' vero che chi si accontenta gode... però!
Un "bravo" non è una valutazione così entusiasmante da festeggiare con una caramella gommosa. Un "Bravissimo, semplicemente eccezionale!!! Puoi chiedere a tua madre a quale banca del seme si è rivolta?!" scritto a penna rossa sul compito in classe suona decisamente meglio.
E poi magari un pacco intero di Haribo per essersi laureato con "110 e lode con pomiciata accademica."

venerdì 23 novembre 2012

Ma che c'è Surreal Time? #3 - Trucco e parrucco

Tabatha Mani di Forbice e Clio Pel di Pesca a confronto: chi la spunterà?
Aspettando con ansia il nuovo, imperdibile palinsesto natalizio di Real Time, che vanterà entusiasmanti tutorial festivi come Merry Christmas con Csaba, ho deciso di dedicare qualche minuto della mia giornata al dileggio gratuito di due celebri protagoniste del nostro canale preferito, entrambe con nomi improbabili, anche se mai quanto quello di Csaba Dalla Zorza (il nome mi fa pensare alla rampolla di un'antica casata nobiliare... di un altro pianeta. Ma chi era il suo padrino al battesimo? Dart Fener?)


Parlando di guerre spaziali, ultimamente l'idilliaco mondo di Real Time è stato invaso da una tenebrosa presenza, una creatura vagamente (e sottolineo vagamente) umanoide, ma di chiara ascendenza venusiana, se consideriamo il volto serpentesco, le labbra sottili, gli occhi ridotti a fessure e la lingua biforcuta. Alcune voci indiscrete la vogliono figlia illegittima di Lord Voldemort e della sua serpentessa Nagini, oppure di un'iguana (pare infatti che i suoi corti capelli biondo platino si sollevino da soli come la cresta di tale rettile.) Una cosa è certa: dev'essere uscita da un uovo.
Il suo nome è Tabatha, ed è qui sostanzialmente per terrorizzarci a morte con i suoi sguardi assassini e le sue scarpe tempestate di cristalli di criptonite nera. Ah, e ogni tanto aiuta parrucchieri ed hair-stylist con un diavolo per capello a rimettere in sesto i loro saloni di bellezza, sempre ammesso che non sia impegnata a scorazzare a bordo della sua navicella spaziale (mascherata da macchina da scontro) o a vomitare sostanze tutt'ora oggetto di studio da parte della NASA. Mi riferisco al liquido viscoso e bianco che rigurgita con eleganza innata nello spot del suo programma, che spero vivamente sia gelato alla vaniglia. Ironica la scelta di Mi manchi come solonna colora, tra l'altro.


Dopo averla vista sfilare per New York per settimane e settimane, vestita come Ugly Betty e truccata come una drag queen di Priscilla - la regina del deserto, è tornata anche Clio ("Il trucco c'è, ma non si vede e fa pure un po' schifo") per convincere le donne italiane a finirla con il look "acqua e sapone" e aiutarle a conciarsi come un ara macao.
Pare che in questa nuova stagione abbia abbandonato la domanda (cafona) che riservava a tutte le sue "assistite", ovvero "Ma ti ricordi com'eri prima?"
Nessuna di loro però ha mai dato la risposta giusta: "Meglio di te sicuramente, sottospecie di cocorita."
Per fortuna la nostra Clio non ha rinunciato alle ricette del suo angolo di cosmesi fai-da-te: "Bene, ragazze, oggi vi mostro come preparare un ottimo fondotinta fatto in casa! E' semplicissimo: vi occorrono solo 20 gr. di polvere di cristalli di tortveitite, un cucchiaio di olio di semi di agnocasto, un pizzico di bicarbonato, una pietra filosofale, una spruzzata di pus di yeti, una radice di yateveo, due gocce di Chemical X e, naturalmente, butyrospermum parkii in quantità. E voilà, cotto e spalmato!"
E che ci vuole?

Tra pochissimo, direttamente dal canale 31, altre due protagoniste vi aspettano per una nuova puntata di Ma che c'è Surreal Time?!

venerdì 9 novembre 2012

"Due storie sporche" di Alan Bennett

Due storie sporche
di Alan Bennett, Adelphi,
134 pg., 16,0 €

 
Le statistiche del mio blog mi hanno avvertito: le recensioni letterarie sono i post meno letti in assoluto. Un po' mi dispiace, ma non per questo ho intenzione di smettere di scrivere di libri. E a volte è anche bello rimanere in pochi, no? Perciò mi rivolgo direttamente a voi, che siete andati oltre i primi due righi... cosa fate lì, così lontani? Avvicinatevi. Dobbiamo stare viscini viscini. Mettiamoci in cerchio, come le vecchiette che spettegolano, sedute sull'uscio di casa, nelle notti estive. Ho appena messo a bollire un po' d'acqua per il rooibos, vi va una tazza?
Dovrebbero esserci altre due sedie laggiù.
Ecco che si riunisce questo nostro piccolo circolo letterario. Possiamo finalmente rilassarci: tanto siamo in pochi.
E' l'atmosfera ideale per scambiare segreti e confidenze, no?
A proposito, sono giunte anche a voi delle strane voci sul conto di Mrs Donaldson? Vedova, sulla cinquantina... sì, esatto, proprio lei: quella che fa la paziente simulata in ospedale.
Davvero non ne sapete nulla?
Pare che abbia affittato una stanza a una coppia di studenti di medicina. Sulla ventina, all'apparenza due ragazzi tranquilli, ma... sì, ecco qui lo zucchero. Sapete, dicono che il rooibos non vada zuccherato, ma io proprio non ci riesco. Non so farne a meno. Ieri stavo quasi per zuccherarmi il pediluvio. Sì, grazie, cara, è stato un ottimo consiglio.
E poi non si fa altro che parlare del giovane Forbes e del suo matrimonio. Sua madre è livida, naturalmente. Schiferebbe anche Venere in persona se si offrisse di diventare sua nuora. Non fa che lamentarsi di quella povera ragazza. Anche se... di bruttina, è bruttina, diciamolo. E' parso strano anche a me che un ragazzo bello, intelligente e raffinato come Graham abbia anche solo degnato di uno sguardo una come Betty, figuriamoci sposarla!  Dev'esserci qualcosa di losco sotto. Ma sapete com'è, quella Mrs Forbes... non si sbottona facilmente. Suo figlio, invece... quando si tratta di sbottonare qualche...
Vi dico solo quello che so... non conosco i dettagli. Ma c'è una persona che sicuramente saprà raccontarvi tutto, ed è Alan Bennett. "Lo scrittore più amato della Gran Bretagna", autore della pruriginosa Mrs Donaldson ringiovanisce e delle funamboliche menzogne familiari di Mrs Forbes non deve sapere, ovvero le Due storie sporche di cui parlavamo. Nessuno meglio di lui riesce, con indulgente ma irresistibile ironia, a raccontare incredibili scene di vita borghese, spiando tutto dal buco di una serratura.
Ah, non vi preoccupate per le tazze sporche. Lasciatele lì. Le lavo io più tardi. Rimaniamo a chiacchierare ancora un po'... altro rooibos?

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